L'ultimo giorno di scuola arrivò più velocemente di quanto avessi voluto. Mi ero abituata alla routine di Hogwarts, ai suoi segreti, alle sue ombre. Eppure, nonostante tutto, c'era un peso dentro di me che non riuscivo a scrollarmi di dosso: il ricordo della Camera dei Segreti e quello che avevo visto lì, la visione di mio padre, l'anima di Voldemort, che continuava a tormentarmi. Avevo deciso di non parlarne con nessuno, nemmeno con Harry, Ron o Hermione. Le sue parole non sarebbero mai riuscite a placare il terrore che mi riempiva il cuore. Non avrei mai potuto dire a loro, nemmeno a Thomas, chi fosse veramente il mio padre, e quanto profondamente il legame con lui fosse radicato nella mia vita.
Nel treno per tornare a casa, il rumore dei binari che scivolavano veloci sotto di noi era l'unico suono che mi accompagnava, a parte il sussurro dei miei pensieri. Mi trovavo seduta tra Thomas e Draco, che chiacchieravano come se nulla fosse accaduto, come se quel mondo oscuro che avevamo lasciato a Hogwarts non avesse mai avuto nulla a che fare con loro.
Thomas mi guardò per un momento, come se avesse avvertito qualcosa di strano in me, ma poi tornò a parlare con Draco, senza insistere. Entrambi sembravano più leggeri, più spensierati, mentre io mi sentivo sempre più oppressa dalla consapevolezza che, una volta arrivata a Villa Riddle, sarei dovuta tornare faccia a faccia con mio padre. Non c'era scampo da lui. Non c'era scampo dalla paura che mi stringeva il petto ogni volta che pensavo a lui.
Draco, seduto davanti a me, lanciò uno sguardo di sfida a Thomas, ma poi si rivolse a me con un sorriso ironico. "Questa vacanza sarà interessante, vero? La villa di famiglia ti aspetta, Megan. Chissà come sarà." La sua voce era pervasa di un divertimento beffardo, come se sapesse che la mia situazione non era poi così semplice, ma volesse comunque tirarmi dentro il suo mondo di giochi e ostentazione.
Non risposi subito. La sua battuta, come tante altre, mi colpiva in modo superficiale, ma il mio pensiero era fisso su una sola cosa: mio padre, che mi aspettava a casa, con il suo sguardo gelido, con la sua presenza opprimente.
Thomas sembrava più sensibile al mio silenzio. "Megan..." disse, la sua voce più calma. "Sai che non sei sola. Se hai bisogno di parlare..." Ma si fermò, come se temesse di dire troppo, o di farmi aprire una porta che non ero pronta ad aprire.
Gli lanciai uno sguardo breve, senza parole, ma il mio cuore aveva già preso una decisione. Non avrei mai potuto rivelargli tutto. Non avrei mai potuto raccontargli cosa significava essere la figlia di Voldemort. Non avrei mai potuto rivelare quanto la paura mi consumasse, quanto il mio passato mi definisse.
Il viaggio sembrava durare un'eternità, e il pensiero di tornare a Villa Riddle mi opprimeva, ma non c'era altro da fare. Ormai, avevo accettato che non c'era via di fuga.
Quando il treno si fermò alla stazione, il brusio dei compagni di scuola si mescolò al suono delle valigie che venivano fatte rotolare sui binari. La piattaforma sembrava più buia del solito, come se il mondo stesso avesse rallentato per darmi un'ulteriore occasione di scappare. Ma non c'era scampo.
Una carrozza nera, elegante e imponente, stava aspettando appena fuori dalla stazione, con il suo cocchiere che sembrava un'ombra, immobile accanto ai cavalli dal manto lucido. La carrozza era troppo grande per me, troppo grande per tutto ciò che rappresentava. Le sue ruote lucide brillavano sotto la luce fioca, e il suo aspetto austero e sinistro pareva assorbire tutta la luce intorno.
Non appena il mio sguardo cadde su quella carrozza, il mio cuore fece un salto nel petto. Non avevo il coraggio di guardare Thomas, ma sapevo che anche lui avrebbe capito senza bisogno di parole. Era tutto troppo reale, troppo vicino. Non avevo mai pensato di dover tornare lì, di dover affrontare ancora una volta quella casa, quel mondo che mi schiacciava ogni volta che pensavo di poterlo sfuggire.
"Signorina Riddle," disse il cocchiere con un'inclinazione del capo, quasi con una riverenza che mi gelò il sangue nelle vene.
Thomas si alzò accanto a me, il suo sguardo più preoccupato del solito. Mi fissò, ma non disse nulla. Probabilmente anche lui sapeva quanto mi sarebbe costato salire su quella carrozza.
Con un respiro profondo, feci un passo in avanti, senza voltarmi verso di lui. Il rumore dei miei passi sul pavimento della stazione sembrava assordante. Salimmo entrambi nella carrozza, e la porta si chiuse silenziosamente dietro di noi, come se l'intero mondo fosse rimasto fuori. Il viaggio verso Villa Riddle non era solo un ritorno fisico, ma un viaggio più profondo, verso una realtà che non avevo mai voluto affrontare completamente.
La carrozza si mosse lentamente, e il paesaggio familiare scomparve dietro di noi, lasciandomi in balia dei miei pensieri. La villa era vicina, e con ogni chilometro che passava, sentivo il peso del destino avvicinarsi. Non c'era via di scampo.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
