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Merlino. Un nome leggendario, inciso nella storia e mai scalfito dal tempo. Tuttavia, persino i maghi più grandi hanno bisogno di una pausa, e il celebre stregone non fece eccezione. Si sposò con una nobile strega asiatica, e dalla loro unione nacquero due figlie: Maddison, la mia eccentrica zia, e mia madre, Megan.

Mio padre, anch'egli discendente da una famiglia purosangue, accolse con entusiasmo l'idea di una nuova generazione di maghi... almeno fino alla mia nascita. Perché è proprio con me che scoppiò la rivoluzione di famiglia.

Mentre tutti gli altri rampolli delle casate magiche venivano spediti a Hogwarts, io fui condannata a un'esistenza da comune mortale. Una scuola babbana a Londra, tra penne a sfera e lavagne elettroniche, mentre mio nonno si arrogava il compito di impartirmi lezioni di magia nel più totale isolamento. Per mantenere il segreto, la nostra famiglia si rifugiò in una villa lontana dal mondo, poi in un'intera isola. Il nonno, si sa, ha un talento per gli eccessi.

Integrare? Fare amicizia? Un'impresa titanica quando metà della tua esistenza è un segreto di stato. Alla fine, ho un solo amico: James Jonson. Non fa domande, non invade il mio spazio, e soprattutto non sospetta nulla. Perfetto.

La gita scolastica è programmata da mesi. Il solito tour tra storia e noia, ma è comunque un'occasione per staccare dalla routine. Papà mi accompagna nella piazza del ritrovo, dove gli studenti della signora Cool stanno già radunandosi.

Riconosco James subito, merito del suo zaino spropositato. Sembra che abbia deciso di portarsi dietro l'intera casa, per sicurezza.

"Pronto per la gita?" gli chiedo, cercando di infondergli un po' di entusiasmo.

"A dire il vero, preferirei restare a casa a dormire. Con questo tempo..." scruta le nuvole nere con aria funerea.

"Oh, andiamo! È solo nebbia. Sono le otto del mattino, tra poco si dirada." Ah, la mia incrollabile fiducia nella meteorologia londinese.

Saliti sull'autobus rosso a due piani, scelgo senza esitazione il posto più ambito: l'ultima fila.

James mi lancia uno sguardo di puro disprezzo. "Davvero dobbiamo sederci qui?"

"Certo! La parte migliore della gita è il viaggio. E poi, vuoi davvero stare davanti con i secchioni?"

Con un rassegnato sospiro, si lascia trascinare (insieme al suo zaino formato trasloco) fino al posto accanto a me.

Mentre la professoressa Cool snocciola il solito sermone ("Non fumate, niente alcol, non mangiate sul bus, bla bla bla..."), io tiro fuori il mio termos.

"Caffè?"

James mi guarda perplesso mentre estraggo due tazzine di porcellana, piattini, un vassoietto e una selezione di biscotti preparati da mia madre la sera prima.

"Non capisco ancora come tu riesca a infilare tutta questa roba in uno zaino così piccolo."

"Organizzazione," mento con nonchalance. In realtà, è tutta opera di un incantesimo d'estensione che mio nonno mi ha insegnato da bambina. La magia: l'arte di risolvere problemi logistici senza sforzo.

Il viaggio procede come previsto. Il che significa noia assoluta. Fino a quando l'autobus inizia a tremare.

Non una vibrazione normale. Qualcosa di innaturale.

Guardo fuori dal finestrino. Nero.

Non la solita Londra grigia e piovosa. Un nero assoluto, inquietante. Non è la prima volta che vedo qualcosa di simile. Dissennatori? No, non c'è quella sensazione di gelo e disperazione che li accompagna. Ma qualunque cosa sia, non promette nulla di buono.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora