5 anni dopo

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La neve continua a cadere silenziosa sulla tomba di mamma, un manto bianco che sembra inghiottire tutto intorno. Remus mi tiene stretta la mano, come se avesse paura che possa allontanarmi nel buio della notte. La sua presa è ferma, ma delicata, come a proteggermi da qualcosa che non posso nemmeno vedere. La casa, il motel in cui viviamo, è lontano, ma ogni anno, alla notte di Halloween, mi porta sempre qui, in questo posto che sa di polvere e desolazione. Un ricordo che non riesco a scacciare, come la neve che copre tutto, persino i pensieri.

"Remus?" lo chiamo, la mia voce stridula interrompe il silenzio che ci circonda. "Com'è morta mamma?" chiedo, nonostante sappia già la risposta. È una domanda che mi faccio ogni anno, una domanda che non cambia mai. Ma quella sera, come le altre, sento il bisogno di sentire le parole che mi legano al suo ricordo.

"Un terribile incidente, successe proprio oggi, sei anni fa," mi risponde, il suo tono grave ma gentile. "Ti voleva tanto bene, Megan."

Le sue parole sono come un velo che si posa sulla mia anima, ma non è abbastanza. Non è mai abbastanza. Voglio sapere di più, ma non c'è altro da dire. La neve continua a cadere, coprendo ogni cosa con un silenzio che mi soffoca.

"Ho freddo," sussurro, come se il gelo della neve fosse qualcosa che sento dentro di me, un freddo che non se ne va mai.

"Andiamo a casa," mi risponde Remus con un sorriso che cerca di scaldarmi, ma non ci riesce. Quel sorriso, gentile e rassicurante, è come una promessa che so che non potrà mai mantenere.

Mi prende in braccio con una forza che non avrei mai pensato potesse appartenere a qualcuno come lui. La sua presenza mi rassicura, ma il pensiero che questo sia tutto ciò che ho, che non ci sia altro, mi fa sentire più sola di quanto avrei mai voluto ammettere. Un battito di ciglia e siamo nel motel, quel posto che odio con tutto me stessa. Ogni angolo di quella stanza mi ricorda la povertà, la miseria, quella sensazione di non appartenere a nulla. Mamma dev'essere stata povera, e papà... chi sa chi fosse. La mia vita sembra destinata a ripercorrere la loro, una condanna che non posso sfuggire.

"Megan," mi chiama Remus, come se avesse letto i miei pensieri. "Si?" rispondo, la mia voce più debole di quanto vorrei. "Le somigli molto," mi dice, e il suo sorriso è quello di chi cerca di trovare qualcosa di bello in mezzo a tutto questo. Eppure, quella frase mi colpisce come un pugno. Le somiglio? Ma in cosa? In quella povertà che ci legava? In quel destino che non posso cambiare?

Mi fermo un attimo a riflettere, ma la risposta non arriva. Remus mi guarda, un sorriso triste ma affettuoso sul volto, e io non so se dovrei essere felice o arrabbiata. La verità è che non so nemmeno chi sono più, in questo mondo di specchi rotti e sogni infranti.

La neve fuori sembra non voler smettere di cadere. E io mi sento sempre più piccola.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora