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Il mattino seguente, l'atmosfera a Hogwarts era più cupa del solito. Un silenzio pesante sembrava incombere sui corridoi, mentre gli studenti si sussurravano l'uno all'altro, cercando di capire cosa fosse successo. Io, come gli altri, non potevo fare a meno di notare il cambiamento nel comportamento dei professori e degli studenti. Eravamo tutti in uno stato di allerta, il respiro trattenuto, come se stessimo aspettando il peggio.

Nel corridoio principale, un gruppo di studenti si era radunato intorno a una porta, mormorando tra loro. Mi avvicinai con passo incerto, il cuore che batteva più forte ogni secondo. Poi, quando riuscì a intravedere la scena all'interno, il mio stomaco si contrasse.

Colin Creevey, il giovane fotografo della scuola, giaceva immobile sul pavimento, gli occhi spalancati ma privi di vita. Era stato pietrificato, come la gatta di Mrs. Norris prima di lui. La sua fotocamera, ancora stretta tra le mani, era la sola cosa che sembrava in qualche modo disturbare quella scena surreale.

Mi sentii come se fossi stata colpita da un pugno allo stomaco. Non riuscivo a capire come fosse possibile che un'altra vittima fosse stata colpita da quella stessa terribile maledizione. Ma la cosa che mi terrorizzava di più era che Colin non era l'unico. La Camera dei Segreti si stava aprendo di nuovo, e io ero intrappolata in tutto questo, senza poter fare nulla.

Mi guardai intorno, cercando di trovare una soluzione o almeno una spiegazione. Draco era lì, con la sua solita aria di superiorità, ma anche lui sembrava turbato. "Vediamo se la prossima volta toccherà a qualcuno che conta davvero," disse con un ghigno, guardando il corpo di Colin con disprezzo.

Quella battuta mi fece rabbrividire, eppure non riuscivo a fare a meno di notare la stranezza del suo comportamento. Non sembrava troppo sorpreso, né particolarmente preoccupato, quasi come se fosse abituato a vedere cose del genere. Ma c'era qualcosa di diverso in lui, qualcosa che mi dava una strana sensazione di inquietudine.

Thomas, che stava al mio fianco, mi guardò con occhi tristi ma determinati. "Siamo tutti in pericolo," mormorò. "Non possiamo continuare a ignorare quello che sta accadendo."

Mi sentii presa in un vortice di emozioni contrastanti. Da un lato, la paura per ciò che stava accadendo a Hogwarts, dall'altro, la sensazione che fossi intrappolata in un destino che non potevo controllare.

Con Colin ora pietrificato, il mistero si faceva più oscuro e profondo. Chi o cosa stava liberando il mostro della Camera dei Segreti? E, soprattutto, perché?

Mi avvicinai a Harry di nascosto, cercando di non farmi notare da Draco e dai suoi amici, che continuavano a mormorare tra loro. L'atmosfera era pesante, carica di tensione, e più passava il tempo, più la paura cresceva.

"Harry," sussurrai, avvicinandomi al suo fianco mentre si trovava nella hall. La sua espressione era tesa, ma sembrava sollevato nel vedermi. Mi fece cenno di seguirlo in un angolo più nascosto della scuola, lontano dalle orecchie indiscrete.

"Che succede?" chiese, abbassando la voce. "Hai visto quello che è successo a Colin?"

Annuii, incapace di nascondere il mio sgomento. "Sì... è terribile," dissi, cercando di sembrare calma, anche se il mio cuore batteva all'impazzata. "Ma... Harry, cosa sta succedendo? Chi sta facendo tutto questo?"

Harry sembrò esitare per un attimo, lo guardai con attenzione, ma poi rispose in un sussurro.

"Non lo so," disse, scosso. "Ma credo che la Camera dei Segreti sia stata aperta di nuovo. E penso che... che qualcuno stia cercando di uccidere gli studenti."

Sentii un brivido lungo la schiena. Non volevo crederci, ma ogni parola che Harry diceva sembrava avere un senso. C'era un pericolo reale, qualcosa che nessuno sembrava in grado di fermare.

"Ma cosa possiamo fare?" chiesi, quasi senza speranza.

Harry guardò intorno a noi, accertandosi che nessuno ci stesse ascoltando. "Dobbiamo scoprire cosa sta succedendo. Chi o cosa ha aperto la Camera dei Segreti. Io... ho qualche idea, ma non posso farlo da solo. Mi serve aiuto."

Mi guardò intensamente, come se stesse cercando di leggere la mia espressione. "Tu sai qualcosa che noi non sappiamo? Qualcosa di importante?"

Feci un respiro profondo. Non potevo dirgli tutta la verità. Non ancora. Sapevo di più di quanto avessi detto, ma non era il momento giusto. La mia lealtà, anche se confusa, era ancora dalla parte di chi mi aveva cresciuto, e non sapevo nemmeno se avrei mai potuto fidarmi completamente di lui.

"Non... non so ancora cosa pensare," risposi con sincerità, ma c'era qualcosa nei miei occhi che Harry colse. Forse era la paura, forse la confusione. "Ma sono qui per aiutarti."

Harry annuì, la sua espressione si fece più determinata. "Dobbiamo fare attenzione. Non possiamo farci scoprire."

"Lo so," dissi, e in quel momento, qualcosa dentro di me sembrava spezzarsi. C'era troppa oscurità intorno a me, e più cercavo di capire, più mi rendevo conto che ero intrappolata in un gioco che non avevo mai voluto giocare.

"Attento, Harry," aggiunsi, con un filo di voce. "Ti informerò se scopro qualcosa."

Con un ultimo sguardo d'intesa, ci separammo, ma dentro di me, il dubbio e la paura si facevano sempre più forti. Cosa avremmo trovato, cercando la verità? E quanto più pericoloso sarebbe diventato tutto questo?

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