La notte era scesa su Hogwarts come un velo scuro e silenzioso, e l'atmosfera intorno al castello sembrava essere sospesa in un'ombra densa. Avevo preso la forma del drago, non solo per nascondermi, ma per sentire la libertà che mi sfuggiva ogni giorno. Ogni battito d'ali mi ricordava quanto fossi lontana dalla mia vita precedente, da ciò che conoscevo, ma anche quanto ero vicina a diventare qualcosa che non avrei mai voluto essere.
Vola, mi dicevo. Fuggire, scappare da tutto e da tutti. Ma le parole di Merlino e il peso della bacchetta di cristallo pesavano su di me come catene invisibili.
Svolazzavo sopra il castello, sentendo le correnti fredde della notte lambire la mia pelle di drago. La vista dall'alto era mozzafiato, con le luci delle torce che brillavano debolmente nel cortile e il castello che sembrava un'enorme ombra avvolta da nebbia. Una parte di me desiderava scappare via, lontano da questo posto che ora sembrava un carcere dorato, ma un'altra parte sapeva che non avevo altra scelta che tornare.
Sapevo che dovevo affrontare quello che avevo lasciato indietro, le persone che avevo ferito, e la mia stessa identità che mi sfuggiva tra le mani. Non potevo più fuggire dalla mia eredità. Non potevo più ignorare quello che era successo, e ciò che avevo scelto di diventare.
Mi abbassai lentamente, avvicinandomi alla torre più alta. Atterrai leggermente nel giardino, coperto di neve, e immediatamente sentii la tensione nell'aria. Hogwarts, con tutte le sue leggende, i suoi segreti, e le sue tradizioni, era pronta ad accogliermi di nuovo. Ma io non ero più la stessa ragazza che era partita. Il mio corpo e la mia mente erano cambiati, modellati da qualcosa che non avevo mai voluto diventare.
Mi trasformai di nuovo nella mia forma umana. Il drago era scomparso, lasciandomi in piedi sulla terra fredda, la bacchetta di cristallo stretta tra le mani. Mi incamminai lentamente verso l'ingresso principale del castello, i miei passi silenziosi sulla neve che scricchiolava sotto i miei piedi. Ogni angolo sembrava nascondere una nuova minaccia, ogni passo che facevo era carico di una paura sconosciuta che mi stringeva il petto. Ma dovevo affrontare tutto.
L'ingresso di Hogwarts si aprì lentamente davanti a me, le porte che scricchiolavano mentre mi accingevo a entrare. Una volta dentro, la familiarità dei corridoi mi assalì, ma non c'era più alcuna pace in quei luoghi. Il castello che una volta consideravo casa ora sembrava straniero.
Sapevo che avrei dovuto affrontare chiunque mi stesse cercando, ma avevo bisogno di un momento per pensare, per respirare. Così mi diressi verso la sala comune, dove tutto era tranquillo, come se il mondo fuori avesse smesso di esistere per qualche ora. Eppure, mentre camminavo, il peso delle scelte che avevo fatto continuava a schiacciarmi.
"Non c'è via di fuga", mi ripetevo mentre attraversavo il castello, "non c'è via di fuga."
Quando arrivai alla sala comune, l'atmosfera era stranamente calma, ma la mia mente era lontana, tormentata dai pensieri. Non avevo alcun posto dove nascondermi, nessun angolo dove trovare rifugio. Solo una persona mi sembrava in grado di aiutarmi, di farmi sentire meno sola in questo mare di caos. Remus.
Era tardi, la maggior parte degli studenti dormiva, ma la luce della sua stanza sotto la torre dei professori era accesa. Il cuore mi batteva forte mentre mi avvicinavo alla porta della sua camera. Non sapevo bene cosa cercavo, ma avevo bisogno di parlare, di sfogarmi con qualcuno che mi conoscesse, qualcuno che non mi giudicasse per quello che stavo diventando.
Dopo aver bussato con cautela, la porta si aprì lentamente, e mi trovai davanti Remus, che sembrava sorpreso di vedermi.
"Megan?" chiese, la voce ancora assonnata ma preoccupata. "Cosa ci fai qui a quest'ora?"
Non riuscivo a dire nulla per qualche secondo, il respiro troppo affannoso. La sua presenza era familiare, eppure in quel momento sembrava distante. Avrei voluto abbracciarlo, ma la confusione che mi assaliva era troppo forte.
"Ho bisogno di parlare," riuscii finalmente a dire, la voce tremante. "Ho fatto qualcosa... che non so come controllare. E non so cosa fare."
Remus fece un passo indietro, invitandomi ad entrare. Senza dire una parola, mi sedetti sul bordo del suo letto, cercando di calmarmi. L'aria nella stanza sembrava più pesante del solito, come se anche lui percepisse la tensione che mi opprimeva.
"Parla, Megan," disse infine, prendendo posto accanto a me. "Cosa sta succedendo? Perché sei così turbata?"
A quel punto, la barriera che avevo costruito dentro di me si ruppe. Senza pensare, iniziai a raccontargli tutto: della bacchetta, della mia trasformazione, della mia paura di diventare come mio padre, di come mi sentissi intrappolata in una vita che non avevo scelto. Ogni parola che usciva dalla mia bocca sembrava un peso che mi sollevava, ma allo stesso tempo mi sentivo vulnerabile, come se stessi mostrando una parte di me che non avevo mai voluto rivelare.
Remus mi ascoltò in silenzio, il suo sguardo serio ma anche pieno di una comprensione che mi fece sentire meno sola. Quando smisi di parlare, rimase immobile per qualche istante, come se stesse riflettendo su ciò che avevo detto.
"Megan, non puoi permettere che la paura definisca chi sei," disse infine, la sua voce morbida ma ferma. "Quello che sei è molto più di ciò che ti è stato imposto. Non sei tuo padre. E non dovrai mai diventarlo."
Non risposi subito, cercando di assorbire le sue parole. Le sue parole erano calde, ma non riuscivano a cancellare la paura che mi tormentava dentro. Il timore che quella bacchetta, quella maledizione, fosse troppo forte per me, che la sua potenza mi stesse lentamente consumando, mi straziava.
"Ma non posso controllarla, Remus," dissi infine, la voce rotta. "Ho paura di perdere me stessa. Di diventare come lui, come Voldemort."
"E non lo diventerai, Megan," disse con calma, posando una mano sulla mia. "Sei più forte di lui. E se non lo credi, io sono qui. Non devi farlo da sola."
Sentii una piccola parte di me tranquillizzarsi, anche se la battaglia dentro di me non era ancora finita. Remus non aveva risposte facili, ma la sua presenza era più rassicurante di qualsiasi parola. Mi fece sentire come se, in qualche modo, potessi ancora scegliere chi essere, nonostante il peso della mia eredità.
"Ma la bacchetta..." cominciai a dire, ma lui mi interruppe.
"Quella bacchetta ha il potere che tu le concedi. E tu non sei condannata a seguirla. Puoi scegliere il tuo cammino."
Mi guardò intensamente, come se volesse davvero che credessi nelle sue parole. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma forse, con il suo aiuto, avrei potuto trovare un modo per non essere inghiottita dal mio destino.
Mi alzai in piedi, con una sensazione di leggerezza che non provavo da molto tempo. "Grazie, Remus," dissi, cercando di forzare un sorriso.
"Non c'è bisogno di ringraziarmi," rispose lui, alzandosi a sua volta. "Quello che devi fare ora è guardare avanti. Non lasciare che la paura ti controlli."
Mi voltai verso la porta, pronta a tornare alla mia stanza, ma prima di uscire, mi voltai un'ultima volta verso di lui.
"Non voglio essere come lui, Remus," dissi con voce decisa. "Farò di tutto per non diventarlo."
Lui mi guardò con una smorfia di approvazione. "Lo so, Megan. Lo so."
E con quel piccolo conforto, mi incamminai di nuovo nel corridoio, pronta a prendere in mano il mio destino.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
