67

9 0 0
                                        

La porta della mia camera si chiuse dietro di me con un rumore sordo, e il silenzio che la seguì sembrò quasi fisico. Mi accasciai sul letto, sentendo il peso della rabbia e della frustrazione pesare su di me. Non avevo voglia di sentire altro. Non volevo pensare a mio "padre", al suo potere, alla sua rabbia. La verità era che mi sentivo sola. Più sola che mai.

Mi guardai allo specchio sopra il comodino, e la persona che vidi mi sembrò distante, come se non fossi nemmeno io. Non ero mai stata così lontana da me stessa. Mi sembrava che tutto ciò che avevo provato a costruire, tutto quello che avevo cercato di diventare, si stesse frantumando sotto il peso di ciò che ero costretta a vivere. Non ero più una ragazzina che cercava di sopravvivere a Hogwarts. Ora ero una figlia del più potente e temuto mago oscuro, costretta a scegliere tra l'amore che desideravo e il peso della mia eredità.

Poggiai la testa tra le mani, cercando di calmarmi. Ma le lacrime non volevano uscire. Non potevo permettermi di piangere. Non più. Non per lui.

Il mio respiro si fece più pesante mentre mi sdraiavo sul letto, fissando il soffitto. La mia mente tornò a quell'incontro con lui, a quella discussione. Le sue parole mi ronzavano ancora nella testa. Ma quelle parole non significavano nulla. Non se venivano da una persona che mi aveva solo usata come strumento per i suoi scopi.

Tutti mi avevano usata. Non solo lui. Anche Thomas, Draco... forse, anche Remus. Ma nessuno di loro avrebbe mai compreso davvero cosa significasse essere me.

Un colpo alla porta mi fece sobbalzare. Mi alzai, ancora immersa nei miei pensieri, e mi diressi lentamente verso la porta. Quando l'aprii, mi trovai davanti Thomas.

Il suo sguardo era serio, i suoi occhi scrutavano i miei con una preoccupazione che non riuscivo a ignorare. "Posso entrare?" chiese, ma la sua voce aveva quel tono che mi faceva capire che non c'era scelta.

Annuii, facendo un passo indietro per lasciarlo entrare, senza dire nulla. Non volevo litigare con lui, ma allo stesso tempo non ero pronta a lasciarlo entrare completamente. Non ero pronta a perdonare nessuno.

Thomas chiuse la porta dietro di sé e si avvicinò al letto, sedendosi accanto a me. "Megan..." iniziò, ma si fermò, probabilmente cercando le parole giuste. "Voglio che tu sappia che..."

"Non voglio sentire nulla," lo interruppi, la voce spezzata dalla frustrazione. "Non voglio sentire scuse, non voglio sentire parole che non cambiano niente."

Lui mi guardò intensamente, come se volesse dire qualcosa, ma non parlò. Sembrava capire che in quel momento, qualsiasi cosa avesse detto sarebbe stata inutile. Rimase in silenzio per un po', la sua presenza confortante, ma allo stesso tempo distante.

Mi lasciai crollare indietro sul letto, il volto nascosto nel cuscino. "Non posso più fare finta che vada tutto bene, Thomas," sussurrai, le parole quasi soffocate. "Non posso più essere quella che loro vogliono che sia."

Non sentii la sua risposta subito. Sembrava riflettere sulle sue parole, poi si alzò e mi guardò. "Mi dispiace," disse infine, con voce bassa. "Mi dispiace davvero. Non volevo farti sentire così. Ma non puoi cambiare tutto da un giorno all'altro, Megan."

"Sai cosa?" risposi con amaro sarcasmo. "Non voglio nemmeno più provarci."

Thomas non aggiunse altro. Si voltò, avviandosi verso la porta. Quando stava per uscire, si fermò, senza girarsi. "So che non capisci ora. Ma ti prometto che... ci proverò. Per te. Sempre."

La porta si chiuse dietro di lui, lasciandomi ancora una volta sola con i miei pensieri. La rabbia montava dentro di me, mescolata alla tristezza e alla paura. Perché, alla fine, non sapevo più chi ero.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora