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La porta del dormitorio di Serpeverde si aprì con un cigolio, e subito sentii il brusio di voci femminili. Non ero del tutto preparata a condividere una stanza con altre ragazze, ma d'altra parte, avevo già affrontato il peggio, giusto? E poi, tre sconosciute in una stanza non dovevano essere un problema. O almeno, così pensavo.

La stanza era sorprendentemente spaziosa, con quattro letti, ognuno più vicino all'altro di quanto avrei voluto, e un'enorme finestra che dava sulla terra battuta del cortile. Una scrivania accanto a ogni letto e un grande armadio condiviso in un angolo. Spazio sufficiente per una guerra, ma niente per la pace.

Non avevo mai condiviso una stanza con nessuno. Avevo sempre avuto la mia solitudine, e mi piaceva. Piaceva a me decidere quando ridere, quando piangere, quando urlare contro la parete senza essere giudicata. Ora? Ero circondata da ragazze, ognuna con i suoi rumori, odori e abitudini.

Mi sistemai sul mio letto, cercando di ignorare le risate che arrivavano dalle altre ragazze. Una di loro, con i capelli castani e un sorriso troppo brillante, mi lanciò uno sguardo curioso.

"Mi chiamo Daphne," disse, come se quella fosse una cosa di vitale importanza. "E tu? Nuova, eh?"

Feci un sorriso tirato, non mi andava di fare conversazione. "Megan."

Un altro sorriso brillante, ma c'era qualcosa di finto in quel sorriso. Poi c'era quella che sembrava essere la leader del gruppo, una ragazza con un naso all'insù e un'aria che urlava "preferisco essere altrove". Lei non disse una parola. Si limitò a lanciarmi uno sguardo di traverso e a sistemarsi sul suo letto, come se ci fosse una battaglia invisibile in corso, una lotta silenziosa per mantenere il proprio territorio intatto.

La terza ragazza, che aveva un modo di camminare quasi imperioso, si voltò a guardarmi. "Mi chiamo Pansy," disse con un tono che non lasciava spazio a dubbi, come se mi stesse dando il permesso di parlare con lei. "E tu... sembri interessante."

"Interessante?" riposi, alzando un sopracciglio. "E io pensavo che il termine fosse 'strana'. Ma interessante va bene. Molto più generico."

Un piccolo sorriso apparve sul volto di Pansy, come se le avessi fatto un complimento. "Sicura di voler giocare a questo gioco?"

"Non posso proprio perdermelo," risposi, mentre mi toglievo gli stivali e mi distendevo sul letto. Mi sistemai la coperta come per segnare il confine tra me e loro.

L'idea di condividere uno spazio così intimo mi dava fastidio. Un letto che non potevo chiamare mio, una stanza che non avevo scelto. Non ero preparata a vivere con altre persone, a vedere quei piccoli dettagli imbarazzanti che tutti nascondono. Ma Hogwarts aveva un modo tutto suo di mettere ogni cosa al suo posto. Così ero lì, in una stanza con tre ragazze che avevano già deciso che io ero una specie di intruso in un piccolo angolo di mondo perfetto. Non importava quanto provassi a sembrare disinteressata. Mi stavano osservando.

Pansy e Daphne cominciarono a chiacchierare tra loro, senza coinvolgermi troppo, e mi lasciarono la pace di sistemarmi. Ma a ogni tanto, avvertivo quegli sguardi, quei colpi di tosse casuali e le risatine nervose. Non so se stessero cercando di capire cosa fossi o se stessero semplicemente aspettando che diventassi "normale".

Ecco, a me di "normale" non fregava nulla.

Sospirai mentre mi accoccolavo sul letto, tirando il cuscino sotto la testa. Non che avessi avuto una vita esattamente tranquilla, ma stare lì, in quella stanza piena di energie sconosciute, mi faceva sentire come se fossi una specie di prigioniera. Non c'era abbastanza spazio per me, né per la mia solitudine. Eppure, Hogwarts aveva una strana capacità di rendere tutto più tollerabile, come se fossi costretta a fare i conti con un nuovo me che non conoscevo nemmeno.

"Non ti preoccupare, Megan," mormorò Daphne con un sorriso gentile. "Non siamo tutte così cattive."

Alzai un sopracciglio, non avevo intenzione di credere a quel tipo di sorrisi zuccherosi. "Non è di voi che mi preoccupo," risposi semplicemente, "è il fatto che dormiamo tutte nel medesimo spazio. Forse dovremmo organizzare una lotteria per chi potrà avere il letto senza il disturbo di svegliarsi con qualcuno che ti russa in faccia."

Rimasero in silenzio per un attimo, probabilmente per decidere se prendersi gioco di me o smettere di far finta di essere quelle ragazze gentili e affettuose. Ma io ero già oltre, a letto con un nuovo capitolo della mia vita. E, sinceramente, non mi importava che avessero deciso di rimanere in silenzio o di urlare tra loro fino a mezzanotte.

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