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La mattina seguente, la Torre di Divinazione si presentava come sempre: un ambiente circolare, avvolto da un'atmosfera ovattata, dove l'odore di incenso e fiori permeava l'aria. Le tende pesanti filtravano la luce, creando un'atmosfera mistica ideale per le lezioni della professoressa Sibilla Cooman. 

Seduta al mio posto, cercavo di concentrarmi sulle parole della professoressa, ma la mia mente vagava, preoccupata per l'evasione del prigioniero e per il mistero che avvolgeva la mia famiglia.

La professoressa Cooman iniziò la lezione con il suo solito entusiasmo, invitando gli studenti a sedersi in cerchio attorno alla sua scrivania, dove una grande sfera di cristallo scintillava. "Oggi esploreremo le sfumature della chiromanzia," annunciò, "l'arte di leggere le linee della mano per scoprire il destino che ci attende."

Mentre gli altri studenti si accingevano a seguire le istruzioni, io rimasi indietro, osservando distrattamente le linee intricate delle mie dita. Un leggero tocco sulla spalla mi fece sobbalzare. "Tutto bene, Megan?" chiese Parvati Patil, una compagna di casa.

Sorrisi debolmente. "Sì, solo un po' distratta."

Parvati annuì comprensiva.

La lezione proseguì, ma la mia mente rimase altrove. Le parole della professoressa Cooman sembravano lontane, sovrastate dai miei pensieri. Mi chiesi se avrei mai trovato le risposte che cercavo sul mio passato e sul legame con Remus. E se l'evasione del prigioniero fosse in qualche modo collegata a tutto ciò.

Alla fine della lezione, gli studenti si alzarono, chiacchierando tra loro. Parvati mi lanciò un ultimo sguardo preoccupato prima di allontanarsi. Rimasi sola per un momento, poi mi diressi verso la sala comune, determinata a scoprire la verità, qualunque essa fosse.

Il corridoio che conduceva alla Sala Grande sembrava particolarmente buio quel giorno. I miei passi erano silenziosi, quasi come se cercassi di non farmi notare da nessuno. A fianco a me camminavano Draco e Pansy, entrambi con l'aria annoiata, ma per motivi diversi. La lezione di Divinazione era appena finita, e, come al solito, non ero riuscita a trovarci alcun senso.

"Non capisco perché dobbiamo perdere tempo con queste sciocchezze," mi lamentai, cercando di tenere la voce bassa. "Leggere la mano... la gente non ha altro da fare che inventarsi sciocchezze, vero?"

Draco, che camminava con la sua solita postura arrogante, mi gettò un'occhiata quasi distratta, ma la sua voce era piena di sarcasmo.

"Lo so, Megan," disse, "è un tipo di magia che nessuno dovrebbe prendere sul serio. Come se guardare il futuro nelle linee della mano fosse qualcosa di concreto."

Pansy, che di solito amava seguire Draco in tutto, annuì con un'espressione disgustata.

"Immagina se fossimo tutti qui a fare previsioni del futuro invece di studiare per davvero," disse con un sorriso compiaciuto. "Ci sarebbe una fila di idioti creduloni."

Mi sentii quasi sollevata nel sentire quelle parole, come se finalmente qualcuno comprendesse la mia frustrazione. La Divinazione non aveva mai avuto alcun significato per me. Mi sembrava inutile, uno spreco di tempo. Ma non era solo quello. Ogni volta che la professoressa Cooman parlava, mi sembrava di sentire una distanza sempre maggiore tra la mia realtà e quella che cercava di spiegare. Quello che diceva non mi toccava, non mi aiutava a capire nulla di ciò che stavo vivendo.

"Credo che se ci mettiamo a fare una sfera di cristallo tutti insieme," continuai sarcastica, "forse troveremo qualche soluzione a tutti i nostri problemi." La mia voce era più amara di quanto volessi, ma non riuscivo a frenarmi.

Pansy sorrise a metà, come se fosse pronta a fare una battuta, ma si fermò vedendo l'espressione che avevo. Mi stavo allontanando dai suoi soliti discorsi frivoli, e lei non sembrava sapere come reagire.

"Comunque," intervenne Draco, cambiando argomento, "almeno siamo arrivati alla fine della giornata. Una bella cena ci farà dimenticare le sciocchezze che ci tocca fare."

Non potevo fare a meno di pensare che, per quanto Draco potesse essere insopportabile, in fondo aveva ragione. La cena avrebbe davvero potuto scacciare almeno per un po' tutte quelle preoccupazioni che mi turbavano. La mia mente, tuttavia, continuava a vagare. Mi preoccupavo di ciò che avevo sentito alla lezione di Difesa contro le Arti Oscure, mi preoccupavo del prigioniero evaso e della possibilità che tutto fosse legato alla mia famiglia. E, soprattutto, mi preoccupavo di come avrei potuto affrontare tutto ciò da sola.

Mentre ci avvicinavamo alla sala, Draco mi lanciò un ultimo sguardo, come se volesse confermare che la sua presenza fosse ancora rilevante. Io non avevo voglia di rispondergli, ma gli sorrisi comunque, a modo mio, cercando di nascondere la frustrazione.

Mi sentivo stanca, ma non solo fisicamente. C'era qualcosa dentro di me che non riuscivo a spiegare.

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