Il giorno dopo, la tensione nell'aria era palpabile. Non avevo chiuso occhio, tormentata dai pensieri e dalle emozioni contrastanti che si agitavano dentro di me. Non potevo più ignorare quello che stava accadendo. Non potevo più fingere di accettare tutto senza domande.
Quando entrai nella sala principale, mio padre era già lì, in piedi davanti al grande camino. Il suo sguardo si posò su di me con un'intensità che mi fece venire i brividi. Sapeva. Sapeva che qualcosa era cambiato in me.
"Volevi parlarmi, Megan?" La sua voce era calma, quasi curiosa.
Mi fermai a qualche passo di distanza, il cuore che martellava nel petto. "Voglio andarmene."
Il silenzio che seguì le mie parole fu pesante come una condanna.
Lord Voldemort inarcò un sopracciglio, inclinando leggermente la testa. "Andartene?" ripeté, come se stessi dicendo qualcosa di assurdo. "E dove, esattamente?"
Deglutii a fatica. "Non lo so. Lontano da qui. Questo posto... io non voglio essere come te."
Per un attimo, vidi qualcosa lampeggiare nei suoi occhi rossi. Qualcosa che non sapevo interpretare. Ma durò solo un istante, poi il suo volto tornò impassibile.
"Ti ho dato tutto, Megan." La sua voce si abbassò di tono, fredda, controllata. "Ti ho offerto potere, protezione. Ti ho insegnato a sopravvivere in un mondo che non avrà pietà di te. E tu mi ripaghi così?"
Strinsi i pugni. "Non ti ho mai chiesto niente di tutto questo."
Voldemort fece un passo verso di me, e io mi irrigidii. "Tu sei mia figlia," sibilò. "Non andrai da nessuna parte."
Lo fissai dritto negli occhi, sfidandolo. "Audrey Wilson era mia madre. Non tu."
Un lampo di rabbia attraversò il suo viso, e per la prima volta da quando lo conoscevo, sembrò perdere il controllo. "Tua madre è morta perché era debole! Perché non ha capito quale fosse il suo posto! Vuoi fare la sua stessa fine?"
Sentii il sangue gelarsi nelle vene. Non abbassai lo sguardo. "Meglio morta che come te."
L'atmosfera della stanza cambiò in un istante. Un'energia oscura, soffocante, si sprigionò da lui, facendomi indietreggiare istintivamente. Per un attimo, credetti che mi avrebbe attaccata. Ma poi, si fermò.
Inspirò lentamente, riassumendo la sua maschera di impassibilità.
"Molto bene," disse infine, con un sorriso sottile e inquietante. "Vedremo quanto a lungo continuerai a pensare in questo modo."
Poi si voltò, lasciandomi lì, con il cuore in tumulto e la consapevolezza che la mia ribellione aveva appena avuto inizio.
Non feci in tempo a riprendere fiato che sentii dei passi alle mie spalle. Troppo tardi. Qualcuno mi afferrò brutalmente per le braccia, bloccandomi prima ancora che potessi reagire.
Mi divincolai, cercando di afferrare la bacchetta, ma un Mangiamorte me la strappò di mano con un ghigno soddisfatto. "Niente bacchetta per te, principessa."
Un altro mi spinse in avanti, costringendomi a camminare verso l'uscita della sala. Il cuore mi batteva all'impazzata. "Lasciatemi andare!" urlai, scalciando.
"Ordini di tuo padre," rispose uno di loro con tono beffardo. "Dobbiamo insegnarti un po' di disciplina."
Il terrore mi paralizzò per un istante. Mio padre aveva dato l'ordine? Davvero mi stava punendo in quel modo?
"Dove mi portate?"
Nessuno rispose. Sentii solo il suono delle loro risate soffocate mentre mi trascinavano lungo i corridoi. I miei piedi sfioravano appena il pavimento mentre venivo trascinata come un sacco vuoto.
Quando le porte si aprirono con un cigolio sinistro, capii che mi stavano portando nei sotterranei. L'aria era umida e fredda, il pavimento di pietra consumata. Mi spinsero all'interno di una cella, e caddi a terra con un tonfo.
La porta di ferro si chiuse con un clangore assordante.
Mi alzai di scatto e mi aggrappai alle sbarre. "Non potete farmi questo! Sono-"
"Figlia di Lord Voldemort?" Un Mangiamorte rise. "Lo sappiamo. Ma perfino lui pensa che tu abbia bisogno di una lezione."
I loro passi si allontanarono, lasciandomi sola nell'oscurità.
Mi accasciai contro il muro, il respiro irregolare. Ero davvero sola.
E per la prima volta, capii quanto fosse pericoloso ribellarsi a mio padre.
Thomas entrò nella cella con passo misurato, portando un vassoio con del cibo. Il rumore del piatto che veniva appoggiato sul pavimento ruppe il silenzio soffocante della stanza.
Mi alzai di scatto, afferrando il suo polso. "Thomas, ti prego, portami via da qui," sussurrai, la mia voce spezzata dalla disperazione.
Lui non rispose. Il suo viso era impassibile, il suo sguardo spento.
"Thomas!" lo chiamai di nuovo, stringendo la presa. "Dimmi qualcosa! Perché mi stai ignorando? Non puoi lasciarmi qui!"
Lui abbassò lo sguardo sulla mia mano che stringeva il suo polso e, con delicatezza, si liberò dalla mia presa. Fece un passo indietro.
Quel gesto fu peggio di un coltello nel petto.
"Ti prego..." la mia voce si incrinò. "Dopo quello che è successo tra noi... dopo tutto..."
Per un attimo, vidi qualcosa nei suoi occhi. Esitazione. Dolore. Ma fu solo un lampo. Poi, la sua espressione tornò fredda.
"Dovresti mangiare," disse semplicemente, prima di voltarsi e uscire dalla cella, chiudendosi la porta alle spalle.
Rimasi lì, con il respiro spezzato e il cuore a pezzi.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
