Mi svegliai con il suono leggero dei passi di Baker, l'elfa domestica, che si avvicinava al mio letto con una lentezza inquietante. La stanza era immersa nell'oscurità del mattino, ma l'aria era fredda e fresca come se il mondo fuori fosse già pronto a festeggiare. Non avevo mai pensato che un Natale sarebbe iniziato così: senza il calore di Remus, senza la sua presenza che mi rassicurava, senza quella sensazione che tutto sarebbe andato bene, anche nei momenti più difficili.
Non avevo mai passato un Natale da sola. C'era sempre stato Remus, con le sue parole dolci e quei piccoli gesti che rendevano ogni festa speciale. E ora ero qui, in una villa che non avevo mai visto prima, lontana dal luogo che mi aveva chiamata casa per tutti quegli anni. Lontana da tutto ciò che mi era familiare. E mi sentivo persa.
"Signorina Megan, è ora di svegliarsi," disse l'elfa con una voce gentile, ma ferma, mentre apriva le tende e lasciava entrare un po' di luce. Non era una luce calda, quella del giorno di Natale. Era una luce fredda, che faceva sembrare tutto più distante. La guardai con occhi assonnati, ma non avevo voglia di rispondere. Non avevo voglia di svegliarmi.
"È il giorno di Natale, signorina. Il signor Lupin ha preparato un regalo per lei," continuò l'elfa, come se le sue parole fossero una sorta di invito che non potevo rifiutare. "Si alzi e si prepari. Avete una lunga giornata davanti."
Mi alzai dal letto, confusa, e mi avvicinai all'angolo della stanza dove mi aveva lasciato un vestito natalizio, un abito verde smeraldo con dettagli dorati che sembravano brillare di una luce propria. Non lo avevo chiesto, non l'avevo mai voluto, ma fu come se l'universo avesse deciso di giocare un brutto scherzo. L'elfa mi fece un piccolo cenno di approvazione mentre mi guardava indossare il vestito. Si avvicinò e lo aggiustò con una precisione che sembrava quasi inquietante.
Quando mi guardai allo specchio, la mia riflessione mi sembrò straniera. Il vestito era elegante, troppo elegante per una ragazza come me, che si sentiva persa tra queste mura di un mondo che non mi apparteneva. Non riuscivo a riconoscermi.
"Ecco, signorina. Ora è pronta. Il signore ha lasciato un regalo per lei, prima di partire," disse Baker, indicando un piccolo pacchetto posto su una poltrona vicino al caminetto.
La mia mente, ancora annebbiata dal sonno e dal sogno di quella notte, si fermò su quelle parole. Un regalo.
Non riuscivo a immaginare cosa potesse esserci dentro, ma mi sentivo come se qualcosa di importante stesse per accadere. A passi lenti, mi avvicinai al pacchetto. Lo presi tra le mani con una delicatezza che non mi era propria. La carta era color oro, e il nastro che la teneva chiusa era di un blu profondo, quasi misterioso.
La carta dorata scricchiolò sotto le mie mani quando la strappai delicatamente, rivelando una scatola di velluto verde scuro, morbida al tatto. Il cuore mi batteva più forte mentre sollevavo il coperchio. Dentro, poggiato su un morbido letto di seta nera, c'era un medaglione.
Lo guardai, confusa. Il medaglione brillava di un verde intenso, con la figura di un serpente scolpito sopra, i suoi occhi di smeraldo che sembravano brillare, quasi vivi. La sua forma era elegante, ma al contempo inquietante, con linee sottili che lo facevano sembrare antico, come se appartenesse a un tempo dimenticato. Mi sembrava di vederlo in sogno, come se fosse sempre stato lì, destinato a essere mio.
Lo sollevai con cautela. La sensazione di tenerlo tra le mani mi fece sentire strana, come se mi stesse rivelando qualcosa di profondo e, allo stesso tempo, mi facesse paura. Il serpente, scolpito in modo quasi perfetto, mi fissava, il suo sguardo intenso e penetrante. Non avevo mai visto qualcosa del genere. Perché Remus mi aveva dato proprio questo? Non riuscivo a capirlo.
La parte posteriore del medaglione era incisa con una scritta in una lingua che non riconoscevo, ma che sembrava antica. Forse era magica. Forse, solo forse, questo medaglione significava qualcosa che non ero ancora pronta a capire.
"Perché me l'ha dato?" mi chiesi, ma non trovai risposta.
In quel momento, la porta della stanza si aprì silenziosamente e Baker entrò, con il suo passo impeccabile, ma questa volta c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo. Forse aveva visto il medaglione, o forse era solo la mia immaginazione, ma mi sentii osservata in modo strano.
"Signorina Megan," disse, con un tono che sembrava voler aggiungere qualcosa ma non lo fece. Il suo sguardo si spostò brevemente sul medaglione, e la sua bocca si piegò in un sorriso triste, quasi impercettibile. "Il signor Lupin ha sempre avuto dei buoni motivi per fare ciò che fa."
Rimasi in silenzio, incapace di rispondere. Il medaglione tra le mani sembrava pesare di più, come se portasse con sé un mistero che non avrei potuto ignorare. Mi chiesi, di nuovo, se Remus avesse intenzionalmente messo nelle mie mani qualcosa che dovevo scoprire. Ma scoprire cosa?
"Cosa significa?" chiesi a Baker, la mia voce tremante. Ma l'elfa mi guardò con una certa cautela, come se non fosse sua facoltà rispondere.
"Lo scoprirete, signorina. Quando sarà il momento."
Le sue parole mi rimbombarono nella testa mentre guardavo il medaglione con un misto di paura e curiosità. Cosa aveva in mente Remus? Cosa significava davvero quel simbolo e perché ora, proprio ora, mi stava pervenendo in modo così enigmatico?
Mi sentivo sopraffatta dalla domanda senza risposta, come se un pezzo importante del mio passato stesse iniziando a riemergere, ma io non ero pronta per affrontarlo. Ma una cosa era certa. Il medaglione non era solo un regalo. Era un messaggio. E dovevo capirlo, costi quel che costi.
Mi alzai dalla poltrona, cercando di scacciare il pensiero che mi stava appesantendo il cuore. "Grazie, Baker," dissi senza convinzione, e l'elfa sorrise, ma c'era una tristezza nei suoi occhi, come se sapesse che non c'era niente che potesse davvero rendermi felice in quel momento.
Camminai verso la finestra, guardando fuori verso il giardino innevato. I fiocchi di neve cadevano lenti, come un ricordo che si perde nel tempo, come una promessa non mantenuta. E io ero lì, sola, a cercare di capire cosa fare con la mia vita, con la mia identità, con la mia storia. Ma in quel momento, non riuscivo a trovare risposta.
Perché Remus mi aveva lasciato? Perché mi aveva allontanata da lui? La mia mente continuava a girare su queste domande, e il Natale, che una volta era stato un momento di gioia, ora era solo un altro giorno di vuoto.
"Remus," sussurrai, il nome che mi bruciava sulle labbra, ma che non potevo più raggiungere.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
