La lezione di Difesa contro le Arti Oscure era appena terminata, e io stavo uscendo dalla stanza con il cuore ancora leggermente in tumulto. La mia mente era un groviglio di pensieri, ma qualcosa mi diceva che dovevo fare un passo in più, che dovevo trovare un modo per affrontare i miei demoni. E chi meglio di Remus?
E infatti, non appena mi avvicinai alla porta, sentii una voce che mi chiamava. Mi voltai di scatto e lo vidi, lì, al centro della stanza.
"Megan, aspettami un momento," disse Remus, un tono gentile ma deciso nella sua voce. Non ci voleva molto per capire che non era solo un'informazione didattica che voleva trasmettermi. C'era qualcosa di più in quello che stava per dire, come se avesse qualcosa di importante da condividere con me. Il mio respiro si fece più profondo, e con un piccolo cenno del capo, mi avvicinai a lui.
Ci trovammo soli nella stanza, mentre gli altri studenti si allontanavano verso la sala comune. Remus mi guardò con una calma che mi dava un senso di sicurezza, ma sotto quella calma percepivo un'energia che non riuscivo a decifrare. Si fermò per un momento, come se stesse ponderando le sue parole, poi disse: "Voglio insegnarti qualcosa, Megan. Qualcosa che ti aiuterà. Ma prima, devi concentrarti. Devi ricordare."
Mi guardai intorno, confusa. "Cosa dovrei ricordare?" chiesi, cercando di capire cosa stesse cercando di dirmi.
"Il tuo Patronus," rispose lui, il tono del suo sguardo che diventava quasi imperscrutabile. "Abbiamo già parlato del Patronus. È una magia potente, una magia di protezione. Ti aiuterà a proteggerti dai demoni più oscuri. E per farlo, dovrai richiamare il ricordo più felice che hai."
Un sorriso triste attraversò il suo volto, e all'improvviso capii. I ricordi felici che lui stava cercando di far riaffiorare non erano solo un esercizio di magia, ma anche una sorta di cura per il mio cuore ferito. Gli unici ricordi felici che possedevo, quelli che avevo ancora nel mio cuore, erano legati a lui, a quando ero piccola e lui mi proteggeva da tutto ciò che mi faceva paura.
"Ma... non sono sicura di riuscire," risposi con un filo di voce. La paura cominciò a salire lentamente, come un'ombra che mi avvolgeva, ma cercai di non farla emergere.
"Lo farai," disse Remus, con una sicurezza che mi rassicurò più di quanto mi aspettassi. "Solo tu hai il potere di richiamare la luce che è in te. Ricorda il momento più felice, quello che ti ha fatto sentire al sicuro. Lascia che quel ricordo prenda forma."
Respirai profondamente e chiusi gli occhi. Le immagini cominciarono a riaffiorare nella mia mente, frammenti di un passato lontano che sembravano sfumare e poi tornare in tutta la loro intensità. Il mio cuore si fece più leggero mentre ricordavo i momenti in cui ero piccola e Remus mi sorrideva, mi teneva stretta tra le sue braccia come se nulla al mondo potesse farmi del male.
"È quello," sussurrai.
"Sì," disse Remus, "ora concentrati, Megan. Immagina la luce che nasce da quel ricordo e permettigli di crescere, di diventare la tua protezione."
Seguii le sue parole, e in un istante, sentii un'energia calda e luminosa crescere dentro di me, come se il ricordo di Remus, di quel tempo felice, si stesse materializzando in qualcosa di più. Sentii un fruscio nell'aria, e aprii gli occhi. Un Patronus, una forma argentea, emerse davanti a me, una grande lupo, che sembrava quasi una proiezione di lui stesso.
Il sorriso che Remus mi rivolse fu più di una semplice approvazione. "Hai fatto un ottimo lavoro, Megan. È bellissimo."
Lo guardai, il mio cuore che batteva più forte, emozionata ma anche spaventata da ciò che stavo appena facendo. "Grazie," mormorai.
Remus mi guardò intensamente, come se volesse dirci qualcosa di più, ma poi si limitò a sorridere e a darmi una pacca sulla spalla. "Quando sarai pronta, sarai in grado di evocare il tuo Patronus ogni volta che ne avrai bisogno."
Nessuna parola poteva spiegare l'incredibile sensazione che provavo in quel momento, il mix di speranza e paura, ma anche di protezione. La mia mente, finalmente, aveva trovato un piccolo rifugio, un angolo di serenità, e per un attimo, mi sentii come se potessi affrontare il mondo, qualunque cosa mi aspettasse.
Il silenzio che seguì fu denso, carico di emozioni non dette. Il mio cuore batteva forte, ancora scosso dall'intensità di ciò che avevo appena sperimentato con il mio Patronus, ma quello che mi turbinava dentro non era solo la magia. La paura che sentivo, l'angoscia che mi aveva accompagnato per tutto l'anno, tornò a farmi compagnia, con più forza che mai.
Mi avvicinai a Remus, senza pensarci due volte, e lo abbracciai. Non sapevo nemmeno se fosse giusto, ma sentivo che avevo bisogno di quel contatto, di quella sicurezza che mi aveva sempre dato, anche quando ero più giovane. Mi aggrappai a lui come se fosse l'unica cosa solida in un mondo che mi stava sfuggendo di mano.
"Non farmi tornare mai più da lui," chiesi con voce rotta, le parole che mi scivolavano fuori dalle labbra con il cuore che stava per esplodere. "Non voglio tornare da Voldemort... Non posso."
Mi sentivo così vulnerabile, come se tutto ciò che mi aveva fatto soffrire tornasse a pesarmi addosso. Non volevo tornare a quella casa oscura, alla paura, al freddo. Non volevo sentire la sua voce, né vedere il suo volto. Non potevo.
Remus mi trattenne per un momento, le mani sulle mie spalle, come se volesse dirmi qualcosa che non riusciva a trovare le parole per esprimere. La sua espressione era seria, pensierosa, ma anche piena di una tristezza che non riuscivo a ignorare.
"Megan..." iniziò, la sua voce più bassa, quasi sussurrata. "Non posso prometterti che non tornerai mai più da lui."
Il suo respiro si fece più pesante, come se fosse lui stesso ad avere difficoltà a trovare una risposta che non fosse solo una bugia. Sentii la stretta che mi teneva sul cuore farsi più forte, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. "Perché?" chiesi, cercando di non far trasparire la disperazione nella mia voce. "Perché non puoi prometterlo?"
"Perché," disse Remus, trattenendo un sospiro, "Voldemort è troppo potente. E tu... sei sua figlia. Non posso proteggerti da tutto, Megan. Non posso impedirgli di cercarti. Non posso... prometterti che non dovrai mai più affrontarlo."
Le sue parole mi colpirono come un pugno allo stomaco. Mi staccai da lui, lottando per non piangere, cercando di capire. Ma non c'era niente che potessi fare. La mia vita era segnata, in un modo che non avrei mai voluto. Non avevo scampo da quell'eredità oscura che mi legava a lui. Eppure, ero ancora lì, in quel momento, cercando di non arrendermi alla paura.
"Ma tu sei qui," dissi infine, la voce tremante. "Tu sei qui per me. Non è vero?"
Remus mi guardò, il suo sguardo era pieno di affetto e rammarico, ma anche di una determinazione che non riuscivo a comprendere del tutto. "Sì, Megan," rispose infine, la sua voce più ferma. "Sono qui per te. Sempre. Ma non posso proteggerti da tutto. Non posso proteggerti da lui."
Il silenzio che seguì le sue parole fu opprimente. Mi sentii piccola, sola, ma c'era ancora una piccola scintilla di speranza che mi faceva pensare che, forse, non tutto era perduto. Remus non poteva salvarmi da tutto, ma sapevo che non mi avrebbe mai lasciata sola. E, forse, in quel momento, era tutto quello di cui avevo bisogno.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
