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Era una giornata fredda, il vento sembrava tagliare la pelle, ma non importava. Oggi era il giorno in cui dovevo finalmente fare un passo nel mondo che mi apparteneva - e non quello che avevo sempre creduto fosse il mio posto. Remus ed io stavamo camminando lungo Diagon Alley, un luogo che fino a poco tempo fa era solo un nome nelle storie, un posto che esisteva per chi aveva tutto, per chi viveva una vita che io non avevo mai conosciuto. Il marciapiede era affollato, ma c'era qualcosa di stranamente vuoto nell'aria, come se stessi entrando in una realtà che non mi era mai stata permessa.

"Allora, Megan, pronto per la tua immersione nel mondo magico?" Remus mi chiese, con una punta di ironia. Sapeva quanto potesse sembrare strano per me, ma era il suo modo di cercare di alleggerire la situazione.

"Preparata a vedere la mia bancarotta dopo una mattina a Diagon Alley?" risposi con un sorriso sarcastico.

Lui ridacchiò, ma il suo sorriso si spense quando arrivammo davanti alla banca dei maghi. Gringott's. Il suo portone massiccio e imponente sembrava riflettere tutto il peso che avevo portato per anni: la povertà, la mancanza, l'idea che non sarei mai stata come gli altri. Eppure, lì, sotto quella fredda facciata di marmo, c'era una verità che non avevo mai saputo. La verità che mi avrebbe cambiato per sempre.

Remus aprì la porta e mi fece entrare, l'interno della banca era splendente, le colonne dorate e il marmo lucido riflettevano il nostro cammino, mentre un goblin ci osservava con occhi astuti da dietro il bancone.

"Benvenuti alla Gringott's," disse in modo formale, con un sorriso che non raggiungeva mai gli occhi. "Posso aiutarvi?"

"Megan Wilson Riddle," rispose Remus, mantenendo un tono neutro, ma era chiaro che anche lui sentiva l'atmosfera stranamente opprimente.

Il goblin ci scrutò, i suoi occhi sottili pieni di diffidenza. "Megan Wilson Riddle, dite?" rispose, quasi come se stesse cercando di mettere insieme i pezzi del puzzle. Poi, con un gesto brusco, ci fece seguire fino al piano inferiore.

La discesa nella banca sembrava interminabile, ogni passo che facevo mi sentivo sempre più lontana da quel mondo che avevo conosciuto. Eppure, c'era una certa frenesia dentro di me. La voglia di vedere dove sarei finita, come sarebbe cambiato il mio mondo una volta che avessi visto cosa avevo ereditato.

Quando arrivammo davanti alla cassaforte, il goblin inserì una chiave d'oro in una serratura nascosta, e con un rumore sordo, la porta si aprì. Dentro, una pila di monete d'oro brillava sotto la luce fioca delle candele. Ma non erano solo monete. C'erano anche oggetti, pergamene, e una serie di sigilli che parlavano di un'eredità che non avrei mai immaginato.

"Questa è la tua ricchezza," disse il goblin, con una vena di disprezzo, come se sapesse che io, Megan Wilson Riddle, non avrei mai saputo cosa fare con tutto quel denaro. "La famiglia Riddle e Wilson hanno lasciato queste ricchezze per te. Non è una somma da poco."

Remus mi guardò, probabilmente cercando di capire se fossi pronta ad affrontare tutto questo. Io invece rimasi ferma, un sorriso sarcastico che mi strisciava sulle labbra. "Perfetto. Un sacco di oro. Proprio quello che mi serviva. Penso che lo metterò in un bel cuscino di piume e ci dormirò sopra."

Il goblin non sembrò divertito dalla mia battuta, e Remus mi lanciò uno sguardo preoccupato. Ma io non riuscivo a fare a meno di pensare quanto fosse assurdo. La mia vita, da sempre segnata dalla mancanza di denaro e da una povertà che mi sembrava senza fine, ora era completamente cambiata. Eppure, sentivo che quella ricchezza non mi avrebbe mai dato la pace che avevo cercato per tutta la vita.

"Posso ritirare tutto questo?" chiesi, con una smorfia sarcastica. "Oppure devo lasciare qualche moneta per la beneficenza dei maghi?"

"Posso darvi l'accesso completo," rispose il goblin, ignorando il mio sarcasmo. "Ma fate attenzione. Non tutti sono in grado di gestire una ricchezza del genere."

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora