La porta si chiuse dietro di me con un suono sordo, lasciandomi sola nella stanza buia. Il respiro di Tom, o di quello che restava di lui, sembrava ancora riempire l'aria, ma la sua presenza fisica era svanita. Mi trovai di nuovo sola con i miei pensieri, il battito del cuore che accelerava ogni volta che la realtà di quel luogo mi colpiva. La porta era chiusa a chiave, e la sensazione di impotenza mi sopraffaceva. Dovevo uscire, dovevo trovare una via di fuga, ma non c'era nessuna via visibile. Solo le pareti di pietra e l'oscurità.
Stavo cercando di trovare un modo per pensare, per respirare più tranquillamente, quando la porta si aprì di colpo. Mi voltai di scatto, il cuore che mi martellava nel petto, per scoprire chi era entrato.
Harry Potter stava lì, sulla soglia, con i suoi occhi verdi pieni di determinazione. Non sembrava sorpreso di trovarmi, ma mi osservava con una curiosità mista a preoccupazione. Indossava la sua tipica espressione da eroe, quella che avevo visto mille volte durante le nostre brevi interazioni, ma questa volta non sembrava completamente sicuro di sé.
Mi chiesi per un attimo come fosse riuscito a trovarmi lì, in quella stanza nascosta. Non mi aveva mai visto in quella veste, non mi aveva mai davvero conosciuta al di là della facciata che avevo mostrato a Hogwarts. Non sapeva nulla di me, nemmeno che quella che stava guardando fosse la figlia di colui che aveva sconfitto a lungo.
"Cosa ci fai qui?" mi chiese, la voce bassa ma decisa.
Per un attimo, mi sentii bloccata, il silenzio che incombeva intorno a noi. Avrei potuto rivelargli la verità, raccontargli che Tom Riddle era mio padre, che la sua lotta contro mio padre era stata una battaglia che aveva cambiato tutto, che io ero l'erede di quel potere oscuro. Ma non lo feci.
"Sto cercando di capire cosa sta succedendo," dissi, cercando di mantenere la calma nella mia voce. "Non so cosa tu voglia qui, Potter, ma probabilmente non è una cosa che posso condividere."
Harry sembrò sorpreso dalla mia risposta, ma non insistette. La sua espressione si fece più seria, e lanciò uno sguardo attento verso la porta chiusa dietro di me, come se stesse valutando la situazione. Ma poi, senza una parola, si avvicinò un passo, guardandomi dritto negli occhi, come se stesse cercando di scoprire chi fossi davvero.
"Spero tu non sia in pericolo," disse, la sua voce più morbida. "Perché, se c'è qualcosa che posso fare..."
Ma non finì la frase. Io, però, sapevo che non avrei mai potuto dirgli la verità. Harry Potter non avrebbe mai potuto sapere che l'uomo che aveva sconfitto, il mago oscuro che aveva causato tanto dolore, fosse in realtà mio padre. Il peso di quella verità mi schiacciava, ma in fondo, sapevo che quella parte di me era destinata a restare nascosta.
"Non c'è nulla che tu possa fare," risposi, facendo un passo indietro, distaccandomi leggermente da lui.
Harry sembrò voler dire qualcosa, ma poi si fermò. "Allora resta al sicuro," disse infine, con una sfumatura di preoccupazione nella voce, prima di voltarsi e dirigersi verso la porta.
Lo osservai mentre usciva, la porta che si chiudeva dolcemente dietro di lui. Mi restai un momento lì, ancora una volta sola, con la verità che mi lacerava dentro ma che non avrei mai potuto condividere.
Mentre osservavo Harry uscire, un senso di solitudine mi pervadeva. Le sue parole risuonavano nella mia mente, ma non riuscivo a togliermi dalla testa l'idea che, nonostante tutto, non mi avrebbe mai compresa veramente. Eppure, un piccolo spiraglio di speranza si fece strada in me quando la porta si riaprì improvvisamente.
Questa volta, non era Harry a entrare. Invece, con un colpo d'ala che fece tremare le pareti della stanza, un'enorme fenice planò davanti a noi, atterrando con grazia sulla pietra. Ron, Ginny, e il professore, accompagnati dall'immenso uccello, entrarono nella stanza con un passo deciso. Mi guardavano con curiosità, ma nessuno sembrava troppo sorpreso di trovarmi lì.
"Vieni, Megan," disse Ron, il volto serio. "Non possiamo rimanere qui. È troppo pericoloso." Accanto a lui, Ginny annuiva, anche se i suoi occhi erano pieni di preoccupazione.
La fenice, che era stata evocata dal professore, sollevò un'ala imponente, facendo cenno a tutti di seguirla. Era la stessa fenice che aveva portato Harry fuori dai guai in passato, e il suo piumaggio rosso e dorato brillava nella penombra della stanza, come un segno di speranza.
"Stiamo per andarcene," continuò il professore, un'espressione grave sul volto. "La situazione è più complicata di quanto sembri. Dobbiamo tornare tutti a scuola, e subito."
Senza pensarci troppo, mi avvicinai alla fenice, ancora confusa, ma ormai consapevole che non avevo altra scelta se non seguire. Mi sentivo come una pedina in un gioco più grande di me, ma non c'era tempo per fermarsi e riflettere.
La fenice spalancò le sue ali, e, con un movimento fluido, ci sollevò tutti, portandoci via da quella stanza nascosta. Il mondo sembrava scorrere sotto di noi, mentre volavamo sopra i corridoi e le torri di Hogwarts, diretti verso la sicurezza, lontano dalla Camera dei Segreti e dalle sue oscure verità.
Durante il volo, un silenzio pesante ci avvolse, come se tutti stessero cercando di elaborare quanto fosse accaduto, ma nessuno volesse pronunciare le parole giuste. La fenice sembrava consapevole della tensione che ci circondava, il suo battito d'ali regolare e rassicurante, come una melodia che cercava di calmare il nostro spirito agitato.
Arrivammo rapidamente a destinazione, e quando le porte di Hogwarts si riaprirono davanti a noi, la familiarità dell'ambiente mi fece sentire come se fossimo finalmente tornati a casa. Ma, nel mio cuore, un'ombra rimase, e la domanda che mi tormentava era la stessa: quanto sarei riuscita a nascondere di me stessa, prima che la verità venisse a galla?
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
