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La porta si aprì piano e, per la prima volta da quando ero arrivata, un volto familiare ma inaspettato fece la sua apparizione. Narcissa Malfoy entrò nella stanza, il suo sguardo preoccupato ma al contempo dolce. Nonostante la sua apparente calma, qualcosa nei suoi occhi tradiva una certa paura. Era evidente che stava cercando di mantenere una facciata di serenità, ma non riusciva a nascondere il turbamento che le si leggeva sul volto.

"Megan," disse con voce dolce, avvicinandosi al letto. "Mi scuso per tutto questo. So che è difficile da accettare." La sua voce tremava appena, ma cercava di mantenere una forza che le era propria. "Voldemort ha ordinato che tu fossi presente alla cena. Non è una richiesta, è un ordine."

Mi sollevai leggermente nel letto, guardandola. Non riuscivo a capire completamente se le sue parole fossero piene di compassione o se fosse solo una facciata per nascondere la paura che sicuramente la tormentava. In fondo, sapevo che anche lei era prigioniera del suo ruolo, proprio come me.

"Non voglio essere qui," risposi, cercando di mantenere la calma. "Non voglio avere niente a che fare con lui. Con nessuno di voi."

Narcissa mi guardò con occhi pieni di tristezza, ma anche di una comprensione silenziosa. "Lo so, Megan. Lo so bene. Ma purtroppo, non possiamo sempre scegliere il nostro destino."

Mi guardò per un attimo, quasi come se volesse dire altro, ma poi si riprese e cercò di sorridere. "Voldemort... vuole che tu ti senta benvenuta qui, almeno per stasera."

Mi alzai lentamente dal letto, guardandola con sospetto. Non capivo le sue intenzioni, ma sembrava sincera. La sua gentilezza, sebbene evidente, non riusciva a dissimulare completamente il terrore che percepivo in lei. La paura di Voldemort, la paura di suo marito, Lucius, e forse anche la paura per me stessa, erano ombre che aleggiavano su di lei, che lei cercava di nascondere dietro un velo di cortesia.

"Perché? Perché farlo?" chiesi, la voce quasi spezzata dalla confusione.

"Tutti noi, anche quelli che sembrano più lontani dalla luce, siamo solo persone che cercano di fare ciò che è giusto nel nostro mondo. Ma alcuni di noi sono costretti a fare scelte che non avremmo mai voluto."

Un silenzio cadde tra di noi mentre mi alzavo dal letto. Non sapevo come reagire, ma c'era una parte di me che si sentiva sollevata dal suo tono e dalle sue parole. Forse, Narcissa Malfoy non era così diversa da me. Aveva delle cicatrici invisibili, un dolore che non mostrava, ma che indubbiamente la definiva tanto quanto me.

"Vieni," mi disse infine, tendendomi una mano con delicatezza. "Ti aiuterò a prepararti per la cena. Lascia che le cose accadano come devono, anche se è difficile."

Guardai la sua mano per un momento, indecisa, ma poi la presi. Non sapevo cosa mi stesse riservando quella cena, ma in quel momento, sembrava l'unica possibilità che avevo di provare a sopravvivere a quella notte.

Narcissa mi condusse fuori dalla stanza, e mentre camminavamo lungo il corridoio, il mio cuore batteva forte nel petto. Sapevo che non sarebbe stato un momento di pace, ma forse, proprio quella sera, avrei imparato qualcosa di più su di me, su Voldemort, e sul mondo che mi circondava.

Quando entrammo nella sala da pranzo, il silenzio cadde subito su di me. Tutti gli sguardi si rivolsero verso di me, ma nessuno disse una parola. Era come se stessi camminando su una linea sottile, un passo sbagliato e avrei potuto cadere in un abisso da cui non c'era ritorno.

Mentre mi avvicinavo al tavolo, il mio cuore batteva forte, ma cercai di nasconderlo. Non volevo che nessuno vedesse la mia paura. Mi fermai a un passo da lui, ma non osai guardarlo negli occhi. Voldemort era lì, seduto, circondato dai suoi fedeli seguaci. La sua presenza opprimeva l'intera stanza, come un'ombra che inghiottiva ogni angolo.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora