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Quella sera, dopo aver avuto il nostro solito momento di tranquillità insieme, seduti vicino al fuoco, mi sentivo come se una parte di me fosse esplosa. L'istinto mi aveva portato da Thomas, come sempre, e la sua presenza mi dava quella sensazione di calore che mi faceva sentire meno vuota, meno sola. Ma quella notte era diversa. Sentivo dentro di me qualcosa che chiedeva di essere liberato.

Mi alzai dal divano, camminando nervosamente per la sala comune, cercando le parole giuste. Quando Thomas si accorse del mio malessere, mi si avvicinò, i suoi occhi pieni di preoccupazione. "Megan, che succede? Sei distratta."

Lo guardai intensamente, come se cercassi un appiglio in lui. "Non so come dirtelo. Ho parlato con Remus oggi. Con l'uomo che mi ha cresciuta. E... è stato peggio di quanto pensassi."

Thomas si sedette accanto a me, silenzioso, aspettando che finissi di parlare. Avevo bisogno di dirglielo, di esprimere quello che mi tormentava. Senza un respiro, cominciai a raccontargli.

"Mi ha lasciata, Thomas. Mi ha abbandonata senza spiegazioni. Ha detto che non poteva più proteggermi, che non era abbastanza forte per affrontare mio padre... Non mi ha mai detto perché, e adesso... adesso tutto è diverso. E io non riesco a perdonarlo. Non so nemmeno se voglio farlo."

La voce mi tremava mentre parlavo, e la rabbia che avevo dentro si mescolava con il dolore. Sentivo la mia frustrazione crescere, e più parlavo, più sembrava che tutto ciò che mi avevano fatto rimanesse lì, sepolto dentro di me, fino a quel momento. Non mi era mai stato chiaro quanto fosse pesante questa solitudine.

Thomas mi guardava, il suo volto serio, ma non giudicante. Non disse nulla subito. Si avvicinò a me, sfiorandomi il viso con la mano, come se cercasse di calmarmi.

"Mi fa male vederti così," disse finalmente, la sua voce bassa. "Non so cosa ti abbia portato a questa situazione, ma so che non sei sola. Ti capisco più di quanto tu pensi."

Un nodo mi si formò in gola, ma non riuscivo a fermarmi. "Io non so cosa fare, Thomas. Non so se posso perdonare Remus per come mi ha trattata. Mi ha cresciuta, mi ha fatto sentire che ero importante, ma poi mi ha lasciata. Mi ha abbandonata come se fossi solo una parte di un passato che non voleva più."

Thomas rimase in silenzio per un momento, come se stesse ponderando le sue parole. Poi mi prese la mano e la strinse delicatamente.

"Quello che ha fatto Remus, non è giusto. Ma non devi affrontarlo da sola. Non devi essere sola, Megan. Io sono qui. E voglio che tu sappia che, qualunque cosa accada, io ti starò accanto."

Mi guardò negli occhi, e per un attimo, tutto il dolore sembrò svanire. Sentivo la sua mano sulla mia, e quella sensazione di calore mi avvolse come una coperta. La sua vicinanza mi dava quella certezza che tanto cercavo, quella stabilità che avevo perso da troppo tempo.

"Non devi più portare tutto questo da sola. Io ci sarò sempre," disse, e questa volta, la sua voce non tremava. Era sicuro, dolce, e soprattutto sincero.

Sentivo le sue parole come un conforto, come un'ancora di salvezza in mezzo alla tempesta. In quel momento, non avevo bisogno di altro. Thomas era lì per me, e, per la prima volta in tanto tempo, mi sentivo vista, ascoltata, e non giudicata.

Mi avvicinai a lui, mettendo la testa sulla sua spalla, mentre le lacrime che avevo tenuto nascoste per troppo tempo iniziarono a scorrere. Non avevo bisogno di parole per spiegare il peso che sentivo, perché Thomas già lo sapeva.

Rimasi lì, appoggiata contro di lui, sentendo il battito del suo cuore mentre cercavo di calmarmi. La sua presenza era rassicurante, ma il dolore che portavo dentro sembrava non voler passare. Eppure, in qualche modo, era diverso. Era come se avessi finalmente trovato qualcuno che mi capiva senza bisogno di dire troppo. Qualcuno che sapeva cosa significava vivere nell'ombra di un padre come il mio, di un passato che non potevi mai sfuggire.

Mi staccai un po' da lui, guardandolo negli occhi. "Grazie, Thomas. Non so cosa farei senza di te."

Lui sorrise, un sorriso che non riusciva a nascondere la serietà dei suoi occhi. "Non hai bisogno di fare nulla da sola. Ti ho promesso che ci sarò sempre, e lo farò."

Mi sentivo incredibilmente vulnerabile, ma allo stesso tempo c'era una sensazione di sollievo. Thomas non stava cercando di risolvere tutto, né di offrirmi soluzioni facili. Mi stava semplicemente dando quello che avevo bisogno in quel momento: qualcuno su cui contare, qualcuno che non mi avrebbe abbandonata.

"Non so se posso perdonarlo," continuai, parlando a bassa voce, come se le parole avessero un peso che non riuscivo a sollevare. "Non so nemmeno se lo voglio. Remus... era come un padre per me, e poi... è come se avesse deciso che non ero più importante. Non riesco a capire perché."

Thomas mi guardò, un'espressione che cercava di essere delicata ma ferma. "A volte le persone che amiamo non sanno come prenderci. Non sappiamo perché fanno certe cose, ma non dipende da te, Megan. Non è tua colpa. E non devi perdonarlo per forza. Se un giorno lo farai, sarà per te, non per lui."

Le sue parole erano calde, piene di una comprensione che mi faceva sentire meno sola in tutto questo caos emotivo. Mi alzai un po' e lo guardai. "Lo farò mai, Thomas? Perdonarlo?"

Non c'era una risposta semplice, e Thomas lo sapeva. Ma mi guardò come se avesse visto qualcosa dentro di me che nemmeno io riuscivo a cogliere.

"Un giorno, forse. Ma solo quando sarai pronta. Non prima."

Rimanemmo in silenzio, il calore del fuoco che ardeva nella sala comune sembrava riempire l'aria. In quel momento, il tempo sembrava essersi fermato. Non c'erano più le preoccupazioni che mi assillavano, non c'era più il peso del mio passato. C'era solo Thomas, e la sensazione di non essere più sola.

"Sei pronta ad affrontare tutto questo?" mi chiese, rompendo il silenzio.

Non sapevo se fossi pronta, ma in quel momento, con lui accanto a me, sentivo di poterci provare.

"Lo sarò," risposi, anche se la mia voce tremava un po'. "Perché tu ci sei."

Thomas sorrise, il suo sorriso dolce ma deciso. Mi prese la mano, stringendola con forza, e mi tirò delicatamente a sé. "Allora affrontiamolo insieme," disse, e in quel momento, capii che, qualunque cosa sarebbe accaduta, non avrei dovuto farlo da sola.

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