La lezione di Difesa contro le Arti Oscure iniziò come sempre, ma per me, oggi, c'era qualcosa di strano nell'aria. Il professor Lupin, il nuovo insegnante che avevo visto alla cena, era diverso da tutti gli altri insegnanti che avevo avuto. Aveva un'energia calma, rassicurante, ma anche una forza che traspariva dai suoi occhi.
L'aula era piena di chiacchiere e risate nervose. Non avevo più visto Harry, Ron e Hermione da quando erano usciti dalla Sala Grande dopo la cena, e non mi era nemmeno venuto in mente di cercarli. La mia testa era affollata di pensieri. Avrei dovuto concentrarmi, ma quella familiarità con Lupin, con il suo volto che mi ricordava qualcosa di così lontano e dimenticato, mi faceva sentire come se fossi di nuovo a casa, in qualche modo.
Mi trovavo seduta accanto a Pansy, che non mi parlava molto, ma oggi sembrava interessata a quello che stava accadendo. La sua attenzione non era focalizzata su di me, ma sui suoi compagni di casa, i ragazzi di Serpeverde che stavano scherzando tra di loro. E io, ancora una volta, mi sentivo come se fossi un po' fuori posto.
Lupin entrò nella stanza con un sorriso e iniziò subito a parlare. "Oggi, cominceremo con qualcosa di molto pratico. Vogliamo studiare come difendersi da un Boggart. Chi sa cos'è un Boggart?"
Le mani di alcuni studenti si alzarono timidamente, ma la mia mente andava a tutt'altro. Pensavo alla mia vita, ai segreti che nascondevo e alle cose che non riuscivo a dimenticare.
Il Boggart, come raccontava Lupin, era una creatura che assumeva la forma di ciò che più temevamo, un incubo che prendeva vita. Mi chiesi, cosa sarebbe successo se fosse apparso davanti a me? Chi sarebbe stato il mio peggior incubo? Mio padre, probabilmente. O, forse, il volto di Remus, che avevo visto la notte della mia "scoperta". Era il mio incubo? La paura di non appartenere a nessuno?
Quando finalmente il Boggart fu rilasciato dalla sua armatura, tutti risero, ma non io. Sentii una specie di vuoto, un'ombra che mi avvolgeva. La sua forma cambiava rapidamente tra i vari studenti. A qualcuno apparve un gigantesco ragno, ad altri un serpente, ma io non riuscivo a distogliere lo sguardo.
Poi, arrivò il mio turno.
Il Boggart prese forma, ma non era quello che mi aspettavo. Non era mio padre, né Remus, né il volto di qualcuno che avevo perso. No, era qualcosa di più insidioso, qualcosa che mi assillava ogni giorno, ma che non avevo mai veramente affrontato. Era il mio riflesso, ma distorto. Un volto che mi guardava con disprezzo, un volto che non riconoscevo più, ma che era proprio il mio.
Per un momento, restai paralizzata, incapace di muovermi. La figura sembrava riflettere tutte le paure che avevo cercato di nascondere, le insicurezze che avevo sempre ignorato. E poi, con un respiro tremante, il ricordo di Lupin mi tornò in mente, il suo incitamento a ridere di fronte alla paura.
Mi concentrai, pensai a qualcosa di ridicolo e improvvisamente, il Boggart si trasformò. Divenne una versione di me stessa che cercava di essere divertente, saltellando in un modo goffo, come se fosse un clown. Tutti nella classe iniziarono a ridere e il Boggart si dissolse in un sospiro di vapore.
Respirai profondamente, eppure, sentivo ancora quel peso dentro di me. Non era stata solo la creatura che mi spaventava, ma la consapevolezza che, forse, non sapevo ancora davvero chi fossi.
Lupin mi sorrise, ma non riuscivo a guardarlo in faccia. "Bene, Megan," disse, con tono incoraggiante, "se puoi ridere delle tue paure, puoi affrontarle. Bravo lavoro."
Ma in quel momento, la mia mente tornò ancora a Remus e alla verità che avevo sempre cercato di ignorare. E, ancora una volta, la paura mi assalì.
Quando la campanella suonò, annunciando la fine della lezione, mi alzai in fretta, senza pensare davvero a cosa stessi facendo. Non volevo stare lì, in mezzo agli altri studenti che stavano chiacchierando, scambiandosi battute sulla lezione di Difesa contro le Arti Oscure. L'unica cosa che mi preoccupava in quel momento era parlarne con Remus, non con il professor Lupin. Volevo parlare con l'uomo che mi aveva cresciuta, l'uomo che mi aveva mostrato l'affetto di cui avevo bisogno, ma che, improvvisamente, mi aveva abbandonata.
Mi feci strada tra gli studenti, cercando di non incontrare gli occhi di Pansy, che mi stava guardando in modo curioso. Non avevo tempo per quelle chiacchiere. Avevo bisogno di chiarire tutto con lui. C'era qualcosa che dovevo sapere, qualcosa che non riuscivo a togliere dalla mente.
Quando finalmente arrivai vicino a Remus, lui stava parlando con alcuni studenti, ma il suo sguardo mi incrociò. Non ci volle molto per capire che anche lui aveva visto il cambiamento in me. La tristezza che avevo dentro era palpabile, e non credo che potesse ignorarlo.
"Remus," dissi, la voce tremante, ma cercando di mantenere il controllo. "Posso parlarti un momento? Da sola?"
Lui mi guardò per un attimo, un'espressione mista di sorpresa e preoccupazione sul volto. Poi, senza dire una parola, annuì e mi fece cenno di seguirlo. Sapevo che era un rischio, che probabilmente stavo mettendo a repentaglio qualcosa di fragile, ma avevo bisogno di risposte. Avevo bisogno di sapere cosa fosse successo, perché se n'era andato senza mai spiegarmi nulla.
Ci spostammo verso un angolo più tranquillo, lontano da occhi curiosi. Remus mi guardò con attenzione, come se stesse cercando di capire cosa fosse veramente importante. Io però non ero sicura di saperlo nemmeno io.
"Cosa sta succedendo, Remus?" chiesi, senza preamboli. "Perché... perché sei sparito? Perché mi hai lasciata? Io avevo bisogno di te!"
Le parole mi uscirono da sole, come se finalmente avessi trovato il coraggio di affrontare tutto ciò che mi tormentava. Remus abbassò lo sguardo, come se non volesse incontrare i miei occhi. La sua espressione si fece triste, ma rimase in silenzio per un lungo momento.
"Megan..." iniziò, la voce bassa e carica di una malinconia che non avevo mai sentito prima in lui. "Non è che ti ho abbandonata. È che... non potevo più proteggerti. Quando tuo padre ti ha trovata, non sono riuscito a fare nulla. Non ero abbastanza forte per affrontarlo. E lo so che ti sto deludendo, ma... a volte, fare la cosa giusta non è mai facile."
Un nodo si formò nella mia gola. Ogni parola di Remus sembrava entrare dritta nel mio cuore, ma non riuscivo a digerirle. "Quindi, non potevi nemmeno provare a restare? Non potevi combattere per me? Sei stato come una famiglia per me..."
Le parole mi uscirono più forti di quanto avessi voluto, ma quando mi voltai per guardarlo, capii che Remus non poteva offrirmi risposte facili. Non aveva nulla da dire che potesse far sparire quel dolore che avevo accumulato negli anni. Lo guardai ancora, cercando di leggere nei suoi occhi qualcosa che mi spiegasse tutto, ma non trovai nulla che mi fosse di aiuto.
"Mi dispiace, Megan," disse infine, la voce spezzata. "Voglio solo che tu stia bene. E io... non posso essere la persona che speravi che fossi."
Un silenzio pesante calò tra di noi. Lo guardai un'ultima volta, il cuore stretto in una morsa, poi mi voltai e camminai via, senza più dire nulla. La sua ombra mi seguiva, ma sapevo che nessuna parola sarebbe riuscita a colmare il vuoto che sentivo dentro.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
