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Durante la cena la Sala Grande era animata come sempre, con le quattro case riunite sotto il soffitto incantato che rifletteva il cielo notturno. Mentre mi servivo al bancone dei dolci, il mio sguardo cadde su una figura familiare al tavolo dei professori. Un uomo dai capelli grigi e il viso gentile, seduto accanto al professor Silente. Era Remus Lupin. Il mio cuore saltò un battito. Non potevo credere ai miei occhi. Remus, l'uomo che mi aveva cresciuta, che mi aveva insegnato a leggere e scrivere, che mi aveva protetta dalle ombre del passato. L'uomo che consideravo un padre.

Remus alzò lo sguardo e i nostri occhi si incontrarono per un istante. Un sorriso triste si formò sulle sue labbra, ma non disse nulla. Il suo aspetto era cambiato: più magro, con linee di preoccupazione che solcavano il suo volto, ma la sua presenza era rassicurante. Non sapevo come reagire. Ero felice di vederlo, ma allo stesso tempo temevo le domande che avrei dovuto affrontare.

Il professor Silente si alzò in piedi, richiamando l'attenzione di tutti. "Cari studenti," iniziò con la sua voce calma e autoritaria, "è con grande piacere che vi presento il nostro nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, il professor Remus Lupin." Un mormorio attraversò la sala. Molti studenti non sapevano chi fosse, ma il suo nome suscitava un certo rispetto. "Vi prego di accoglierlo calorosamente e di offrirgli la vostra collaborazione durante l'anno."

Un applauso timido si levò dalla sala, ma io rimasi immobile, il cuore in tumulto. Remus era tornato a Hogwarts, ma non come il tutore che avevo conosciuto. Ora era un insegnante, e la nostra relazione doveva adattarsi a questa nuova realtà. Mi chiesi se avesse intenzione di rivelare agli altri la nostra connessione, o se avrebbe mantenuto il silenzio, come avevamo sempre fatto.

La cena proseguì, ma il mio appetito era svanito. La presenza di Remus al tavolo dei professori era un promemoria costante del passato che cercavo di dimenticare, ma che ora era tornato a reclamare il suo posto nella mia vita.

Il resto della cena trascorse in un'atmosfera di disagio per me. Mi sentivo come se tutti i miei pensieri fossero bloccati in un angolo della mia mente, mentre la mia attenzione si concentrava solo su Remus. Ogni tanto alzavo lo sguardo verso di lui, ma non riuscivo a togliermi dalla testa il fatto che fosse lì, come un estraneo. Un estraneo che mi guardava da lontano, ma che non mi avrebbe mai raggiunto.

Era come se il tempo che avevo passato con lui non fosse mai esistito, come se non fossimo mai stati davvero una famiglia. Quando mio padre mi aveva trovata, Remus era sparito dalla mia vita, senza spiegazioni, senza nemmeno una parola. Il suo silenzio, più di ogni altra cosa, aveva ferito. Come poteva, lui che mi aveva cresciuta, allontanarmi così? Come poteva voltarmi le spalle così facilmente?

Mi sentii più sola che mai, eppure, non potevo fare a meno di sentire un sottile sollievo nel vedere Remus di nuovo a Hogwarts. Ma era troppo tardi. Le parole non sarebbero bastate a colmare la distanza che si era creata tra di noi.

Mi alzai per andarmene, cercando di mantenere un'aria indifferente. Non volevo che nessuno notasse quanto mi stavo facendo male. Ma mentre camminavo verso la porta, sentii un paio di occhi puntati su di me. Mi girai di scatto e incontrai lo sguardo di Thomas. Lui, insieme a Draco e agli altri, mi stava osservando con attenzione.

"Meghan, stai bene?" mi chiese Thomas, avvicinandosi a me con uno sguardo preoccupato.

Mi fermai e tentai di forzare un sorriso. "Sì, sto solo pensando a qualcosa."

Draco, che si era unito alla conversazione, aggiunse con tono sarcastico: "Cosa, alla tua prossima mossa malefica?"

Non gli prestai attenzione, ma Thomas notò che il mio sorriso era forzato e che i miei occhi riflettevano una tristezza che cercavo di nascondere.

"Se c'è qualcosa che non va, possiamo parlarne," disse Thomas, cercando di abbattere le difese che avevo costruito intorno a me.

In quel momento, mi sentii vulnerabile. Non volevo sembrare debole davanti a loro, ma c'era qualcosa che mi stava consumando dentro. Non riuscivo a far finta che fosse tutto normale.

"È solo... una vecchia faccia familiare," risposi con voce bassa, mentre abbassavo lo sguardo.

"Parli di Lupin, vero?" chiese Draco, il suo tono diventando più serio per un istante.

Annuii senza dire altro. Non sapevo come spiegarglielo, né se avrei mai potuto. Il dolore che provavo era troppo profondo, troppo personale.

Thomas guardò Draco, poi tornò a fissarmi, il suo volto teso dalla preoccupazione. "Se non vuoi parlarne ora, va bene," disse, "ma ricordati che non sei da sola."

Le sue parole mi colpirono più di quanto volessi ammettere. Era difficile lasciar entrare qualcuno in quella parte di me che avevo sempre tenuto nascosta.

"Grazie, Thomas," risposi finalmente, riuscendo a trattenere una piccola parte di me che cercava di non spezzarsi.

Mi girai per allontanarmi, ma sentivo gli occhi di Thomas e Draco su di me, come se stessero cercando di capire qualcosa che non volevo dire.

Mi sentivo intrappolata tra il passato che non riuscivo a lasciar andare e il presente che mi costringeva a continuare, senza fare domande, senza cercare risposte che non avevano più senso.

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