L'alba si faceva strada lentamente attraverso le tende pesanti della mia stanza, gettando una luce pallida sul pavimento di marmo lucido. Il silenzio della villa di Riddle sembrava ancora più opprimente in quel momento, come se il mondo intero fosse sospeso nell'attesa di qualcosa che nessuno sapeva spiegare. Era Natale, ma non c'era nulla di festoso nell'aria, solo una sensazione di vuoto e di solitudine che aleggiava tra le mura di quella dimora che non mi sentivo più chiamare casa.
Mi svegliai senza una vera ragione, come se un istinto profondo mi avesse fatto aprire gli occhi al momento giusto, quando tutto intorno era tranquillo, eppure il peso del giorno precedente sembrava ancora schiacciarmi il petto. Avevo dormito poco, il sonno interrotto dai pensieri che non mi lasciavano tregua, dai ricordi, dalle parole non dette. Mi alzai lentamente dal letto, il freddo del pavimento che mi svegliava completamente, e guardai fuori dalla finestra.
La neve aveva coperto il giardino, creando un paesaggio irreale e silenzioso, ma anche bello in modo inquietante. Sapevo che sarei stata costretta a rimanere a villa Riddle ancora per molto, forse per sempre. Non potevo scappare, non potevo cambiare nulla. Mio padre, la sua eredità, Thomas, Draco... tutte le cose che mi legavano a quel posto mi rendevano prigioniera di una realtà che non sapevo più accettare.
Sospirai, appoggiandomi al davanzale della finestra, guardando fuori come se potessi trovare una risposta tra i fiocchi di neve che scendevano lenti dal cielo grigio. Natale, una festa che non aveva più alcun significato per me. Nessuna famiglia, nessun rifugio. Solo il silenzio e l'attesa.
Improvvisamente, il suono dei passi nel corridoio mi fece tornare alla realtà. Mi girai di scatto, il cuore che accelerava. Chi altro sarebbe stato sveglio a quest'ora?
Sentii il suono dei passi avvicinarsi sempre di più, il battito del mio cuore che aumentava mentre cercavo di prepararmi a quello che sarebbe successo. La porta si aprì lentamente e lui entrò, il suo volto serio e pensieroso, come se portasse con sé un peso che non riusciva a nascondere. Thomas.
I suoi occhi si fissarono su di me, ma non disse nulla per un momento. Rimase fermo sulla soglia, come se volesse studiare ogni mio movimento, ogni espressione che avrei avuto. Non appena mi vide, si avvicinò a passi lenti e misurati.
"Mi scuso per svegliarti," disse, ma la sua voce era più tesa del solito. "Non pensavo che ci sarei riuscito. Voglio solo... parlarti."
Mi strinsi nelle coperte, non sapendo come reagire. Sentivo l'aria che ci separava diventare più densa, più carica di tensione.
"Cos'hai?" gli chiesi, la voce tremante. "Cosa sta succedendo?"
Lui sospirò, abbassando lo sguardo per un attimo prima di rialzarlo. "Megan, non tornerò a Hogwarts dopo queste feste. Tuo padre me l'ha ordinato."
Quelle parole mi colpirono come un pugno nello stomaco. Non riuscivo a credere a quello che stava dicendo.
"Perché?" chiesi, la voce rotta dalla sorpresa. "Non puoi... non puoi davvero farlo, Thomas. Non puoi rinunciare a Hogwarts."
Lui fece un passo verso di me, ma non mi toccò. I suoi occhi si abbassarono come se dovesse riflettere su qualcosa di difficile da spiegare.
"Non voglio farlo," rispose, la voce più bassa ora. "Ma lui... lui non lascia alternative. Non posso disobbedire. Non posso mettere in pericolo te, me o chiunque altro. Non posso. Mi ha detto di restare qui, e lo farò. Anche se tutto dentro di me mi urla di tornare da te, di andare contro di lui, non posso. Non posso perderti, Megan, ma non posso disobbedire."
Un senso di impotenza mi sopraffece. Il mio cuore si spezzò per lui, per me, per la nostra situazione che sembrava non avere via d'uscita. Volevo gridare, urlare contro mio padre, contro tutto, ma sapevo che non avrei mai potuto. La realtà era più forte di noi.
"Non è giusto," mormorai, il respiro che tremava. "Non è giusto, Thomas."
Lui non rispose subito. Si avvicinò ancora di più, fino a fermarsi proprio davanti a me. Mi guardò negli occhi, come se volesse cercare una risposta che nemmeno lui trovava.
"Lo so," disse infine, e per la prima volta in quella lunga conversazione, i suoi occhi si riempirono di qualcosa che assomigliava a una tristezza profonda. "Lo so, Megan. Ma non ho scelta."
Mi sentivo impotente, il cuore che pesava nel petto. Non sapevo cosa fare o dire. Mi alzai lentamente, avvicinandomi a lui. Il suo sguardo incontrò il mio, e senza una parola, lo abbracciai. Era tutto ciò che potevo fare in quel momento. Non c'erano risposte, nessuna via d'uscita. Solo la sensazione del suo abbraccio che mi dava conforto, anche se sapevo che la distanza tra di noi sarebbe cresciuta inesorabilmente.
"Non voglio perderti, Thomas," sussurrai, le parole più difficili che avessi mai detto. "Non voglio perderti mai."
Lui mi strinse più forte, ma non disse nulla. Per un momento, restammo così, nel silenzio, mentre fuori dalla finestra la neve continuava a cadere, come se il mondo continuasse a girare, imperterrito dalla nostra sofferenza.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
