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L'estate trascorse lentamente, i giorni trascinati dal peso della paura e del dovere. La villa sembrava sempre più soffocante, come se fosse riuscita a inghiottire ogni speranza, ogni sogno che avevo avuto fuori da quella casa. La figura di mio padre, sempre presente, non mi dava tregua. Ogni passo che facevo era osservato, ogni parola che pronunciavo, pesata. Il ritorno a Hogwarts sembrava ormai l'unica via di fuga.

Quando arrivò il momento di salire sul treno per Hogwarts, una parte di me si sentiva sollevata, ma un'altra parte era ancora intrappolata. La stazione di King's Cross sembrava quasi un rifugio rispetto alla rigidità di Villa Riddle, ma il pensiero che sarei tornata tra gli studenti di Hogwarts, e che avrei dovuto affrontare ancora una volta i segreti che mi legavano al mio passato, mi spaventava.

Salii sul treno con una certa riluttanza, ma Thomas era al mio fianco, come sempre. Non ci siamo scambiati molte parole durante il viaggio, entrambi persi nei nostri pensieri, eppure sapevo che lui c'era per me, come sempre. Non avevo nessun altro, nessuno che mi capisse o che fosse davvero dalla mia parte.

Quando il treno finalmente si fermò alla stazione di Hogsmeade, una sensazione di freddo mi avvolse. Hogwarts sembrava sempre la stessa, ma in qualche modo tutto era diverso. Ogni angolo che avevo conosciuto sembrava carico di segreti che non avevo ancora imparato a svelare.

Scendemmo dal treno e ci dirigemmo verso il castello, la cena che ci aspettava nella Sala Grande. Le luci brillavano dalla finestra del castello, e nonostante tutto, il richiamo della scuola mi dava un senso di familiarità, anche se l'ombra della mia eredità incombeva su di me.

Non vedevo l'ora di rivedere alcuni volti, ma non ero sicura di come sarebbero stati i miei compagni. Avevo già capito che Harry e gli altri non sapevano nulla del mio passato, e non volevo che lo scoprissero. Non ero pronta a rivelare tutto, non ero mai stata pronta.

Draco era, come sempre, al mio fianco, ma anche lui sembrava un po' più distante. Il suo atteggiamento di superiorità non era mai stato facile da sopportare, ma quest'anno sembrava che qualcosa fosse cambiato, come se anche lui sentisse il peso di ciò che stava accadendo. Non che me ne importasse molto di Draco, ma non potevo fare a meno di notare come i suoi sguardi fossero più intensi, come se stesse cercando di capire cosa mi stesse realmente succedendo.

La scuola stava per cominciare, ma io non riuscivo a scrollarmi di dosso il peso del ritorno. Non sapevo cosa mi aspettava, ma sentivo che ogni giorno che passava mi stavo avvicinando a un destino che non avrei potuto evitare. Hogwarts, la mia salvezza e la mia condanna, era la mia prigione e la mia via di fuga.

Mentre ci avvicinavamo alla grande entrata del castello, il mio sguardo fu catturato da una figura familiare. Un uomo che stava parlando con alcuni studenti alla stazione, un po' più lontano, ma con un'espressione che mi sembrava incredibilmente familiare. I capelli grigi, il viso gentile e quel portamento così caratteristico... Sembrava proprio Remus Lupin.

Mi fermai di colpo, il cuore che accelerava nel petto, mentre cercavo di mettere a fuoco meglio la figura. Quell'uomo... quell'uomo mi ricordava tanto Remus, la figura che mi aveva accudito durante gli anni più difficili, che mi aveva insegnato a leggere e scrivere, che mi aveva protetta nelle lunghe notti in cui il mio padre era distante e assente.

Remus. Non poteva essere lui, no? Cosa ci faceva alla stazione? E perché non mi aveva vista? Mi sentii strana, confusa, quasi come se stessi vivendo un sogno, una realtà che non riuscivo a comprendere completamente. Ma non ero sicura. L'uomo alla stazione non si voltò mai, e quando lo osservai con maggiore attenzione, sembrava che stesse andando in direzione opposta, verso il gruppo di studenti più lontano.

L'incertezza mi colpì come un'ondata gelida. Non potevo essere sicura di quello che avevo visto, ma il pensiero che Remus fosse da qualche parte, che potesse essere tornato in qualche modo nella mia vita, mi dava una strana sensazione di speranza. Una speranza che non avevo più provato da tempo.

Thomas camminava al mio fianco, e non appena notò la mia esitazione, si fermò. "Cosa c'è?" chiese, il suo tono morbido ma interrogativo.

"Non... niente," risposi rapidamente, cercando di mascherare la confusione che sentivo. "Ho pensato di aver visto qualcuno che conoscevo."

Ma Thomas non sembrò convinto. Mi guardò con uno sguardo che sembrava voler scrutare il profondo della mia anima. "Se vuoi parlare," iniziò, ma io lo fermai con un gesto della mano.

"Non è niente, davvero," dissi, cercando di far scomparire quel senso di disagio che stava crescendo in me. "Andiamo, non siamo nemmeno arrivati al castello."

Lui non insistette, ma rimase in silenzio mentre camminavamo insieme verso la Sala Grande. Io, però, non riuscivo a smettere di pensare. Forse avevo visto davvero Remus, forse no, ma quel pensiero mi avrebbe tormentato per tutto il viaggio verso Hogwarts.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora