La cena era proceduta normalmente, con il suono di posate e conversazioni che riempivano la Sala Grande, ma io non riuscivo a concentrarmi su nulla. Il mio cuore batteva più forte di quanto avessi voluto ammettere, e il mio stomaco era in preda a una nausea che non riuscivo a scacciare. Tutto il resto sembrava lontano, come se la mia mente fosse presa da un pensiero fisso.
Quando Thomas mi guardò dall'altra parte del tavolo, il suo sguardo serio mi fece gelare. Non c'era alcun segno di leggerezza, come se il peso di ciò che stava per dirmi fosse enorme, e io avvertivo quell'inquietudine crescere dentro di me.
Con un gesto impercettibile della testa, mi fece cenno di avvicinarmi. Non volevo farlo, ma qualcosa nel suo sguardo mi diceva che non avrei potuto fare altrimenti.
Mi alzai e mi avvicinai al suo posto, cercando di non attirare l'attenzione. Intorno a noi, i rumori della cena continuavano, ma il mio mondo sembrava fermarsi nel momento in cui Thomas mi parlò a bassa voce.
"Megan, il Signore Oscuro vuole che tu sia a casa per Natale," disse, con quella calma che usava sempre quando parlava di cose che non avrei mai voluto sentire. "Non possiamo più ignorarlo. Dobbiamo fare ciò che vuole."
Il freddo mi avvolse, e sentii una stretta alla gola. Non riuscivo a rispondere immediatamente, la mia mente rifiutava di processare quelle parole. Tornare a casa, a Villa Riddle, con lui... Non volevo, non riuscivo a sopportarlo.
"Non voglio tornare," dissi infine, cercando di mantenere la voce ferma, ma il tremore tradiva la mia paura. "Non voglio essere lì con lui."
Thomas non mi guardò. Il suo sguardo era fisso sul piatto, come se le parole fossero state dette più per sé stesso che per me. "Non hai scelta," disse, quasi con rassegnazione. "Tu sai come funziona, Megan. Non possiamo deluderlo."
Mi colpì come un colpo allo stomaco. Non c'era possibilità di fuga, nessuna via d'uscita. Il suo tono era deciso, privo di dubbi, e io non osavo ribattere. Il Signore Oscuro voleva che tornassi, e Thomas, come sempre, era il suo esecutore. Mi sentivo intrappolata, la mia vita un piccolo ingranaggio in un meccanismo più grande, che non avevo mai scelto e che non riuscivo a sfuggire.
Guardai brevemente Thomas, cercando qualche segno di compassione, ma trovai solo freddezza nei suoi occhi. "Volevo dirti prima della cena, così avresti avuto il tempo di riflettere," aggiunse, come se fosse una questione di semplice informazione.
E mentre le sue parole cadevano nell'aria, mi accorsi che Draco ci stava osservando, la sua espressione impassibile ma curiosa. Era sempre lui a comprendere più di quanto mostrasse. Non aveva bisogno che gli spiegassi nulla. Aveva capito immediatamente che Thomas stava parlando di me, di cosa mi stava dicendo, e sapeva che per me sarebbe stata una condanna tornare a Villa Riddle.
Tutti intorno a noi continuavano a mangiare e a parlare, ignari di quello che stava realmente accadendo, ma io sapevo che la mia vita non sarebbe stata più la stessa. Mi trovavo di fronte a un bivio, eppure non c'era via d'uscita. Non potevo ribellarmi, non potevo rifiutarmi. La paura che mi stringeva il cuore mi diceva che non sarei mai stata libera, che avrei sempre dovuto fare ciò che loro volevano.
Il resto della cena proseguì come se nulla fosse accaduto, ma io non riuscivo a smettere di pensare a quelle parole. E mentre guardavo Draco, il suo sguardo mi sembrò un po' più lontano, come se qualcosa stesse cambiando anche per lui.
Era tardi quando mi ritirai nella mia stanza, il peso delle parole di Thomas ancora schiacciava il mio petto. Non riuscivo a fermare il turbinio di pensieri che mi assalivano. Tornare a Villa Riddle... Il solo pensiero mi faceva rabbrividire. Non riuscivo a credere che mi stessero costringendo a farlo. Avevo sperato, sperato con tutto il cuore, che a Hogwarts sarei stata al sicuro, che Remus, finalmente, sarebbe stato lì per proteggermi, per impedire che mio padre mi potesse portare via di nuovo.
La porta della mia stanza si aprì con un leggero cigolio, e Thomas entrò senza bussare. Il suo volto era implacabile, come sempre, ma quella sera c'era qualcosa di diverso nel suo atteggiamento, una freddezza che non mi era familiare.
"Megan," disse, la sua voce bassa e dura. "Lo sai che non possiamo fare altro. Il Signore Oscuro ha deciso."
Io, però, non riuscivo a trattenere più la rabbia che mi cresceva dentro. "Non voglio tornare da lui!" risposi, quasi gridando. "Non posso, Thomas! Ho paura, e tu lo sai!"
Thomas fece un passo avanti, ma il suo sguardo non si fece più morbido. "Lo so. Ma tu non hai scelta," disse con una calma che mi fece rabbrividire. "Non pensare che io non voglia proteggerti, Megan. Ma tu sei sua figlia. Non possiamo ignorare ciò che vuole."
"Proteggermi?" La mia voce tremò, ma la mia rabbia cresceva sempre di più. "Mi stai mandando a fare i suoi comodi! A fare i suoi giochi! Come puoi? Come puoi dirlo con quella calma? Mi stai vendendo di nuovo a lui!"
Mi alzai in piedi, cercando di mantenere la compostezza, ma la sensazione di tradimento era troppo forte. Mi sentivo come se mi stessero portando via la mia unica speranza, come se tutto ciò che avevo costruito a Hogwarts fosse destinato a crollare in un istante. Non volevo tornare da mio padre. Non volevo vivere nel suo castello, tra quelle mura fredde e oscure, dove non c'era altro che paura e dolore.
Thomas mi guardò a lungo, i suoi occhi scuri fissi sui miei, come se cercassero di trovare qualcosa in me che potesse calmarlo, che potesse farlo capire che non c'era altra via, ma io non lo facevo.
"Non capisci," continuò, il suo tono più basso. "Se potessi, te lo impedirei. Ma non possiamo mettere in pericolo il nostro posto qui. Non possiamo fare a meno di lui."
"Lo so," risposi, cercando di calmarmi, ma le lacrime minacciavano di uscire dai miei occhi. "Lo so. Ma ogni volta che lo vedo, ogni volta che lo sento... mi ricordo di quello che è. E non voglio più essere sua."
Thomas sospirò, sembrava stanco. "Lo so, Megan. Ma non posso prometterti che non ci tornerai. Devi farlo. E lo farai."
La sua ultima frase mi colpì come una lama. "E se non voglio?" chiesi, la voce che tremava.
"Se non lo farai," disse, la sua voce più severa, "metterai a rischio la tua vita e quella degli altri. Mi capisci, vero?"
Io lo guardai, senza parole. Non avevo scelta. E lui lo sapeva. Ma la rabbia e la frustrazione mi bruciavano dentro. E in quel momento, mentre Thomas usciva dalla stanza senza dire altro, mi resi conto che la mia lotta non era solo contro mio padre. Era anche contro me stessa, contro la parte di me che desiderava disperatamente essere libera, che sperava in qualcosa di migliore, qualcosa di diverso.
Ma era inutile. La verità era che non avevo mai avuto una vera scelta. E quella consapevolezza mi fece sentire ancora più sola che mai.
STAI LEGGENDO
L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
