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Il viaggio verso Villa Riddle sembrava interminabile. Il paesaggio che scorrevano fuori dai finestrini della carrozza mi dava l'impressione che il mondo stesse lentamente cambiando, come se stessimo entrando in un'altra realtà. Una realtà che non avevo scelto, ma che mi perseguitava, mi afferrava ogni volta che cercavo di sfuggirle. La tensione tra Thomas, Draco e me era palpabile, come se ogni passo che facessimo verso quella casa fosse un altro passo verso un abisso in cui mi stavo perdendo.

Draco sedeva di fianco a me, il suo sguardo intenso e distante. Non parlava, ma ogni tanto mi lanciava uno sguardo furtivo, come se aspettasse che io parlassi, come se mi stesse dicendo, in silenzio, che sarebbe stato lì per me, a modo suo. Ma io non riuscivo a rispondere a quel silenzio. Non riuscivo a smettere di pensare a Thomas, alla nostra discussione, a come mi avesse fatto sentire allo stesso tempo protetta e distrutta. Entrambi mi stavano schiacciando, entrambi avevano preso un posto nella mia vita che non ero sicura di voler mantenere.

Thomas, seduto sull'altro lato, guardava fuori dalla finestra con uno sguardo vuoto. Sembrava che anche lui fosse perso nei suoi pensieri. Non aveva detto nulla da quando eravamo saliti sulla carrozza, ma il suo volto, teso e serio, tradiva una preoccupazione che non riuscivo a ignorare. Mi colpì come fosse cambiato, come se tutto il peso di quella situazione stesse lentamente sgretolando l'uomo che conoscevo. Mi sentivo impotente, come se fossi l'unica a non avere il controllo su nulla. La mia vita sembrava ormai sfuggirmi, e io non riuscivo a fermarlo.

Il rumore delle ruote che scricchiolavano sul terreno roccioso della strada sterrata ci accompagnava, e l'aria fredda del tardo pomeriggio sembrava pesante, quasi come se il mondo stesse trattenendo il respiro, in attesa di qualcosa che sarebbe accaduto una volta arrivati a destinazione. Sapevo cosa mi aspettava, ma non ero pronta. Non lo sarei mai stata.

Quando finalmente la villa apparve all'orizzonte, la sua silhouette oscura contro il cielo grigio sembrava una minaccia. La mia mente urlava di fermarci, di non proseguire, di scappare. Ma sapevo che non c'era via di fuga, non c'era nessun posto dove andare. La carrozza si avvicinò lentamente alla villa, e ogni passo sembrava risucchiarmi sempre di più nella sua morsa.

Arrivammo al cancello, e come al solito, vennero ad aprirci. Il grande portone della villa si aprì lentamente, e non potei fare a meno di sentire quel senso di vertigine, di oppressione. Non mi sentivo più come la ragazza che era partita qualche mese prima, ero cambiata, e il peso della mia eredità mi schiacciava.

"Bentornati a casa," disse Thomas, ma non c'era alcuna gioia nella sua voce. Erano parole vuote, tanto quanto il mio cuore.

Draco scese per primo dalla carrozza, senza dire nulla, come se fosse ormai rassegnato. Io lo seguii a fatica, e poi Thomas, che rimase per un momento a guardarmi. Non aveva bisogno di dirlo, ma il suo sguardo parlava da solo: era una prigione da cui non potevo uscire. E quella prigione, ormai, sembrava essere la mia casa.

Il grande cancello si richiuse dietro di noi con un suono metallico, come se avesse segnato la fine di qualcosa, forse la fine di una speranza che non avevo mai osato nutrire.

Il buio era quasi opprimente, e il suono dei nostri passi sembrava amplificato nella grande hall di Villa Riddle. Mio padre, Voldemort, mi stava osservando con il suo solito sguardo penetrante, gli occhi rossi che brillavano come miniere di fuoco. La sua presenza mi faceva sentire piccola, insignificante, ma allo stesso tempo terrorizzata. Ma oggi non avevo voglia di nascondermi. Non avevo voglia di essere sottomessa.

"Sei tornata, Megan," disse la sua voce fredda e carica di disprezzo, ma c'era anche una strana velatura di sollievo in essa. "Sono felice di vederti, figlia mia."

Non risposi subito. Il mio cuore stava battendo forte, il sangue mi bolliva nelle vene. Non mi importava più di niente. Non mi importava se era mio padre, se era il Signore Oscuro. Non mi importava nemmeno che mi avesse cresciuta, perché non era lui a rendermi ciò che ero. Io ero qualcosa di più, qualcosa di diverso. E non lo avrei mai permesso a nessuno, nemmeno a lui, di farmi sentire in colpa per chi ero.

"Felice di vedermi?" ripetei, la mia voce tagliente. "Se fosse stato così, mi avresti lasciata dov'ero. Ma no, dovevo tornare qui. E adesso devo fingere che tutto vada bene, che la mia vita sia 'normale', che tutto questo non mi faccia schifo."

Thomas e Draco stavano zitti, i loro sguardi vuoti. Sapevo che entrambi non avrebbero osato dire nulla. Ero sola in questo. Solo io e mio padre. Non che fosse mai stato diverso, dopotutto.

Voldemort mi fissò, e il suo volto si distorse in una smorfia di rabbia. Non era abituato ad essere sfidato, non da me. Non da sua figlia.

"Non osare parlarmi in questo modo, Megan," disse, il suo tono glaciale. "Sono tuo padre, e mi devi rispetto. Non voglio più sentire queste tue parole di ribellione."

Scossi la testa, il cuore che mi batteva contro il petto. Mi sentivo come una bomba pronta a esplodere. Non avrei mai e poi mai cacciato via il dolore che mi aveva causato. E non avrei mai permesso che mi trattasse come una pedina. "Rispetto?" replicai, le labbra serrate. "E cos'è che mi hai dato in cambio? Una vita di paura? Un'eredità che non ho scelto? Dimmi, cosa mi hai dato se non disprezzo?"

A quelle parole, Voldemort sembrò per un momento perdere il controllo. Il suo volto divenne pallido, la sua voce tremò di rabbia. "Silenzio!" urlò. "Non voglio più sentire queste scuse. Devi imparare a rispettarmi."

Rimasi lì, fissandolo con occhi carichi di disprezzo. Non avevo bisogno di nessun tipo di affetto da lui, e non l'avrei mai accettato. Invece, cercai di mantenere la calma, di non cedere alla rabbia che mi cresceva dentro. "Non ho bisogno di nulla da te" risposi, la voce bassa, ma le parole cariche di una rabbia che sentivo crescere sempre più dentro di me.

Il silenzio che seguì fu pesante. Thomas e Draco non osarono intervenire, troppo consapevoli di quanto fosse pericoloso. Ma io ero stanca di stare in silenzio, stanca di essere una figura secondaria nella vita di tutti, persino nella mia.

Voldemort mi fissò, la sua espressione incerta per un attimo. Poi, con uno scatto improvviso, avanzò verso di me, il suo volto scuro di rabbia. "Non permetterò che tu mi sfidi ancora, Megan. Non una sola volta di più."

E con quelle parole, sapevo che la tensione tra di noi sarebbe stata ancora più forte, che il suo controllo su di me sarebbe diventato ancora più opprimente. Ma io non avrei mai smesso di lottare.

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