Mi sentivo impotente, paralizzata dalla paura, ma qualcosa dentro di me mi spingeva ad agire. La vista di Thomas, stremato dal dolore, con il respiro affannoso e il corpo ancora scosso dalla maledizione, mi fece scoppiare qualcosa nel cuore. Non riuscivo a guardarlo soffrire così, senza fare nulla.
Mentre le lacrime mi rigavano il viso, mi piegai su di lui, il mio cuore martellava nel petto. "Mi dispiace... mi dispiace così tanto," sussurrai, quasi senza rendermene conto. Le parole mi sfuggirono, ma era come se stessi cercando di riparare qualcosa che non potevo davvero aggiustare.
Le sue mani tremavano mentre cercava di sollevarsi, e io, come se non avessi più controllo su di me, mi avvicinai a lui. Senza pensarci, senza riflettere sulle possibili conseguenze, lo baciai. Un bacio breve, ma intenso. Un bacio carico di paura, di disperazione, di qualcosa che non riuscivo a definire. Il calore del suo corpo, la sua vicinanza, mi fecero sentire viva in un modo che non avevo mai provato prima.
Quando staccai le labbra da lui, il silenzio era opprimente. Lo guardai negli occhi, e nei suoi c'era una strana luce. Come se, per un attimo, avesse capito qualcosa che non avevamo mai detto. Ma era troppo tardi per capire. Troppe cose erano già accadute, e non c'era modo di tornare indietro.
"Non volevo che succedesse questo," dissi con voce tremante, mentre mi allontanavo da lui, cercando di non farmi sopraffare dal senso di colpa che mi stava consumando.
Lui mi guardò per un momento, poi, senza dire una parola, si alzò lentamente, cercando di riprendersi. Ma io rimasi lì, paralizzata dalla consapevolezza che nulla sarebbe più stato come prima.
Thomas si fermò un attimo, fissandomi con una risata soffocata che non riusciva a nascondere completamente la tensione nell'aria. Poi, lentamente, si avvicinò di nuovo, e questa volta non mi staccai. Il suo bacio era diverso, più deciso, ma non meno delicato. Era come se stesse cercando di dirmi qualcosa che non riuscivo a capire del tutto, e io mi abbandonai completamente a quel momento.
Quando ci separammo di nuovo, c'era un'espressione divertita sul suo viso, ma nei suoi occhi c'era una profondità che mi confondeva. "Solitamente," disse con un sorriso malizioso, "dopo che due persone si baciano, fanno sesso."
Il suo tono di voce era scherzoso, ma io non riuscivo a capire se stesse cercando di alleggerire la tensione o se stesse solo cercando di mascherare qualcosa di più serio. Il mio cuore batteva forte, e la mia mente era un turbinio di pensieri. Non sapevo cosa stesse accadendo, né cosa sarebbe successo dopo, ma una cosa era chiara: nulla sarebbe mai più stato come prima.
Sorrisi debolmente, cercando di mascherare la confusione che mi assaliva. "Beh," risposi, cercando di scherzare, "magari ci sono delle regole che non conosco."
Lui ridacchiò, ma la sua espressione tornò seria. "Sì," disse, come se avesse voluto dire qualcos'altro, ma poi si fermò. Il suo sorriso svanì lentamente, lasciando posto a una sorta di rassegnazione.
"Non ti preoccupare," aggiunse, cercando di apparire più sicuro. "Non è il momento per queste cose."
Ma io sapevo che la situazione era più complicata di così, e che entrambi stavamo cercando di distrarci da qualcosa che non potevamo affrontare.
Nel silenzio che seguì, rimasi lì, incerta su cosa sarebbe successo, ma consapevole che il futuro sarebbe stato difficile da prevedere.
La stanza sembrava più grande del solito, e il silenzio pesava nell'aria, come una coltre di nebbia che non riuscivo a dissipare. Non volevo stare da sola. La solitudine mi faceva impazzire, soprattutto in quel posto che ormai sentivo più come una prigione che come una casa.
Mi voltai verso Thomas, sentendo la paura e l'incertezza crescere dentro di me. "Non voglio restare sola," dissi, la mia voce era più fragile di quanto avessi voluto.
Lui mi guardò con uno sguardo che tradiva comprensione, ma anche una certa dolcezza, che mi fece sentire più al sicuro di quanto avessi sperato. "Non ti lascerò," rispose con calma, e senza aggiungere altro, si tolse le scarpe e si distese accanto a me nel grande letto.
Il letto era enorme, abbastanza da poterci stare comodi, eppure non mi sentivo del tutto tranquilla. La sua presenza però mi dava un minimo di sollievo. Non era tanto per il corpo che ora giaceva accanto al mio, ma per l'affetto che sembrava emanare dalla sua vicinanza. Anche se non sapevo cosa avrei fatto il giorno dopo, almeno in quel momento avevo una certezza: non ero più completamente sola.
Lui si girò verso di me, cercando di sistemarsi nel modo più comodo possibile. "Dormi un po'," disse, con un tono che non ammetteva discussioni.
Mi accoccolai sotto le coperte, cercando di non pensare troppo a ciò che stava accadendo, ma c'era qualcosa di confortante nel suo respiro regolare accanto a me, nel suo calore che cercava di scacciare i fantasmi che mi tormentavano.
Il buio sembrava più sicuro in quel momento. Con lui lì, accanto a me, sentivo che avrei potuto trovare un po' di pace, anche se solo per un istante.
"Grazie," sussurrai, anche se non sapevo bene cosa stessi ringraziando. Forse era per la sua compagnia, forse per non lasciarmi in balia dei miei pensieri.
Lui rispose solo con un lieve sorriso, e in quel momento capii che, per quanto tutto intorno a noi fosse un caos, in quella stanza, in quel letto, c'era qualcosa che somigliava alla sicurezza. Ma sapevo che sarebbe durata poco. Nulla qui sarebbe stato facile, né semplice. Ma forse, per una notte, avrei potuto lasciare andare la paura, almeno un po'.
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L'erede di Merlino
Fan-FictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
