DepressedLoveStories

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Autrice: DepressedLoveStories

Non capisco... perché, ognuno di noi, almeno una volta nella vita è stato sopraffatto da qualche avvenimento quasi fino ad arrivare alla depressione più totale? Perché sento sempre questo dolore crescente dentro di me, e non ho neanche la minima idea di come si sia formato. Chissà, forse, da quella diagnostica che avrei preferito non vedere.

Successe circa sette mesi fa. Ero felice, sì, ma con una fitta alla spalla che faceva sempre più male ogni settimana che passava. Decisi di farmi le varie analisi, e scoprì una macchia per nulla confortante sulla mia spalla sinistra. Volevo spaccare il mondo. Urlare, bestemmiare, e magari, anche uccidere qualcuno. Ma cosa mi sarebbe entrato in tasca, se non odio?

Dovrei odiarmi per il mio egoismo. Dovrei proprio... ma per qualche ragione a me sconosciuta, sono felice. Credo che siano le persone a rendermi così. Nonostante la mia tenera età di diciassette anni, e i vari problemi familiari per via del divorzio che stanno affrontando i miei, so che potrò sempre contare su Hayden.

Ci conosciamo praticamente dalla nascita, e ci vogliamo un bene dell'anima. È il mio migliore amico, e per nulla al mondo lo cambierei, neanche con il mio idolo numero due! Perché il numero uno è, e sarà, sempre lui.

"Allora, cono gelato, o coppetta?", mi chiese con un mezzo sorriso.

"Conosci i miei gusti!", esclamai ridendo.

"Una coppetta alla vaniglia e cioccolato, e per me..."

"Un cono gelato alla fragola e limone!" Lo precedetti. Mi guardava stupito e addolcito al tempo stesso. Adoravo quella sua espressione.

Dopo aver fatto un piccolo giro tra i maestosi alberi di Central Park, lui decise di sedersi, perché voleva dirmi una cosa della massima urgenza. All'inizio mi allarmai, ma dopo aver pensato che sarebbe uno dei suoi scherzi per strapparmi un sorriso, allontanai quel pensiero negativo. Dopo esserci seduti ai piedi di un salice piangente, lui guardò a terra. Forse per trovare le parole giuste... l'ansia insieme alla curiosità salivano a dismisura, e lui sa che sono intrattabile quando devo aspettare una cosa per troppo tempo.

"Com'è andata l'ultima diagnostica?"

"La macchia è sempre lì, i medicinali la tengono a bada. Non so se voglio amputarmi un braccio...", dissi da una parte dispiaciuta. Credevo che voleva dirmi qualcosa, e invece...

"Nella prima guerra mondiale l'Italia ottenne la 'vittoria mutilata', sai? Significa che i soldati sono tornati alla propria patria senza qualche parte del corpo, e a quei tempi non esistevano arti robotici!", esclamò quasi arrabbiato.

"Almeno non erano malati di tumore... non c'è speranza per me, Hayden", risposi freddamente e consapevolmente. Quanto odiavo la cruda realtà! Odiavo anche lui perché si ostinava a negare l'evidenza.

"Allora perché ti chiami 'Hope'? Hm? E poi, io non voglio perderti. Non fare la difficile... c'é speranza, te lo dico io che ne ho passate un sacco grazie al lavoro di mio padre. Sono esistiti casi peggiori del tuo, ad esempio prendere un tumore ai polmoni. Ma quella persona adesso vive grazie ad un macchinario che gli permette di respirare! Resta con me. Non andartene, non voglio che tu mi lasci..." quel discorso era così toccante, ed io cosi stupida! "Io ti amo. E credo in te", sbiancai a quelle parole. Non potevo crederci.

"Okay, visto che sei una delle poche persone che conosco con un pò di sale in zucca, accetterò l'operazione! E per la cronaca...", presi una piccola pausa di suspance "anch'io sono innamorata di te".

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