Emi_2808

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Autrice: Emi_2808

Ci speravo davvero, ma il nostro era un amore impossibile.

«Chase, smettila di pensare a Madison, ti prego» mi dice Jenny con uno sguardo esasperato.

Lei è la mia migliore amica, ci conosciamo da una vita ormai ed è la persona che mi conosce meglio, dopo Madison, o, almeno, questo è quello che credevo.

«Cosa ho fatto di nuovo?» sbuffo, bevendo il mio caffè.

«Hai chiamato Susan, Madison! Ti ha lasciato... te ne sei accorto, almeno?» scuote la testa, passando i documenti che devo leggere e classificare perché sono un avvocato.

«Sei stata tu a metterci insieme a forza, io mica volevo. Beh, ora sono di nuovo felicemente single» mi alzo dalla poltrona e prendo la mia giacca.

«Sei sicuro di essere "felicemente single"?» mi chiede Jenny, mimando le virgolette con le dita.

«Sicurissimo. Ora torno a casa, a Jenny» sbotto, dileguandomi velocemente per non continuare QUELLA conversazione che tiriamo avanti da anni, che non porta mai da nessuna parte.

Apro la portiera della macchina ed entro, mettendo in moto. Mi immetto nelle strade trafficate di Seattle, la quantità di macchine sembra infinita: entrano nella strada principale da tutte le vie secondarie in modo confuso e disordinato, proprio come i miei pensieri in questo momento.

L'immagine della ragazza dagli occhi azzurri come il cielo e i capelli marroni boccolosi, mi perseguita tutt'ora, dopo quattro anni di tempo, come un fantasma.

Mi rimbomba ancora nella mente la sua voce: "Chase, noi riusciremo a vincere la distanza. Siamo forti e innamorati, ce la faremo di sicuro. Aspettami".

Aveva detto che ce l'avremmo fatta, che avremmo riso di tutte quelle coppiette fragili che si erano allontanate a causa della distanza.

Aveva promesso di chiamarmi tutti i giorni ma è stata lei la prima a smettere di rispondere alle mie chiamate e i miei messaggi. Aveva promesso di tornare una volta finito il master a New York, ma non era mai successo perché lei, a New York, non c'era mai stata.

Si era stancata, si era arresa ed era sparita senza dire niente, senza spiegare niente.

Sento un forte clacson provenire da dietro e guardando lo specchietto retrovisore, noto un ragazzo alzare il braccio per imprecare, penso, quanta impazienza. Picchio il volante anch'io per rispondergli come si deve e riparto.

Abito ancora nel piccolo bilocale che avevamo deciso di affittare insieme ai tempi dell'università, dove abbiamo passato i momenti migliori della nostra relazione. Qui, abbiamo riso, pianto, litigato, progettato e sperato.

Abbiamo sperato di poter fermare il tempo, di rivivere ogni momento migliaia di altre volte, di insultarci, di prenderci in giro per poi finire ad abbracciarci e baciarci, di restare inseparabili, per sempre.

Forse lei si è ormai dimenticata di tutte queste promesse e progetti fatti per il futuro, forse lei è già andata avanti, dimenticandosi di me, di noi.

Vorrei farlo anche io, buttarmi tutto alle spalle e continuare la mia vita a testa alta, senza preoccupazioni e sofferenze. Ma in fondo so benissimo di non riuscirci ancora, nonostante sappia benissimo l'inutilità di tutto questo. La mia mente non riesce a smettere di ricordarmi lei in ogni attimo della mia giornata e spesso ho l'illusione di poterla rivedere un giorno qui accanto a me.

È incoerente, è distruttivo, è impossibile, ma io spero ancora nel suo ritorno. Spero ancora che un giorno tornerà da me.

Avevamo sperato troppo e forse è per questo che abbiamo sbagliato.

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