MammaesmeSalvatore

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Autrice: MammaesmeSalvatore, in bocca al lupo!

Proteso oltre il muretto di protezione del ponte, osservavo il moto del fiume.
I miei pensieri vorticavano come l'acqua torbida che scorreva impetuosa, richiamata alla foce.
Ogni notte, tornando a casa, mi fermavo su quel viadotto, attratto dall'oblio che quel canale prometteva.
Il volo, la corrente, la pur minima profondità di quel letto avrebbero pacificato la mia anima.
Ma il mio tormento non meritava pace.

-o-o-o-o-

(Qualche mese prima)

Immobile, sotto un cielo plumbeo pesante come la mia coscienza, guardavo la sua finestra illuminata dalla luce soffusa dell'abat jour.
L'avevo chiamata mille volte ma lei non mi aveva mai risposto.
Sapevo fin troppo bene quanto fosse furiosa con me.
L'azienda per cui lavorava le aveva offerto un trasferimento nella sede di Boston. Pur sapendo quanto desiderasse lasciare il piccolo paese di provincia in cui abitavamo, per andare a lavorare negli States, non avevo desistito dal mio intento.
No, non le avrei mai permesso di andarsene lontano da me, di partire con lui, un misero impiegatuccio che sbavava per lei dal primo momento in cui aveva posato gli occhi sul suo viso di porcellana.
Avevo mosso tutte le pedine, unto tutti gli ingranaggi di mia conoscenza per bloccare il suo trasferimento ed esortare quello del collega.
La promozione con cui era stata "risarcita" non era però stata sufficiente a ricomporre i pezzi del suo sogno infranto.
Non mi avrebbe perdonato, mai.
Forse.

La prima volta che incontrai Lidia fu durante una riunione presso la ditta per cui lavorava. Dovevamo discutere una partnership importante e lei doveva redigere con me ogni particolare dell'accordo, studiarne ogni implicazione. Appena laureata in Economia, aveva un intuito spiccato per gli affari e il suo capo le aveva già affidato alcuni contratti importanti.
Le avevo stretto la mano distrattamente, pensando di trovarmi davanti il solito contabile grigio senza alcuna fantasia.
Invece incrociai due magnifici occhi viola.
Le trattenni la mano un attimo di troppo, una frazione di tempo sufficiente per rimanerne ammaliato.
Non potei fare a meno di osservarla: troppo giovane e troppo bella per uno scapolo incallito come me.
Avrei dovuto iniziare un importante rapporto di lavoro con quella ragazza, quindi avevo l'obbligo di mantenere le distanze, di rimanere lucido.
Eppure la sagoma del suo corpo, appena intuibile attraverso l'austero vestito che indossava, mi aveva fatto subito venir voglia.
Fin dal primo momento Lidia aveva percepito il pericolo che rappresentavo, il danno che avrei potuto arrecare al suo lavoro, alla sua stessa vita. Per difendersi tentava invano di mantenere un atteggiamento distaccato, ma ogni volta che lavoravamo gomito a gomito sulla pila di documenti da analizzare, la sentivo lottare con tutta se stessa per nascondere il turbamento che la mia vicinanza le procurava.
Frequentare lo stesso posto di lavoro ci costringeva ad incontrarci anche fuori dall'ambiente anonimo e neutrale dell'ufficio. I colleghi organizzavano serate, i nostri capi ci coinvolgevano in cene con i finanziatori e ciò minava i nostri "buoni propositi".
Più la conoscevo, più la frequentavo, più ero consapevole di quanto fosse speciale, unica. Era una perla preziosa ed io non potevo inquinarla con la mia vita dissoluta.
Il più delle volte riuscivo a controllare la mia passione e spesso usavo il cinismo per creare un confine di fuoco tra di noi.
Una volta l'aveva anche ferita, rifiutando sarcasticamente un suo velato tentativo di avvicinarsi, di rendersi disponibile.
Poi, un pomeriggio, la roccaforte di paure, di negazioni, di pensieri saggi e inutili elucubrazioni, crollò alla notizia del suo trasferimento.
Un telo di pesante velluto nero cadde, scoprendo tutto ciò che avevo represso, e tutto mi fu chiaro.
La dolorosa verità mi abbagliò la mente: senza di lei sarei sempre stato monco, mi sarebbe mancato un pezzo di anima, quel brandello che mi avrebbe reso completo, forse felice, sicuramente appagato.

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