Hyungwon's pov
Da quando quelli che scoprii essere i genitori di Ririn – e scoprii essere anche delle persone pericolose, a detta loro – presero una camera d'hotel, non riuscivo più a sentirmi al sicuro, lì, motivo per cui ricominciai – proprio come accadde per il primo periodo in cui finii sulla terra – a giocare spesso con il pugnale da dentro la giacca spessa. Era un'abitudine alquanto barbara, ma mi faceva sentire più sereno, come se in questo modo potessi avere la capacità di proteggere non solo me stesso ma anche tutti coloro che mi circondavano, perché nonostante ammetterlo non mi piacesse affatto, stavo iniziando a preoccuparmi degli altri abbastanza da metterli al mio stesso livello, pensando al bene comune e non più individuale come feci sempre.
Anche in quel momento, in cui ero semplicemente intento a bere un caffè insieme a Wonho, le mie dita non riuscivano a smettere di accarezzare i bordi intagliati di quella lama tagliente.
“Mi sembra di sentirne ancora le urla...” sorrisi perversamente, accarezzando con il pollice la gemma celeste posta al centro del pugnale.
“Cosa?” Wonho soffiò il fumo del suo sigaro senza porsi il problema del fatto che in quel momento avesse davanti qualcuno che, magari, non apprezzava particolarmente aver soffiata una nube dolciastra, ma fortunatamente non era il mio caso.
Era proprio quello a piacermi della sua personalità: lui non aveva filtri né maschere, non tentò mai di creare un'immagine di se stesso da far piacere agli altri, perché né ne aveva bisogno, ma neppure gli interessava farlo. Wonho era la persona meno artefatta con la quale ebbi a che fare nel corso della mia lunga vita.
“Le anime...” io, al contrario suo, soffiai una nuvola di nicotina, proveniente da una misera sigaretta, un piccolo rotolo esageratamente da mortale di mezza età, eppure estremamente piacevole da sentir scivolare con aggressività nella gola. Trovavo troppo dolciastro il sapore dei sigari, ma trovavo che si addicessero perfettamente alla figura di Wonho: quel giorno indossava un completo marrone con sotto una camicia abbastanza aperta da renderlo tutto meno che elegante, che lasciava intravedere i suoi muscoli allenati. Sì, aveva proprio l'aria da qualcuno che fumava un sigaro.
“Sentivi urlare le anime?” Wonho alzò un sopracciglio, non era scettico, sembrava quasi divertito da quella mia affermazione, e quel suo piccolo sorriso che gli era spuntato sulle labbra si ampliò nel vedermi annuire malinconicamente “E ti piaceva?”
“Da impazzire” ammisi senza alcun problema, stravaccandomi sulla poltrona e portando il filtro della sigaretta alle labbra “Era l'unica cosa interessante dei miei lavori forzati”
“E le anime a chi appartenevano?” chiese curioso, ma pur sempre con quel suo caldo tono di voce e l'espressione sogghignante, tipica.
“Ai demoni” schioccai la lingua sul palato, ricordando ancora la sensazione di potere che provavo nel sentire la lama affondare nei loro corpi mentre, imponenti, tentavano disperatamente di strapparsela di dosso, peggiorando solamente la situazione, perché ne laceravo anche le mani riducendoli a mera polvere, che solo successivamente sarebbe diventata energia per il mio pugnale “Non penso che sulla terra funzionerebbe”
“Perché? Ci hai pensato?” ridacchiò accavallando le gambe senza troppa delicatezza.
“Non lo nego” ammisi tranquillamente “Ma solo all'inizio, perché pensavo che me li avesse mandati il mio capo...”
“Quindi non vuoi uccidere Soohyo” non capii se fosse una domanda o un'affermazione, ma le sue labbra non abbandonavano quell'inquietante ghigno che continuava a decorarle, che fece ridacchiare anche me, mentre scuotevo la testa in modo abbastanza sicuro.
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𝘏𝘖𝘛𝘌𝘓 𝘉𝘓𝘈𝘊𝘒 𝘔𝘖𝘛𝘏 // 𝔧𝔢𝔬𝔫 𝔧𝔲𝔫𝔤𝔨𝔬𝔬𝔨 ✔️
FanfictionSeoul, 1962 {STORIA COMPLETA} "Correva l'anno millenovecentocinquantotto, quando un piccolo gruppo di anime decise di rendere il proprio presente un po' meno incerto, rifugiandosi tra le braccia di coloro che inconsapevolmente crearono un covo per...
