Capitolo 5

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Sono le 10 del mattino e mi sto dirigendo verso l'ospedale a piedi.
Volevo passare un po' di tempo da sola e ripercorre le strade della città.
Il tempo è sereno, c'è un fresco così piacevole e il sole non cade violento sull'asfalto.

Questa mattina presto ho fatto una visita cardiaca e i risultati sono cambiati di una virgola rispetto lo scorso anno. Non è andata bene ma ormai non ci resto più male, non mi dispero ne tanto meno mi chiudo in casa a piangere. Sprecherei tempo importante e questa è ultima cosa che voglio. Mi sono arresa nel esatto momento in qui mi sono ritrovata da sola ad affrontare tutto ciò.
I miei genitori, li ho odiati talmente tanto che con il tempo l'odio si è trasformato in indifferenza più totale nei loro confronti.

Mi avevano lasciata da sola a 15 anni. Sono uscita fuori di testa dalla paura, non dormivo per notti intere e al minimo rumore, in quella clinica, sussultavo.
Ero sempre vigile, avevo paura che le persone intorno a me morissero.
E fu così, dopo un mese in quella clinica due ragazze di 14 anni morirono in una notte.. due sorelle gemelle con la stessa malattia.. le urla dei genitori erano strazianti. Le ho tutt'ora impresse nella mente.
Ma loro non furono le uniche purtroppo, io tra tutte loro ero la più controllata, ma la notte andavo a dormire con la paura di non svegliarmi più. Ma la mia situazione clinica non era la peggiore, e se la mia grave malattia in confronto non era niente, la loro era un mostro attaccato al loro cuore.

"È per il tuo bene, l'unica clinica in grado di tenerti stabile" ok perfetto! Ma perché non siete rimasti a New York con me invece di farmi la solita chiamata alle 9:00 del mattino per tre fottuti anni dove ripetete lo stesso copione!

Sento la rabbia scorrere nelle mie vene mentre due barelle coperte da lenzuoli bianchi mi passano davanti.

Chiudo bruscamente gli occhi per smettere di pensare a quella maledetta notte.
Faccio un grande sospiro e sento l'aria fresca entrare nei miei polmoni.

Il mio telefono squilla facendomi sussultare. Lo afferro velocemente e avvio la chiamata senza neanche guardare chi mi sta chiamando.
<<Ciao Allison, sono Grace, senti Jason ci ha inviatate tutte e tre a vedere una gara di macchine ma non farne parola con nessuno, poi ti spiego quando ci vediamo. Alle 21 ti passo a prendere fatti trovare pronta, ciao amica>> e riattacca, neanche il tempo di darle una risposta.
Sinceramente l'ultima cosa che voglio è andare a una gara di macchine, ma magari mi fa distrarre da tutto quello che è successo..
e poi Drake adora le corse, magari glielo racconto quando vengo a trovarlo domani.

Entro in ospedale e mi dirigo subito nel reparto in cui si trova Drake. Stanza n^23

Entro nella camera e trovo una infermiera, che appena socchiudo la porta si gira di scatto.
<<Oh scusi, se vuole esco e aspetto che termini il controllo>>
<<Ma no resta pure, ho praticamente finito>> mi sorride e io ricambio.
È molto giovane, credo che stia facendo un tirocinio o qualcosa del genere. Perché è molto giovane, avrà 25 anni a occhio e croce.
Se Drake si svegliasse in questo momento, la prima cosa che farebbe sarebbe provarci con lei. D'altronde è una bellissima ragazza, è molto pacata.

Mormora qualcosa rivolto a me, ma non riesco a sentirla <<Come scusi?>>
<<Dicevo, è la sua ragazza?>>
<<Oh no, è mio fratello. Perché non ci somigliamo?>> rido sapendo che siamo completamente diversi.
Lei scuote la testa in segno di negazione con un sorriso timido in volto.
<<Sai tuo fratello è davvero un bel ragazzo, mi dispiace vederlo così. È il più giovane di questo reparto>> i nostri sguardi sono fissi su di lui <<Gli piace essere sempre il primo in tutto>> cerco di sdrammatizzare e l'infermiera sembra apprezzare dato che per la prima volta da quando siamo qui dentro fa un vero sorriso.

Tutto passa ma tu noLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora