Capitolo 108

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Cade Pov

Il rumore del mio stesso respiro rimbomba in cella tra le voci di centinaia di uomini

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Il rumore del mio stesso respiro rimbomba in cella tra le voci di centinaia di uomini.

Sbatto le palpebre lentamente, gli occhi mi bruciano dallo sforzo di restare sveglio ma non voglio cedere.
Saranno le due di notte, ho perso il conto dei giorni e delle ore.
Non vedo altro che le doghe del letto sopra la mia testa, che ogni minuto schioccano perché il mio compagno di cella si muove in continuazione.
Io resto immobile al contrario suo, mentre penso a chi ho fuori.

Non vedo il cielo da un mese, non mi fanno uscire, e l'unico momento in cui mi lasciano solo è per pisciare.
Mi trattano come se fossi un cazzo di seria killer, come se fossi una bestia assatanata.
Qui nessuno ha rispetto per nessuno.
Sei un numero nel registro delle le guardie e un bersaglio per i detenuti.

Abbasso lo sguardo fuori dalla cella e ne vedo altre mille.
Vedo volti sconosciuti, altri un po' meno.
Ci sono ragazzi con cui ho corso in passato, altri che beccavo quando facevo rifornimento di coca, e alcuni con cui ho avuto debiti.
Non ci guardiamo in faccia, non davanti a troppi occhi.
Non so starmene con le mani in mano ad aspettare la gloria di sto cazzo.
Qui nessuno si vuole bruciare anni per aver corso. Ci buttano in mezzo ad assassini, stupratori e pedofili. Ci trattano come se fossimo mostri come loro.

Quello che ora dorme sopra di me, Smith Connor, 25 anni, accusato di tentato omicidio e rapina a mano armata, sta scontando otto anni, ed è dentro da due.
Parla da solo, io lo ascolto e basta. Sa chi sono, anche lui è di Boston, e il caso vuole che a quella rapina con la quale è stato preso, guidavo io.

Si è fatto beccare per aver speso i soldi della rapina senza riciclarli, ma ormai è qui.

Non voglio aspettare che finisca la mia pena, voglio tornare a casa mia a fare la mia vita di merda.

Sono nel carcere di Sant'Andrea, Boston.

Lontano dalla mia ragazza, da i miei amici, dalla mia famiglia.

Mi sento sottacqua, incollato al fondale con una tonnellata di cemento a tenermi fermo.

Sono stanco, non riesco a smettere di pensare, non riesco a dormire a mangiare a non impazzire.

È un inferno quello che ho dentro, sono in trappola senza poter respirare.
Non riesco a farlo, mi sento morire qua dentro, non riesco a essere lucido.
Sono perennemente in lotta con gli attacchi che sono aumentati e la cosa che mi uccide di più e che non riesco a gestirlo senza lei.
Non è come me, non sono sono lei.

Non riesco a tornare a galla, qui ho tutti contro, tutti che vogliono solo vedermi marcire qui dentro.

Ho perso tutto. Sto perdendo me stesso, non sono più in grado di pensare in maniera razionale. Non riesco a rimanere lucido.
Non quando durante la notte sento la persona che più odio al mondo prima ancora di me stesso.

Tutto passa ma tu noLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora