83 - coward

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 Daryl POV

Melissa era viva. Stava bene. E si era fatta nuovi amici. Non mi mossi mentre sentivo i suoi passi, ne quando sentii la porta della sua camera chiudersi dietro di lei. Sapevo che Rick in quel momento mi stava aspettando, lui e tutti gli altri. Ma ci misi parecchio tempo per convincere le mie gambe a muoversi, ad alzarmi e allontanarmi anche solo di pochi metri da Melissa. La stessa Melissa che non mi aveva neanche rivolto la parola. Ma me lo meritavo. Così con la testa ancora da lei arrivai da Rick. Erano già tutti lì, feci finta di non vedere gli sguardi commiserativi che i miei amici mi lanciavano. Rick cominciò parlare, ci raccontò nei dettagli prima tutto quello che gli aveva raccontato Melissa, di questi due mesi. Mi sembrava impossibile che avevano provato solo inizialmente ad usare la forza per ottenere le informazioni, ma che motivo aveva di mentire Melissa? Si fidava di loro, lo dimostrava anche la scenetta a cui avevamo assistito solo poche ore prima. Strinsi la mascella al ricordo di lei che si buttava nelle braccia del loro capo. Le avevano forse fatto il lavaggio del cervello? Poi Rick ci disse di quello che Jordan gli aveva offerto, ovvero tutto quello di cui avevamo bisogno. E un'alleanza. A loro serviva più che a noi, e questa era un'ottima cosa per noi. Avevamo il coltello dalla parte del manico. Perché di radio e parti elettroniche si può sempre fare a meno. Ma non di cibo. E proprio quello a loro serviva. <Alleanza, radio e parti elettroniche per noi e cibo per loro> disse infine Rick per riassumere il tutto in una semplice frase. <Cosa ne pensate?> parlai prima degli altri. <Ti fidi di loro?> Rick si prese il suo tempo per rispondere. <Mi fido di Melissa. Mi fidavo della Melissa di prima. Ho bisogno di capire se è ancora in sé dopo tutto quello che le è successo. Prima quando ci ho parlato era distante, anche se sicura di se in quello che ci ha raccontato> La possibilità che le avessero fatto il linguaggio del cervello c'era ma... non era quello il caso secondo me. Lasciai gli altri parlare, tenendomi un po' da parte, gli occhi che continuavano ad andare alla finestra. Dopo un po' l'atmosfera mi divenne insopportabile, dovevo uscire da lì. Li lasciai mentre ancora discutevano della questione, e tornai in camera mia. Lasciai la porta aperta, per sentire meglio Melissa in caso... in caso fosse scappata. Prendere sonno fu impossibile. I ricordi di noi due insieme in quella stessa stanza erano soffocanti ora che c'era solo un muro a separarci. Mi presi la testa tra le mani e mi accesi una sigaretta in camera, fregandomene se avessi impuzzolentito tutto. È viva. Continuavo a ripetermi. L'avevo cercata incessantemente per quei due mesi, e ora era qua. E stava bene. Sta bene ed è qui. Era meglio di quanto potessi sperare. Ora dovevo solo convincerla ad ascoltarmi. Dovevo tirare fuori le palle di dirle le cose che dovevo! Sperare che mi perdonasse era troppo. Ma per una settimana non trovai il coraggio, perché la verità è che ero un bastardo, ma soprattutto un codardo.

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