Il suo sguardo si spostò da me al cielo, quasi allarmato. E io lo guardavo. Guardavo la sua mandibola perfetta quando guardava in alto in quel modo. Come i suoi capelli ricadessero perfettamente attorno al suo volto e come le sue labbra sembrassero ancora più invitanti da quell’angolazione. Mi toglieva il respiro.
Poi sentii le prime gocce di pioggia- erano grandi. Pesanti ed enormi gocce di pioggia cadevano dal cielo pieno di nuvole, sopra di noi.
“Merda,” borbottò Harry, prima di tornare a guardare me.
Aveva insistito per accompagnarmi a casa, ma quello faceva decisamente cambiare il piano. Socchiuse gli occhi, “Dovremmo prendere un taxi o no?”
Alzai lo sguardo, riconoscendo immediatamente la strada. Avevamo camminato per un po’ di tempo- il Cafè du Acta non era molto lontano e neanche il mio appartamento.
“Facciamo più in fretta se camminiamo, credo.” Eravamo soltanto a pochi isolati di distanza- e ci sarebbe voluto più tempo a fermare un taxi.
La pioggia continuava a cadere sempre più forte, le gocce cadevano attorno a noi, colpendo la nostra pelle, i capelli e il marciapiede- e qualsiasi altra superfice che non aveva un riparo.
“Sei sicura?” chiese sorpreso, quando sentimmo i primi tuoni risuonare per la città.
“Sì andiamo,” cominciai a trascinarlo, sorridendogli. Con passi veloci camminammo sul marciapiede.
Poi fu come se qualcuno avesse alzato il volume e cominciò a diluviare.
Eravamo passati da pioggerella leggera a praticamente il diluvio universale, rendendo tutto attorno a noi, sfocato. Sentivo quanto velocemente l’acqua passasse attraverso la mia giacca e anche la felpa. Pregavo che la mia borsa fosse in grado di proteggere il diario dall’acqua fino a quando non avrei raggiunto casa. La sua mano era calda anche sotto la pioggia, stavamo ridendo, riconoscendo il fuoco negli occhi dell’altro. La pioggia sulla tua pelle ti faceva sentire vivo e i tuoni facevano scorrere l’adrenalina nelle tue vene.
“Sei pronta a correre?” Harry mi guardò, attraverso la pioggia, con un sorriso come a volermi promettere di tenermi al sicuro dai tuoni. Sembrava un sogno. I suoi capelli erano già diventati più scuri. Io risi, quando, mano nella mano, corremmo per le strade, lasciando che l’acqua sul marciapiede schizzasse da tutte le parti.
Non era rimasto più nulla, solo due anime, visto che l’acqua aveva lavato via tutte le preoccupazioni.
Scommettevo che le persone che ci guardavano ci prendevano per pazzi- e la cosa era- che avevano assolutamente ragione. Non ci importava per niente. Tra le risate e i respiri affannati, attraversammo la città, con i rumori dei tuoni in sottofondo.
Già si stavano formando le pozzanghere e piccoli piccoli fiumicelli d’acqua scorrevano per le strade. Mi aiutò quando c’era troppa acqua- senza neanche bisogno che glielo chiedessi- improvvisamente prendendomi in braccio e attraversando la pozzanghera.
Entrambi stavamo ridendo e lui si inchinò come se fosse un cavaliere, dopo avermi rimesso su due piedi. Era come in uno di quei film romantici- solo che questo era reale. Era troppo bello per essere vero. Era un’immagine sfocata, un impulso, un momento, una notte, due persone. E magari andava bene. Magari c’era bisogno di qualcosa di così dolce per compensare i momenti tristi della vita. Magari questi momenti surrealisti erano quelli che rendevano tutto il casino, sopportabile.
Anche se probabilmente non c’avrei creduto quando mi sarei svegliata il giorno seguente, era reale in quel momento. Avevo corso per la strada con il membro di una band, più perfettamente imperfetto, che era decisamente la prova che ci fosse di più tra paradiso e terra di quello che era scientificamente provato.
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the journal - h.s. [Italian]
Fanfiction"Ti rendi conto che un diario è una cosa molto personale, vero?" la sua voce era roca, bassa e minacciosa. Mi fece indietreggiare, presa dal panico, mentre lui continuava, "quindi la mia domanda è, perché cazzo stai leggendo il mio?"
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