Quando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
"Quando la speranza ci fa imboccare la strada sbagliata, subentra la delusione a indicarci la giusta direzione„
Emanuela Breda
Paulo
Atterrai in Spagna qualche minuto prima dell'una, poi salii sul primo taxi a mia disposizione e raggiunsi il circuito. Estrassi il cellulare dalla tasca dei pantaloncini e selezionai il contatto di Valentino, che Federico aveva pensato bene di salvarmi in rubrica.
«Paulo, ciao, dove sei?» mi chiese il fratello di Velia. «Davanti ad una... recinzione.» risposi, guardandomi intorno. «Tutto il circuito ne è delimitato.» sbuffò lui. «I circuiti sono come gli stadi: recintati. Cerca un ingresso seguendo la recinzione.»
Mi spostai verso destra, dove c'era una massa indefinita di gente.
«Sono vicino ad un tratto dritto della recinzione.» lo informai, dopo un po'. «Stai fermo dove sei, vengo a cercarti. Dovresti essere nei pressi dell'accesso D, appena prima del rettilineo.»
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«Sali.» mi esortò Valentino che, con la tuta tirata su fino all'altezza della vita, picchiettava ritmicamente la mano sulla sella del motorino. «Salgo?» chiesi, dubbioso. «Sali che è tardi.» «In due su quel... coso?»
«Immagina.» disegnò un semicerchio nell'aria davanti a me con una mano. «Immagina di essere arrivato in finale ai Mondiali, di essere nello spogliatoio, pronto ad uscire per il secondo tempo, concentrato e disposto a dare il massimo.»
«Immagina di non poter giocare a causa di una rompipalle mega galattica, che ha litigato con tuo fratello. Immagina di buttare il giorno più importante della tua vita per una tipa con cui avrai parlato sì e no due volte. Stai immaginando?» continuò.
«Sì?» risposi, titubante. «Bene, allora sali, perché non ho intenzione di perdere il Mondiale, men che meno per te.» «Senza casco?» borbottai. «Nessuno gira col casco nel paddock.»
Feci come mi aveva detto e sperai con tutto il cuore che non guidasse com'era solito fare in gara. Non che avessi mai visto una gara di motociclismo, però...
«Seguimi.» aprì una porta e percorse un piccolo corridoio. «Questo è il box. Moto, meccanici, Velia, telemetrista, team manager...» indicò persone e cose. «Devi tenere a mente due sole cose: porta sempre al collo il pass e non stare mai in mezzo ai piedi dei miei meccanici. Chiaro?» «Chiaro.» annuii.
«Bene. Con il pass puoi gironzolare praticamente ovunque.» mi porse una mappa, di cui evidenziò alcune zone. «Velia!» «Eh?» chiese lei, voltandosi. «Non è vero, io me ne vado.» «Bernardeschi l'ha fatto venire, secondo te mi metto nei casini il weekend più importante della mia vita? Fai finta, tanto sei capace.» s'infilò il resto della tuta.
Velia fece un paio di passi avanti, poi scosse la testa e porse il casco a suo fratello.
«Vieni alla 14?» le accarezzò una guancia con le nocche della mano guantata. «Veniamo.» posò una mano sulla sua.
La seguii fuori dal box e sul motorino che aveva prima utilizzato il fratello.
«Tieniti.»
Le circondai la vita sottile con le braccia e sorrisi quando un brivido le percorse la schiena coperta da una leggera maglietta bianca. Zigzagammo tra la gente ad una velocità probabilmente superiore a quella consentita, o forse ero solo io che non capivo come facesse a schivare le persone senza farci capitombolare ad ogni curva.
«Passiamo un attimo dal parco chiuso che devo salutare una persona.» mi afferrò per una mano e mi trascinò in mezzo alla folla senza degnarmi di uno sguardo.
«Oh, pequeño, pole e record del circuito!» esclamò, battendo il cinque ad un ragazzo che si sfilava il casco. «¿Paulo Dybala es la razón de tu felicidad? (Paulo Dybala è il motivo della tua felicità?)» chiese lui, un sorrisetto malizioso sul volto.
«Jorge Martín Almoguera! (nella foto)» lo rimproverò. «Paulo, Jorge. Jorge, Paulo.» fece le presentazioni.
«¿Tienes que decirme algo? (Devi dirmi qualcosa?)» domandò alla ragazza che mi stava di fianco, strettami la mano. «Sì, che andiamo a vedere Vale.» «Velia?» la guardò di sbieco. «Così mi chiamo.»
«¿Por qué lo tienes de la mano?» rise il pilota. «Perché c'è gente. Hasta luego, Jorgito.» abbracciò il ragazzino.
Ci incamminammo verso il nostro mezzo, ristabilendo le distanze che erano venute meno per colpa della gente.
«Anche lui sbaglia a pronunciare il tuo nome.» constatai, dopo un breve tratto in silenzio. «Ezechiele, tu sbagli meglio.» sorrise verso l'asfalto, arrossendo appena.
Non mi parlò più per tutto il resto della giornata ma quelle quattro parole erano ampiamente sufficienti a riempire il vasetto che, nel mio cuore, portava l'etichetta "speranza".
Velia ⤵️
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