Quando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
Ero stato un emerito imbecille. E, come sempre, me n'ero reso conto troppo tardi.
Scagliai con forza la bottiglietta d'acqua che avevo tra le mani contro il muro, poi mi alzai e presi le chiavi di casa da quell'orribile console laccata per cui Antonella aveva insistito davvero troppo. Scossi la testa, cercando di allontanarla dai miei pensieri, scesi in fretta le scale e, solo quando suonai il campanello di casa di Federico, mi resi conto di quanto fosse pietosa la condizione in cui versavo.
Andare in giro per Torino a metà Novembre con dei calzettoni di spugna tirati su fino alle ginocchia, le ciabatte dell'Adidas che utilizzavo negli spogliatoi dopo le partite, un paio di pantaloncini vecchissimi ed una t-shirt stinta non era stata una buonissima idea.
«Ciao Linda (nella foto), ci sentiamo.» disse il Carrarese, dando una pacca sul sedere alla ragazza che stava lasciando casa sua.
Lei mi scoccò un'occhiataccia fulminante, alla quale non risposi.
«Chi è quella?» chiesi a Federico, che si era fatto da parte, lasciandomi entrare in casa. «Un'amica...» sorrise, malizioso, lui.
"Un'amica" lo scimmiottò la mia coscienza.
«Amica?» domandai io, frustrato, accasciandomi sul divano. «Abbiamo scopato un paio di volte.» scrollò le spalle con un gesto noncurante. «Tu che ci fai qui? Problemi in Paradiso?»
Lo guardai, accigliato: Federico, dopo una scopata, era estremamente su di giri e questa cosa contrastava tantissimo con il mio stato d'animo.
«Velietta.» si spiegò. «È odioso quel soprannome.» tergiversai. «Uh, divaghi. Allora ho colpito nel segno.» finse di tirare una freccia con un arco immaginario. «Abbiamo litigato.» borbottai, notando che aveva la televisione accesa su Sky Sport MotoGP.
«Perché mai avreste dovuto litigare?» si sedette accanto a me. «Sta sempre con quello.» indicai l'immagine di Velia che, scambiate due parole con un tizio che aveva il 23 sulla moto (nella foto sulla destra), si avvicinava ad un altro pilota, dai capelli che uscivano dal casco.
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Non che riconoscessi la livrea della moto o il numero giallo che troneggiava sul cupolino ma la scritta Bulegas sulla tuta, sommata all'apprensione della mia Velia mi lasciavano ben pochi dubbi e molte certezze.
«Sempre vuol dire due volte in Spagnolo?» mi domandò Federico, retorico. «Dai, ci sono tutti quelli, doveva accompagnarlo proprio lei?» sbuffai all'immagine di una serie di meccanici intenti a sistemare la moto del Capellone.
«Geloso?» ammiccò il mio compagno di squadra. «Cosa? No!» risposi, un po' troppo in fretta. «Devi averle detto qualcosa per essere qui, in queste condizioni, dopo che è partita per la Spagna che eravate già sulla soglia della chiesa per il matrimonio.»
«Ha fatto tutto da sola.» asserii. «Ma per favore, non ci credi nemmeno tu.» mi diede uno scappellotto sulla nuca. «Puoi... chiamarla?» mi passai stancamente una mano tra i capelli.
Chiusi gli occhi per un secondo, fino a quando la risata cristallina di Velia sostituì il fastidioso squillare del telefono.
«Velietta, ciao.» esordì il Carrarese. «Fede, ciao, come va?» «Bene, bene, tu?» mi guardò di sbieco. «Ho litigato con Paulo...» sbuffò. «Non mi sembri preoccupata, ridevi.» commentò il mio compagno di squadra in seguito ad una mia occhiata eloquente.
«Un'infermiera ha minacciato Nicolò di rasarlo a zero e lui sta cercando di legarsi i capelli con un braccio solo perché all'altro ha la flebo.» «Potresti aiutarmi, invece di sfottermi!» si lamentò il pilota, con tono scherzoso.
«Perché avete litigato?» insistette Federico, dopo essersi guadagnato uno spintone per aver riso alle lamentele del Capellone. «Perché Paulo è uno stupido.» «Di sicuro meno di te.» ribatté Nicolò.
«Velietta, devi parlargli.» «Lo so, lo so...» sbottò lei. «Potrebbe piombare a casa mia da un momento all'altro e compromettere il mio sonno.» commentò, esasperato, il mio compagno di squadra. «Non deve dirmi con chi posso stare e con chi no.»
«Potreste mettervi insieme e fare felici tutti.» «Fede, faremmo felice te.» rise lei. «Il bene dell'umanità!» «Penso che l'umanità abbia dei problemi più grandi.»
«Tipo? Il colore dell'abito da sposa di Chiara Ferragni?» fu il suo turno di ridere. «Pensavo più al tuo nuovo taglio di capelli ma va bene lo stesso.» suggerì lei. «Io non mi taglio i capelli.» «I miei non piacciono a Paulo.» si lagnò.
«Fate pace.» suggerì Federico. «Ha detto che devo mollare Nicky in ospedale e stargli alla larga.» «Una volta mi ha promesso di accompagnarmi in centro a Milano e si è defilato tra la folla della metro. Non è un essere affidabile.»
«Tu non sei affidabile.» mimai, in sua direzione.
«Se continuasse così, saresti impegnato ventiquattr'ore su ventiquattro a sedare le nostre diatribe.» sussurrò lei. «Basta che mi diate uno stipendio...»