"Buchi nell'acqua ne ho fatti tanti
Che ho fatto a piedi l'Atlantico„
Shade
Paulo
Mi riguardai per l'ennesima volta allo specchio, nel vano tentativo di trovare qualcosa che non andasse in me di talmente rilevante da impedirmi di uscire dalla mia stanza di hotel.
Sbuffai davanti all'immagine riflessa, quella di un Paulo che sembrava contorcere le labbra in una smorfia, piuttosto che distenderle in un sorriso, che aveva gli occhi spenti e tristi, piuttosto che vispi e luminosi, che poteva avere tutto ma non aveva accanto a sé l'unica persona di cui davvero gli importava.
Un paio di persone transitarono in corridoio, chiacchierando dell'ultima gara di MotoGP, al che scoppiai a ridere, istericamente: ogni cosa mi ricordava lei. Presi il cellulare ed il portafoglio dal comodino, estrassi la chiave magnetica dall'apposita fessura e lasciai l'hotel, avviandomi sul breve tragitto che mi separava da casa della mia ex ragazza.
«Paulo! Che cosa ci fai qui?» Tommaso uscì dalla pasticceria preferita di Velia con un paio di sacchetti in mano, sorridendomi.
«Io... ehm...» tentennai.
«Facciamo così: un paio di tiri a basket mentre aspettiamo che il papà si prepari per accompagnarmi al centro estivo, così ti schiarisci le idee e poi porti la colazione alla mamma, fingendo di avergliela comprata tu. Ci stai?» abbozzò un sorriso.
«Davvero non ti darebbe fastidio se tornassi con Velia?» afferrai il sacchetto che mi porgeva.
«A me? No, perché dovrebbe darmi fastidio? Non si litiga mai da soli, io non so bene cosa sia successo tra voi ma è sicuramente colpa di entrambi. Quindi, o litighi davvero con lei - e non lo farai, ne sono certo - o mi regalate un fratellino.» aprì la porta di casa.
«Sei sicuro di avere nove anni?» gli chiesi, ridendo.
«Dai, vieni che ti presento anche Gatto.» ridacchiò, mentre mi precedeva in giardino.
«Avete un gatto?» corrugai la fronte.
«Non un gatto, ma Gatto.» mi corresse. «È una bestiolina troppo simpatica. Gatto!» si chinò sulle ginocchia, guardandosi intorno. «Perdonalo, è un po' diffidente verso gli estranei.»
«No, fammi capire, avete preso un gatto e l'avete chiamato Gatto?» domandai, incredulo.
«Problemi?» mi scoccò un'occhiataccia. «Ciao, bel micetto!» prese in braccio un batuffolino di pelo grigio-marrone, con due occhioni giallo chiaro ed un'espressione spaesata dipinta sul musetto adorabile. «Questo è Paulo, un cattivone che potrebbe diventarci simpatico.»
«Non sono un cattivone.» misi su un finto broncio quando il gattino mi ringhiò contro. «C'è solo stato un... conflitto d'interessi?»
«Tranquillo Gatto, è innocuo. È così imbambolato a pensare alla mamma che neanche si accorge di noi.» parlò con la bestiola, che fece le fusa. «Paulo, Gatto. Gatto, Paulo.» quel paio di occhioni gialli mi scrutarono un attimo.
«Ciao, Gatto.» allungai un dito verso di lui, di modo che lo annusasse.
«Mau.» commentò allora l'animale, venendo a strusciarsi contro le mie gambe.
«Gatto, non bisogna mai abbassare la guardia con i cattivoni!» lo ammonì Tommaso, ridendo, mentre recuperava un pallone da basket. «Orologio?»
«È una situazione surreale.» annuii, dopo aver riso con lui. «Gatto non si spaventa, se giochiamo?»
«È quello che ti meriti dopo aver fatto piangere la mamma. Gatto capirà, è un animale in gamba.»
«Io...» esitai.
«Tu?» mi guardò, subito dopo aver infilato nel canestro il primo tiro.
«Spero solo di riuscire a sistemare le cose.» abbassai la testa. «Non meritava tutto il male che le ho fatto.»
«Nessuno merita il male ma tutti, chi più, che meno, lo subiscono.» scrollò le spalle. «Tocca a te, ho sbagliato.» mi passò la palla, dando inizio alla mia serie di tentativi, conclusasi dopo tre canestri di fila.
«Tommi, andiam... tu qui?» Valentino ci raggiunse, squadrandomi. «Hai mollato Oriana la puttana?»
«Sì.» evitai di difendere l'Argentina. Gatto, come se l'avesse capito, si buttò per terra davanti a me, in cerca di coccole, mentre gli altri due se ne andarono.
«Allora, Gatto, siamo rimasti solo io e te. E non so se sia più strano che io ti stia parlando, dato che non puoi rispondermi, oppure...» il gatto miagolò, quasi offeso. «Ok, come non detto, puoi rispondermi.» mi corressi. «Oppure che sia qui ancora una volta.»
«Magari sto solo facendo un buco nell'acqua enorme, magari sto sbagliando tutto, però in questo momento mi sembra l'errore più giusto che ci sia.» sbuffai. «Ho una confusione gigantesca nella testa, da un lato vorrei tornare a casa, dall'altro andarle a parlare ma, piuttosto che farlo, sto qua a parlare con te. Sono un caso disperato, vero?» gli chiesi, retorico.
Velia chiamò la bestiola, agitando una busta di crocchette. Il gatto si alzò sulle zampe, si stiracchiò pigramente, poi avanzò di qualche passo.
«Gatto, vieni a far colazione?» domandò ancora la ragazza.
Lui miagolò, salì la prima rampa di scale e si bloccò sul pianerottolo.
«Gatto, su! Cosa c'è di tanto bello da guardare?»
L'animale si voltò verso di me, che scossi la testa, convinto che, ormai, mi potesse capire.
«Che fastidio quando ti impunti su qualcosa.» Velia lo raggiunse. «Paulo?!» sussurrò poi, sgranando gli occhi. «Dovete dirmi qualcosa?»
Gatto scese le scale e si strusciò sulle mie caviglie.
«Mau!» trillò, felice, al che scoppiammo a ridere, chinandoci per accarezzarlo.
Continua...
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Da Milano col pallone
FanfictionQuando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
