57/2. L'amica di

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"Però alla fine, vedi, è tutto a posto
Si vede che non era il nostro corso
Si dice "tutto fumo e niente arrosto"
Però il profumo mi è rimasto addosso
Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto lasciarci
Vedi mi sentivo strano sai perché
Stavo pensando a te
Stavo pensando che
Non avremmo mai dovuto incontrarci„

Fabri Fibra

Paulo

«Cosa sta dicendo?» chiese Giovanni Lo Celso a Gonzalo mentre, in ascensore, da veri atleti, raggiungevamo il piano terra dell'hotel pluristellato che ci ospitava per il ritiro. «L'Italiano è troppo difficile e lei parla troppo veloce.» sbuffò poi.

Io ero impegnatissimo in uno di quei giochini demenziali che avevo installato sul cellulare: un modo come un altro per non deprimermi sulle Instagram Stories postate da Velia, che tanto sembravano interessare i miei compagni di nazionale.

«Qualcuno le ha chiesto perché esce con Márquez se sta con Paulo e lei ha appena finito di dire che Paulo l'ha mollata e che può uscire con un amico, se vuole.» gli spiegò Gonzalo.
«Non state più insieme?!» si rivolse a me, quasi... sconvolto?

«Chi non sta più insieme a chi?» domandarono Messi, Biglia e Ansaldi, entrando in quella cabina che, per i miei gusti, stava diventando troppo stretta.

«Paulo e l'amica di Coutinho?» domandò Lionel.
«Paulo e l'amica di Icardi?» corrugò la fronte il Milanista.
«Paulo e l'amica di Neymar.» annuì Giovanni.
«Oh, fermi tutti, cosa state dicendo?» s'intromise Ansaldi. «Lei è l'amica di Daniele Baselli

«Daniele chi?» storsi il naso. «Perché devo sempre scoprire cose nuove su di lei, senza che sia lei a dirmele?»
«Non state più insieme?» rigirò la frittata Ansaldi.
«Paulo l'ha lasciata.» intervenne Gonzalo.

Biglia scosse la testa, Messi si grattò la barba, Lo Celso confermò le parole del mio compagno di squadra, Ansaldi premette il pulsante che ci avrebbe portati al piano terra: il cibo prima di tutto.

«Non so se essere sconvolto per le vostre facce o chiedervi quale mostro abbiate incontrato in ascensore.» ci diede il buongiorno Fazio, già intento a sbocconcellare qualcosa insieme ad un paio di difensori.

«Nessun mostro, peggio.» lo mise in guardia il Granata. «Molto peggio.»
«Paulo ha lasciato Velia.» sciorinò Messi.
«Paulo ha lasciato l'amica del Faraone?» domandò il Romanista, assumendo l'espressione che già avevano tutti i miei "compagni d'ascensore".

«Ma perché dev'essere l'amica di tutti? Si chiama Velia, come il Pokémon.» mi lagnai.
«Perché l'hai lasciata?»
«Ma gli affari vostri?»
«È colpa tua.» stabilì Tagliafico. «Hai scelto una ragazza che tutti conosciamo, quindi...»

«Anche tu la conosci?» sbuffai, già pronto a scoprirla amica di qualcun altro.
«Chi non la conosce?» domandò Nicolás, basito. «È una gran figa, ha giocato a calcio, ha...»
«Ok, ok, basta.» lo zittii. «A regola so meglio di te cos'ha e cosa non ha.»

«Qualcuno qui è geloso di qualcosa che non gli appartiene...» insinuò Biglia.
«Al massimo sono geloso di qualcuna.» mi avvicinai pericolosamente al Milanista. «Le persone non sono cose

«Qualcosa, qualcuna, cosa cambia? Tanto non la puoi avere.» rise.
«Come se tu potessi averla. Non hai speranze, con lei.» fu il mio turno di ridere.

«Ah no? Scommettiamo?» mi porse la mano.
«Allora vuoi proprio perdere.» scrollai le spalle.
«O tu hai paura di perdere?» guardò la sua mano, ancora a mezz'aria, in attesa di quella mia stretta che non sarebbe arrivata.

«Non scommetto sui sentimenti delle persone.» mi tirai indietro.
«Che bravo ragazzo sei diventato, Velia deve averti fatto il lavaggio del cervello.» annuì alle sue stesse parole.

«O forse mi ha solo aperto gli occhi.» assottigliai lo sguardo. «Sulla vita e sui Milanisti.»
«Il suo ragazzo era Milanista. Ma forse ti dà fastidio tirarlo in ballo, dato che passa più tempo con lui che con te.» ridacchiò.

Accusai il colpo e chiusi gli occhi, come se quel gesto avesse potuto cancellare dalla mia mente l'immagine di Mario e dei moduli di adozione di Egle.

«Non sai più cosa dire su quella stupida troia?» chiese Biglia, incurante del teatrino che stavamo mettendo in scena davanti a tutti, Sampaoli compreso.

«Paulo.» disse con voce ferma Gonzalo, afferrandomi un polso, onde evitare che compissi qualche azione avventata. «Andiamo a fare colazione.»
«Mi è passata la fame.» scossi la testa.

«Per un idiota che giudica le apparenze?» disapprovò la mia risposta mentre raggiungevamo il buffet, lasciandoci gran parte dei calciatori alle spalle.

«Non avremmo mai dovuto incontrarci.» afferrai un cornetto ipocalorico e lo posai su un piattino, al fianco di una pera.

«Non avreste mai dovuto lasciarvi.» mi corresse, sedendosi alla lunga tavolata che ci avevano riservato.

«Sembra una di quelle canzoni che piacciono a Velia...» addentai la pera e con lei un po' del rimorso che le mie parole avevano appena palesato.

«Perché l'hai lasciata, Paulino?»
«Non lo so.» abbassai lo sguardo. «O meglio, un motivo c'è... c'era. Oramai non ha più senso niente, so solo che lei c'è sempre, anche se non c'è mai.»

«Sei in una bella situazione di merda. Che dici se stasera usciamo? C'è un locale decente qui vicino, andiamo senza impegno, poi ci pensiamo. Sampaoli è tutto tranne che un problema.»

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