"Avessi avuto solo un briciolo di dignità
Ti avrei mandata a fare in culo quattro mesi fa
Quando mi hai detto: «Mi piaci, ma non troppo
E mi piaci, ma non voglio,
Mi piaci, ma non proprio.»
Vorrei parlarti ma non so nemmeno io di che,
Vorrei parlarti ma non so nemmeno io perché„
Ultimo
Mario
«Mario!» sentii esclamare da mio fratello.
«Enock, cosa c'è da urlare di mattina?» sporsi la testa oltre lo stipite della porta, sbirciando se, effettivamente, qualcosa di preoccupante stesse avvenendo nei pressi della mia stanza.
«Non troviamo Velia.» mi rispose Valentino, al suo posto.
«Non trovate... Velia?» ripetei, piuttosto stranito.
«Esatto.» confermò mio fratello.
«Vado a fare un giro in camera sua.» decisi, ammonendo tutti e due con un'occhiataccia, che indicava in modo perfetto quanto non volessi essere messo in guardia sul comportamento da tenere nei confronti del numero dieci Juventino.
«Dov'è la tua ragazza?» spalancai la porta di quella che, una volta, era stata anche camera mia.
«A me lo chiedi?» alzò le spalle. «Abbiamo litigato, non stiamo più insieme.»
«Per colpa di chi?» domandai allora, piuttosto sicuro di conoscere già la risposta.
«Sua.» affermò subito.
«Perfetto, è colpa tua.» mi appoggiai allo stipite della porta. «Giuro, non ti mando a cercarla solo perché ci impiegheresti un millennio e non caveresti lo stesso un ragno dal buco.»
Attraversai la camera in fretta, poi aprii l'anta dell'armadio in cui Velia era solita riporre le cose del nuoto, notando subito che mancava quel borsone.
«Uh, vedo che qualcuno non perde le vecchie abitudini...» sfogliai velocemente un'edizione sgualcita della Divina Commedia, riposta nell'armadio, su un ripiano che non era il suo. «È per te.» la lanciai all'Argentino il quale, per poco, non la prese in testa.
Lui ne sfiorò la copertina con i polpastrelli, poi si soffermò a leggere la dedica sulla prima pagina.
"Brucia averti perso, Ezechiele, brucia da morire. Brucia, perché io odio perdere più di quanto ami vincere, perché potevi essere la volta buona e invece sei stato come tutte le altre, perché non so cosa tu stia provando in questo momento, mentre schivi le mie lacrime e cerchi di decifrare l'inchiostro sbavato, ma so che è stata bella, finché è durata. Ti amo, Argentino, sarei felice di saperti felice."
«Allora, è finita la parte melensa in cui ti rendi conto di aver fatto una cazzata? Io vado a cercarla, se vuoi venire...» chiusi la zip della felpa che indossavo.
«Io... torno a Torino.» si asciugò una mezza lacrima, credendo di non essere visto.
«Dai, sul serio?» gli porsi un fazzoletto. «È solo una ragazzina.»
«Forse non l'hai mai amata davvero.» scosse la testa, accettando il pezzo di carta.
«Oh, credimi, quattro anni di differenza si sentono, quando lei ne ha quindici e tu diciannove, quando vivete in città diverse, quando i suoi genitori non vogliono che il suo ragazzo sia solo uno "sporco negro del cazzo troppo cresciuto".» sorrisi amaramente, dandogli una pacca sulla spalla.
«Scusami, io non...» balbettò.
«Tu non lo sapevi.» lo fermai. «Quasi mi stai simpatico, anche se sei uno Juventino.»
«Fammi sapere quando la trovi, per favore.» tirò su con il naso.
«Sarà fatto.» annuii.
«Grazie, Mario.»
«Prego, nanerottolo.» ridacchiai. «Su con la vita, tornerà. Trovane un'altra per farla arrabbiare e non preoccuparti più di tanto, è uscita di testa per te.» mi allontanai dalla stanza, diretto verso gli unici posti in cui pensavo sarebbe potuta essere Velia.
**********
Parcheggiai vicino all'Aston Martin della ragazza e sorrisi appena dentro di me, contento di averla trovata dopo soli cinque tentativi. Scivolai silenziosamente nel bar della piscina, poi scavalcai agilmente uno dei tanti tornelli che consentivano l'accesso alla vasca ai possessori di abbonamento o biglietto.
Schivai il getto freddo delle docce obbligatorie, raggiungendo la distesa d'acqua azzurrognola, che s'increspava appena in corrispondenza della figura slanciata di Velia.
Velia che, sorreggendosi al bordo della vasca, fissava il vuoto oltre le vetrate. Velia che, con il mento appoggiato sulle braccia incrociate, era scossa ritmicamente da un pianto senza fine.
«Ehi.» mi sedetti accanto a lei, sfiorandole una guancia. «Piccolina, vieni qua.» la sollevai di peso e me la posai sulle gambe, incurante del fatto che fosse ricoperta di goccioline d'acqua dalla testa ai polpacci.
«Era un secolo che non mi chiamavi Piccolina.» si asciugò le guance, che vennero presto bagnate da altre lacrime.
«Era anche un secolo che non scoppiavi a piangere tra le mie braccia, no?» le baciai la fronte. «Andiamo a casa?»
«Almeno non dovrò più sopportare quelle inascoltabili canzoni Latinoamericane in macchina.» borbottò, togliendosi la cuffia.
«E non dovrai più andare fino a Torino tutte le settimane, fingere di tifare Juventus ogni due per tre... è pieno di lato positivi!» esclamai.
«Sì...» annuì, poco convinta. «L'importante è crederci. Passiamo dal McDonald's prima di andare a casa, che ho fame?»
«Come ai vecchi tempi.» le sorrisi, grato che Qualcuno me l'avesse fatta conoscere.
"Trovata" scrissi a Paulo, su Instagram, non appena Velia imboccò la via dello spogliatoio femminile.
"Grazie" mi rispose subito lui, al che scossi la testa: quei due si volevano troppo bene per stare separati.
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Da Milano col pallone
FanfictionQuando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
