"Che poi l'amore se in fondo ci pensi
È l'unico appiglio in un mondo di mostri
E tu lo descrivi in un modo pazzesco
Tu lo rinchiudi in un solo tuo gesto„
Ultimo
Velia
«Non bisogna dargli in mano i Lego.» sbuffai, in direzione del mio ragazzo, sedendomi sul divano accanto ad Alicia.
«Non me lo dire, Paulo è una cosa indecente con quei mattoncini.» commentò lei, ridendo alla vista del figlio che gattonava sul tappeto, in cerca degli ultimi pezzi appartenenti ad una delle cupole dell'edificio che stava costruendo con i bambini.
«Non dovreste complottare contro di me, donne!» esclamò l'Argentino, additandoci.
«Neanche tu dovresti giocare con i Lego come se avessi dieci anni.» allargai le braccia.
«I Lego sono uno stile di vita.» posizionò l'ultimo mattoncino sulla cima della costruzione.
«I Lego sono un gioco.» misi in chiaro le cose.
«Non vivevi per i Lego da piccola?» chiese lui, le mani sui fianchi.
«No, io... no.» boccheggiai, restia a parlare. «Non giocavo con i Lego da piccola.»
«Egle, io e Paulo abbiamo pensato di prenderti un pensierino... spero ti piacerà, mio figlio non è molto bravo nello scegliere i regali.» cambiò repentinamente argomento Alicia. Paulo borbottò qualcosa, incrociando le braccia al petto.
«Non dovevate, grazie!» esclamò la bambina, che lesse con attenzione il bigliettino e poi aprì il pacchetto, contenente una catenina argentata da cui pendeva una piccolo ciondolo a forma di corona. «È bellissima...»
«Tommi, vai ad aiutarla con il gancetto.» spinsi appena mio figlio verso Egle.
«Non...» tentennò.
«Sei o non sei un cavaliere? Va' da lei.» ridacchiai.
«Mamma!» si nascose la testa tra le mani, prima di raggiungerla.
Tommaso le agganciò la catenina e lei gli sorrise appena, prima di stringere in un abbraccio affettuoso sia Paulo che Alicia.
«Grazie grazie grazie!» sciorinò, in direzione dei due Argentini.
«E io?» domandò Tommaso, sorridendo ironicamente.
Egle abbandonò madre e figlio per raggiungere il bambino, alzarsi sulle punte dei piedi e lasciargli un piccolo bacio su una guancia.
«Ti voglio bene, Tommi.» rise.
«Ah, ecco.» la canzonò lui.
Alicia, ancora leggermente provata per il lungo viaggio che aveva affrontato dall'Argentina a Roma per la Coppa Italia e da Roma a Torino per il termine del Campionato, si andò a lavare i denti, mentre Paulo si sedette accanto a me.
«Non dovevate.» mi appoggiai al suo bicipite con una guancia.
«Perché no? Mi piaceva e l'ho comprata.» scrollò appena le spalle. «Racchiude un po' di noi.» alluse ai tatuaggi.
«Ti amo.» gli baciai una guancia.
«Lo so.» sorrise lui. «Scusa per prima, non volevo...»
«Non è un problema, una volta o l'altra te ne parlerò. Quando farà un po' meno male...»
«Rivangare il passato farà sempre male.» scosse la testa. «State qui a dormire, sì? Non ci vediamo mai.»
«Se vuoi...» giocherellai con una ciocca di capelli.
«Tu vuoi?» mi ripropose la domanda.
«Che c'entra cosa voglio? È casa tua e noi la stiamo invadendo senza alcun ritegno.»
«E tu sei la mia ragazza, io ti voglio vicina senza alcun ritegno. Come la mettiamo?» mi fece arrossire.
«Sei bella quando arrossisci.» soffiò, sul mio naso.
«Piantala!» feci una smorfia.
«A parte gli scherzi, Vel, devi guidare fino a Milano. Pequeños, vamos a dormir.» prese in braccio Egle ed afferrò la mano di Tommaso, conducendoli verso la camera degli ospiti.
Era fuori discussione che ci sapesse fare con i bambini, aveva un carisma particolare, in grado di conquistare subito la loro fiducia.
«Podría verte con algún hijito alrededor de casa. (Ti ci vedrei con qualche figlioletto in giro per casa.)» commentai seguendolo lungo il corridoio.
«¿Sí? Los niños me encantan, pero quizás soy aún muy niño por ellos. (Sì? I bambini mi piacciono, ma forse sono ancora troppo bambino per loro.)» mi rispose, con un sorriso.
«Tenía 16 años cuándo esto animalito entró en mi vida. (Avevo 16 anni quando questa bestiolina è entrata nella mia vita.)» accarezzai la testa di Tommaso, che mi sorrise: a grandi linee capiva cosa stessi dicendo a Paulo. «Cuándo pasa, se aprende. (Quando capita, s'impara.)»
«Estamos con demasiadas cosas por tener un bebé... (Abbiamo troppe cose in ballo per avere un bambino...)» entrò nella camera e porse ai bambini dei vestiti più comodi per la notte, passando all'Italiano per spiegare loro dove trovare gli spazzolini ed il dentifricio.
Mi appoggiai allo stipite della porta ed incrociai le braccia al petto: un bambino, tutto nostro. Un piccolo battuffolino tutta ciccetta sulle braccia e sulle gambe, con delle mini-manine pronte ad afferrarti le dita.
«Buenas noches.» si congedò Paulo, al che lasciai un dolce bacio sulla fronte di entrambi ed uscii dalla stanza.
«Stai forse insinuando di volere un figlio da me?» gli chiesi poi, buttandomi sulla mia parte di letto.
Lui si tolse camicia e pantaloni, con una lentezza esasperante, e mi guardò, indugiando sulla striscia di pelle lasciata scoperta dalla mia maglietta, che si era alzata per il mio gesto poco atletico.
«Com'è? Volere è potere?» ripeté le mie parole.
«Ti sei ricordato.» gli risposi io, sorridendo senza accorgermene.
«Ti ascolto quando parli. E ti amo, Velia, ricordalo sempre.» mi sfiorò una guancia con le labbra, prima di andarsene verso il bagno.
STAI LEGGENDO
Da Milano col pallone
FanfictionQuando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
