"Ma se mi sei vicina tutto è possibile
Tu come nessun'altra, tu come nessun'altra
Mille volte ancora grazie di esistere„
Raige
Velia
«Velia, your mobile's ringing again! (Velia, il tuo cellulare sta squillando di nuovo!)» urlò Adam, dall'altra parte della stanza.
«Che palle.» borbottai tra i denti. «Take a hammer and make it shut up. (Prendi un martello e fallo tacere.)»
«I don't think it's a good idea... you should answer. (Non penso sia una buona idea... dovresti rispondere.)» mi sventolò l'aggeggio trillante davanti al naso, distraendomi dalla padella in cui stavo preparando il sugo per la pasta. «This Marc is mad, he's always phoning you. (Questo Marc è pazzo, continua a chiamarti.)»
«He's just foolish. (È solo stupido.)» scossi la testa, rispondendo alla chiamata. «¿Marc, se puede saber que tienes? (Marc, si può sapere cos'hai?)»
«Alguien está de mal humor. (Qualcuno ha la luna storta.)» si lasciò andare ad una risata. «¿Por qué no me respondía? (Perché non mi rispondevi?)»
«Estoy en Inglaterra para filmar el comercial de un perfume. (Sono in Inghilterra a girare lo spot di un profumo.)» risposi con una mezza verità, poi spensi il fuoco sotto la padella. Gli Inglesi non erano capaci di far da mangiare e Adam ne era la dimostrazione vivente: non lo avrei mai, per nessun motivo, lasciato a controllare che il pranzo non andasse in fumo.
«Claro. Así que si eres en Inglaterra... (Chiaro. Quindi, se sei in Inghilterra...)» borbottò tra sé. «Le Mans, Mugello y luego vienes de vacaciones conmigo. (Le Mans, Mugello e poi vieni in vacanza con me.)»
«Io, contigo, non vengo da nessuna parte. Abbiamo litigato, ti ricordi?» buttai la pasta nell'acqua che bolliva.
«Me perdonarás prima del Mugello.» rispose, chiudendo la chiamata.
«L'importante è crederci.» sbuffai.
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20/05/2018
Scusa.
Questo recitava il casco nero lucido di Márquez che, dopo anni, solo per me, aveva abbandonato l'emblematica formica atomica, preferendole una scritta turchese, opaca, realizzata nella sua grafia irregolare e scolastica.
Il Catalano parcheggiò la sua Honda in corrispondenza della casella riservata al vincitore, ma io non gli dedicai particolare attenzione.
«Grazie per esserci. Sempre.» sussurrò al mio orecchio Valentino, abbracciandomi, dopo aver guadagnato, al termine di una gara straordinaria, un fantastico secondo posto.
«Con te, per te.» ricambiai l'abbraccio, beandomi di quel momento magico che si creava tra noi dopo ogni gara. «Ti fa male?» gli allargai la manica della tuta sul polso che si era slogato il giorno precedente, in seguito ad una brutta caduta.
«Non più di tanto.» scrollò le spalle. «Vieni dentro?» fece per sollevarmi ed aiutarmi a scavalcare le transenne.
«Non hai bisogno anche del mio peso per sistemare il polso.» gli schiaffeggiai una mano. «Perché devo entrare?» chiesi poi.
«Marc.» disse semplicemente, andandosi a congratulare con l'altro Valentino, terzo.
Sbuffai e mi guardai intorno: ero incastrata tra i meccanici, oltrepassare le transenne mi risultava quasi impossibile. Non che ne avessi una grande voglia, attirare l'attenzione, in quel momento, era tutto tranne che una mia priorità.
«Belia!» storpiò il mio nome il capotecnico di Marc, Santiago, facendosi largo tra la gente insieme ad Alex.
«Ecco.» borbottai, tra me e me.
«Ti tocca, sorellina.» rise Valentino, accarezzandomi la testa.
«Devo proprio?» mi lamentai, al cospetto dei due Spagnoli.
«Mi hermano es estúpido, lo sabes. (Mio fratello è stupido, lo sai.)» mi afferrò per una mano Alex, trascinandomi dietro di sé per un paio di metri.
Oltrepassai le transenne e fulminai con lo sguardo mio fratello: rideva, l'infame, mentre lasciava che i fotografi spostassero tutta la loro attenzione su di me, che non sarei dovuta essere lì in quel momento.
Marc rispose ad un paio di domande postegli dal giornalista che si occupava delle interviste internazionali.
«Can I say just a thing? (Posso dire solo una cosa?» domandò il Catalano, accertandosi che fossi nei pressi del parco chiuso.
«Of course you can. (Certo che puoi.)» gli porse il microfono l'intervistatore.
«Thank you. Ok, I'll be brief. There's a special girl, right back here. We argued some weeks ago, I can't remember when exactly, but this isn't the problem. Velia, three days ago I decided to change my helmet for you. (Grazie. Ok, sarò breve. C'è una ragazza speciale, proprio qui dietro. Abbiamo litigato qualche settimana fa, non mi ricordo esattamente quando, ma non è questo il problema. Velia, tre giorni fa ho deciso di modificare il mio casco per te.)» indicò il casco.
«This morning I also bought some turquoise roses for you, but Alex (stamattina ti ho anche comprato delle rose turchesi ma Alex)» scoccò un'occhiataccia eloquente al fratello «forgot them in our motorhome. (le ha dimenticate nel nostro motorhome.)»
«Fa lo stesso.» risi, in direzione del Catalano più piccolo, che scuoteva la testa.
«I tried to be a gentleman, but he ruined everything. (Ho provato ad essere un gentiluomo, ma lui ha rovinato tutto.)» sorrise anche Marc.
«Scusa, Velia, sul serio, amici come prima?» mi pose un bigliettino che assomigliava tanto a quelli che scambiavo con Vale alle elementari.
"Mi perdoni?" c'era scritto, poi due quadratini che, contrassegnati dalle lettere a e b, riportavano entrambi la stessa risposta: sì.
«Sei un pirla.» lo apostrofai, poi barrai una delle due caselle con un pennarello indelebile e gli riconsegnai il bigliettino, piegandolo in quattro.
«She said yes! (Ha detto sì!)» esclamò lui, alle telecamere, mentre mi posava un braccio sulle spalle.
«Dove andiamo in vacanza?» sussurrò poi al mio orecchio, lasciandomi un sonoro bacio sulla guancia.
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Da Milano col pallone
FanfictionQuando, alla fine del 2017, Paulo Dybala aveva lasciato la sua storica ragazza, Antonella Cavalieri, non si aspettava che Federico Bernardeschi lo coinvolgesse in un vero e proprio inseguimento, organizzato al solo scopo di trovare una nuova fidanz...
