39. Colosseo

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Giugno 2019

«Aspetta qui e stai buona. Faccio un attimo benzina.»

Damiano non fece in tempo a scendere dalla macchina che Victoria scavalcò il freno a mano per sedersi al posto di guida.

«Dai fammi guidare un po'. Poco, promesso. Ho il foglio rosa», lo pregò Victoria sfoggiando uno di quei sorrisi che mettevano in crisi Damiano.

«Se ce beccano, me portano via la macchina, la patente, la casa...»

«Se, se, pure er gatto.»

«No. Er gatto mio nun l'avranno mai.»

«E se portavo via me?»

«Scrivo un annuncio: "Cercasi bassista. Solo ragazze gnocche, bionde e con le tette!".»

Victoria assestò un pugno sulla spalla di Damiano, ma non poté trattenersi dal ridere. Anche Damiano rise per quello che aveva detto, perché, in fondo, era solo una grandissima stronzata. Perché, in realtà, nessuno sarebbe mai riuscito a portagli via la sua Vic. Nessuno.

Ripresero ognuno il proprio posto, prima di decidere che cosa fare.

«Mi porti al Colosseo?»

«Va bene, però quando c'avrai la patente me fai te da Uber e me porti dove te dico io.»

«Ci sto!»

E finalmente eccolo, il Colosseo. Il simbolo della Città Eterna, della loro città, della loro Roma.

Avvolti in quella atmosfera magica, i loro occhi si scontrarono, come le loro bocche pochi istanti dopo. All'unisono, le loro magliette vennero scaraventate sui sedili posteriori, mentre ci volle qualche secondo di più per slacciare il reggiseno.

Damiano passò una mano su quei capelli dorati, tirandola a sé, sul suo petto. Prese a baciarle il collo, mentre Vic già ansimava per la mancanza d'aria, per la troppa eccitazione.

«Dam, aspetta. Aspetta. Non possiamo. Se qualcuno ci vede finiamo nei guai.»

Victoria aveva pienamente ragione, eppure Damiano se ne sarebbe volentieri fregato di tutte le conseguenze. Voleva solo lei, lì, in quel preciso momento. Ma la realtà non sempre coincide con i sogni.

Uscirono dall'auto, recuperarono due birre dal bagagliaio e se le gustarono seduti su un muretto, in silenzio, con lo sguardo fisso al monumento, ma in realtà perso nell'oscurità della notte.

Solo quando entrambe le bottiglie furono vuote e lasciate a terra, Victoria decise di provare a spostare l'attenzione sul ragazzo.

Il suo viso era teso, intriso di dubbi, preoccupazioni e chissà cos'altro.

Victoria avrebbe dato tutto pur di non vederlo con quell'espressione sul volto, quell'espressione che le faceva male quanto una pugnalata al cuore. Ed era buffo pensare che la causa del suo malessere fosse Victoria in persona, e che lei stessa potesse anche essere la miglior medicina a tutti i mali di quel ragazzo.

E così Damiano si ritrovò di nuovo le labbra morbide della bionda sulle sue, a dover combattere contro la voglia di strapparsi i vestiti di nuovo, lì in mezzo al niente, con le stelle come uniche testimoni.

La sua bocca sapeva di birra e di attimi da cogliere al volo, carpe diem. Mentre quella di lui sapeva di primi giorni d'estate e di sigarette fumate in attesa di quell'attimo.

E furono ancora una volta in macchina, nudi, con i sedili abbassati ed i finestrini appannati.

Dopotutto, l'amore è sempre una buona ragione per mandare tutto al diavolo.

Damiano si era domandato perché Victoria avesse improvvisamente cambiato idea, perché avesse deciso di farla, quella pazzia. E se glielo avesse davvero chiesto, lei gli avrebbe risposto che sarebbe stata disposta a tutto pur di non doverlo più vedere infelice, ma che in realtà era esattamente ciò che voleva anche lei: la loro pelle a contatto senza ostacoli, i loro respiri uniti ai battiti del cuore, il loro sudore mischiarsi.

Perché Victoria era felice se Damiano era felice. E perché entrambi amavano quei momenti in cui si ritrovavano abbracciati in quei posti assurdi. Perché era lì che condividevano i loro pensieri restando senza parlare. E guardavano le stelle con gli stessi occhi, perché finché le loro mani sarebbero rimaste intrecciate, non avrebbero dovuto preoccuparsi di nient'altro. Perché, se condivisi, gli incubi non fanno poi tanta paura, e i sogni non sembrano così impossibili da realizzare.

Una parte di loro avrebbe custodito per sempre il ricordo di quelle follie. Perché i loro respiri si sarebbero sempre rincorsi di notte e i loro occhi si sarebbero sempre cercati di giorno. E poco importava che cosa il destino avesse in serbo per loro. Damiano avrebbe sempre ritrovato la sua Vic, sempre e per sempre. E l'avrebbe sempre protetta, anche da lontano, perché sapere di essere amati ci protegge sempre.

Il display della radio segnava le 23:23

«23:23. Esprimi un desiderio», fece Victoria.

Un istante dopo, lei aveva già urlato "fatto!". Damiano invece non aveva avuto abbastanza tempo neanche per pensarci.

Che cosa avrebbe potuto desiderare?

Guardò Victoria, e lei era così bella... Che cosa avrebbe potuto desiderare se tutto ciò che più voleva al mondo era proprio lì, accanto a lui?

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora