(Vic's pov)
Marzo 2023
«Pronto, Vic?»
«Lello...»
Ci fu qualche secondo di silenzio. Leo non sembrava stupito della mia chiamata, sicuramente se l'era aspettato che decidessi di comporre il suo numero, prima o poi.
Stavo cercando le parole giuste, mentre lui aspettava paziente senza dire nulla. Quando poi mi rassegnai al fatto che non poteva esserci niente di più giusto della pura verità.
«Domani prendo l'aereo. Vado ad Amsterdam.»
«Victoria...»
«No, Leo, non mi farai cambiare idea. Ho già preso i biglietti. E glielo puoi anche dire, che si nasconda se non vuole vedermi o parlarmi. Ma io lo cercherò ovunque e non me ne andrò finchè non l'avrò trovato e non mi avrà spiegato il motivo di quella maledettissima lettera!»
«Vic, per favore...»
«Che cosa pensava di fare? Crede che da un giorno all'altro io mi svegli e smetta di amarlo, così? Io non ce la faccio più. Sono stanca di aspettare che lui torni o che si faccia sentire, Dio solo sa quando e se succederà. Tanto vale che vada io di persona a chiarire le cose, visto che lui ha dimostrato di non avere le palle per farlo.»
***
Dopo due ore e mezza ero arrivata finalmente a destinazione, all'aeroporto di Amsterdam. Mi guardai intorno. La gente andava e veniva anche a quell'ora di sera, chi di corsa e chi con tutta la calma del mondo. C'era chi era solo, chi era in compagnia, chi arrivava e salutava con un bacio la propria ragazza e chi partiva con le lacrime agli occhi. Alcuni avevano in dosso un sorriso, altri avevano la faccia seria, quasi incazzata. Salutai con la mano un bambino che correva dietro alla sua mamma che camminava di fretta. Almeno i suoi occhi sembravano essere spensierati e felici.
Avevo avuto solo poche ore per pensare se avevo fatto la cosa giusta o una stronzata gigantesca, e ancora non ero arrivata alla conclusione. Camminavo tra le persone, guardando ancora in giro e cercando di capire se mi stavo muovendo nella direzione giusta.
Che cosa avrei dovuto fare, se non venire a cercarti? Mettermi le cuffie nelle orecchie, aprire Spotify e auto-consolarmi con una canzone di Ultimo?
Dove sei?
Non avevo ancora trovato l'uscita da quell'infernale caos tipico di ogni aeroporto e già ero stanca di camminare, mi scoppiava la testa e avevo una confusione tale che se avessi chiuso gli occhi per un istante sarei svenuta lì in mezzo.
Poi una voce mi rimbombò nelle orecchie. Pensavo di averla immaginata dentro la testa, invece eccoti qui. Gli occhi stanchi, il volto spento e un mezzo sorriso sulle labbra. Sempre dannatamente perfetto come l'angelo più bello del cielo.
«Victoria», hai ripetuto di nuovo.
Con un nodo allo stomaco e il cuore che quasi usciva dal petto, ho corso verso di te, tra la gente che avanzava con lo sguardo fisso sul cellulare, non curante del mondo esterno.
Mi hai stretta nel tuo caldo abbraccio. E, improvvisamente, tutta quella confusione là fuori era sparita, così come quella che avevo dentro.
***
Avevi affittato un appartamento in periferia. Una scelta strana per te che avevi da sempre amato abitare a cinque minuti dal centro.
Ti ho visto come mi guardavi in taxi, come ti stavi addossando la colpa di tutto perchè non hai mai sopportato di vedermi stare male, ferita, spezzata in due, specialmente se era a causa tua.
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Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romance«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
