78. Londra

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(Dam's pov)

Febbraio 2019

Ho parlato di te, a Londra, al cameriere di un pub. Spero avesse capito che ero un po' ubriaco, dopo tutte quelle birre che mi aveva servito.

Avevamo parlato in inglese per quasi mezz'ora, quando poi mi disse di essere di Milano. Lo guardai male all'inizio, ma poi scoppiammo a ridere come due deficienti. Disse di non esserne sicuro che anche io fossi italiano e che ci aveva messo un po' a capirlo.

Io non gli avevo detto chi ero, e non sapevo se mi aveva riconosciuto e stava facendo finta di niente, o se non mi conosceva affatto.

Lui si chiamava Christian, aveva ventidue anni e abitava a Londra da quando aveva finito le superiori.

Gli avevo mostrato delle tue foto. Volevo che mi credesse sul serio, mentre gli parlavo dell'infinita bellezza dei tuoi occhi, in cui finivo sempre per perdermi. E non perché fossero azzurri, ma semplicemente perché erano i tuoi.

E poi con quali parole potevo rendere giustizia al tuo sorriso? Quel sorriso che dietro nascondeva una ragazza tutta matta, di cui amavo profondamente ogni pazzia.

«Sei il suo fotografo personale?»

Avevo tante di quelle foto che quel ragazzo quasi stava sospettando che fossi una specie di stalker. Ma non ne avrei cancellata nemmeno una, anche se alcune erano simili ad altre, in fondo erano tutte diverse.

Forse avrei dovuto eliminare qualcuna e conservare quelle venute meglio. Ma io proprio non ci riuscivo, perché quelle foto erano intrise di ricordi, felici e meno felici, e ne ero troppo legato.

«È una bellissima ragazza», aveva detto.

«Sì, è bella. E sarebbe bella anche se fosse brutta, perché lei è mia. E sarebbe mia anche se fosse di qualcun altro, ma non possiamo stare insieme.»

Mi guardò malissimo e notai anche che stava iniziando a rigirare lo sguardo intorno a noi. Eravamo solo io e lui dentro al locale, a quell'ora della notte, e non lo avrei biasimato se per un istante avesse pensato che fossi un pazzo squilibrato, uno stalker o un serial killer.

«Si chiama Victoria», affermai.

«Ed è di Victoria quello sbaffo di rossetto che hai sul colletto della camicia?»

Mi chinai subito in cerca della macchia, e la trovai. Corrispondeva esattamente al colore del rossetto che ti eri messa prima di uscire. Ecco perché le ragazze non mi si erano avvicinate poi così tanto. Sicuramente me lo avevi lasciato addosso di proposito. Mi avevi come marchiato, per tenere lontane le altre donne.

Mi venne da ridere. Era divertente questo tuo modo di essere un po' psicopatica, e in fondo era anche molto dolce.

Pensai a tutte quelle minigonne e le calze a rete che indossavi quando dovevi uscire con le tue amiche e che mi facevano impazzire di gelosia. Avrei dovuto fare qualcosa anch'io per tenere alla larga gli altri ragazzi. Poi, però, mi venne in mente che avevo praticamente costretto Thomas ad uscire con voi per tenervi d'occhio e di aggiornarmi se aveste avuto bisogno di qualcosa. Non si sa mai cosa potrebbe succedere a un gruppo di amiche in giro per Londra da sole.

«Laggiù c'è una che ti guarda come se fossi Johnny Depp», mi informò Christian.

Mi voltai seguendo il dito del ragazzo che puntava dietro di me, e incrociai i tuoi occhi blu.

Mi alzai di scatto, e anche tu, camminando col sorriso stampato sulle labbra. Ti strinsi forte a me e il tuo profumo mi mandò fuori di testa.

Presi il tuo viso tra le mie mani e ti stampai un bacio in fronte, e restai un attimo a fissarti come se fossi un angelo sceso dal cielo.

Tu eri troppo per me, e da un giorno all'altro te ne saresti resa conto di meritare di più, più di uno stronzo come me. Anche se, dentro di me, un po' speravo che tu non lo capissi mai.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora