62. Tempesta

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Giugno 2019

Damiano non era un ragazzo qualunque, non era un ragazzo per tutti. Un momento prima avrebbe voluto ribaltare il mondo e quello dopo rideva fino a piangere. Neppure lui si capacitava di quanto fosse complicato. Aveva un casino in testa e stava aspettando che arrivasse qualcuno in grado di rimettere tutto in ordine.

Victoria odiava la monotonia, si annoiava facilmente. Stravolgeva la vita delle persone che incrociava lungo la strada. Eppure, dopo averla incontrata, a Damiano era sembrato che tutto fosse tornato al proprio posto.

Victoria era una ragazza fuori dall'ordinario. Lei aveva raccolto i sogni irrealizzabili di Damiano e li aveva fatti combaciare con quelli di altri tre pischelli: sé stessa, un timido ragazzino dal ciuffo biondo e un bizzarro ragazzo che ricordava un indiano d'America. E aveva fatto centro.

Victoria era riuscita a prendere il peggio di Damiano e a trasformarlo in meglio. Non si era fatta problemi a sputargli in faccia quanto lui fosse impossibile da trattare e a volte insopportabile, e la sua infinita testardaggine non le aveva impedito di proseguire verso il suo obiettivo.

Damiano non era un tipo molto aperto con le altre persone. Viveva nei suoi pensieri, aveva i suoi ideali e di certo non avrebbe voluto prendere ordini da una pazza dai riccioli d'oro. E invece si era ritrovato a parlarle delle proprie paure, delle proprie angosce, di quello che lo tormentava. Con lei, ormai, si confidava riguardo ad ogni cosa.

Già dal momento in cui Damiano raccontava il suo tormento, iniziava a non fargli più così paura. Perché in quell'attimo in cui le confessava tutto e lei lo stringeva tra le braccia, lui, le sue paure, le aveva già sconfitte un po'.

Victoria amava l'imperfezione di Damiano, e si perdeva continuamente nei suoi occhi mentre lui le parlava. Non lo aveva mai fatto sentire inadeguato, inappropriato, e non aveva mai preso in giro le sue idee.

Col tempo, Damiano aveva imparato a credere di più in sé stesso, a non smettere mai di inseguire i sogni, anche se gli altri li giudicavano sbagliati. Aveva imparato a crederci fino in fondo.

Victoria gli aveva fatto aprire gli occhi, gli aveva fatto capire che la perfezione non sta solo nelle cose belle, ma che, il più delle volte, si trova proprio in quei piccolissimi dettagli che nessuno mai nota.

Damiano non aveva più paura, perché aveva capito che qualunque cosa potesse riservargli il futuro, le cose brutte sarebbero diventate più leggere, meno opprimenti, se al suo fianco avesse avuto i suoi compagni di squadra, la sua musica, la sua Victoria.

Quella ragazza era tanto perfetta quanto lunatica. Era un caos di emozioni e sentimenti. Qualche volta i suoi occhi piangevano lacrime come pioggia d'autunno, altre volte i suoi sorrisi illuminavano le giornate e scaldavano il cuore più del sole d'agosto.

Era una ragazza piena di capricci. Sbatteva i piedi per terra come una bambina quando voleva qualcosa e non veniva accontentata. Aveva talmente tanta forza e rabbia che Damiano ogni tanto aveva il timore che potesse prenderlo a schiaffi quando era lui a farla arrabbiare.

I suoi capelli in disordine la mattina, le ciocche davanti agli occhi che lui amava spostare dietro all'orecchio, le magliette che gli rubava per indossare come pigiama. Queste cose ripagavano tutto il male che si infliggevano a vicenda.

Sgattaiolava a piedi nudi sul pavimento, in punta di piedi per non svegliarlo, ma tanto lui la sentiva. Era il vuoto che si formava nel suo petto ogni volta che lei lo lasciava solo nel letto ad avvisarlo.

E ogni tanto doveva dirle di non camminare scalza, di mettere le pantofole, perché la sera passata, prima di fare l'amore, avevano litigato e lei aveva gettato in frantumi piatti e bicchieri, di nuovo.

Damiano non avrebbe mai smesso di fare i paragoni più assurdi per spiegare la bellezza che era Victoria, ma nessuno sembrava comunque renderle giustizia.

Lei era in tutte le canzoni che lui aveva scritto e cantato, perché tutte parlavano di lei, anche se ognuna a modo suo.

Lei era il suo film preferito in una sera di gennaio troppo fredda per uscire. Era la sua cantante preferita ogni volta che saliva in macchina e cantava a squarciagola.

Victoria era il suo tramonto preferito, il gusto del gelato che dici per primo per gustartelo meglio alla fine, la cioccolata calda quando fuori c'è la neve.

Victoria era la luce che splendeva in fondo ad un vicolo buio. Victoria era la calma dopo la tempesta. Ma lei era anche la tempesta.

Forse, le lacrime versate erano state molte di più, ma il rumore delle loro risate aveva sempre sovrastato quello delle urla.

«Ti ricordi la prima volta che ti inviai un messaggio? Era passata una settimana da quando ci eravamo scambiati i numeri di telefono sotto casa mia. Pensavo non ti saresti ricordato neppure chi fossi, ma avevo urgentemente bisogno di un cantante per la mia band», fece Vic.

«Certo che mi ricordo. E non mi ero dimenticato di te. Anzi, ti amavo già da morire.»

«Già dal primo messaggio?», rise.

«Da prima. Dalla prima volta che ti ho vista. Pensi che quel giorno, all'uscita da scuola, non avessi già un accendino? Sicuramente, avevo altri amici a cui chiederlo in prestito. Perché sarei venuto proprio da voi? Ti ho amata da quel giorno, solo che non lo avevo ancora capito. E quando poi l'ho realizzato, non ho più smesso di farlo.»

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora