(Dam's pov)
Settembre 2022
«Okay, dobbiamo dire ai ragazzi della nostra storia», dissi serio.
«Sì, certo. Ma dobbiamo aspettare il momento giusto. Le ultime volte che ci abbiamo provato non abbiamo mai concluso niente.»
«Ci penso io!»
«Cosa? Aspetta!»
Victoria cercò di fermarmi, ma stavolta ero più convinto che mai. Raggiunsi Thomas ed Ethan, che erano seduti ad un tavolo del bar, e presi posto con loro. Quando anche Vic si fu sistemata al mio fianco, cominciai.
«Ragazzi, io e Vic volevamo dirvi che...»
«Stasera volevamo dare una festa a casa di Damiano, visto che tra qualche giorno ripartiamo per riprendere il tour.»
La fulminai con lo sguardo, ma per fortuna gli altri due non sembravano essersi accorti di niente.
E come se non bastasse, per incorniciare quella giornata partita decisamente nel peggiore dei modi, una coppietta felice e tutta sorridente si sedette al tavolo di fronte al nostro. Ridevano di continuo, si imboccavano a vicenda la colazione e facevano selfie insieme.
Tornai a casa col diabete.
***
Guardavo Victoria ormai da mezz'ora. Aveva salutato tantissima gente da quando era arrivata, ma sembrava non essersi ancora accorta di non aver rivolto neanche uno sguardo al padrone di casa.
Lello l'aveva raggiunta con Thomas ed Ethan. Victoria aveva passato il suo bicchiere a quest'ultimo, che le aveva risposto guardandola male e muovendo la testa in segno di disapprovazione.
Li guardavo divertito con la mia birra in mano, quando poi, miracolosamente, Ethan sorseggiò quel drink e Vic gli schioccò un bacio sulla guancia come premio.
Il mio dito aveva iniziato a tamburellare sulla bottiglia. L'anello faceva rumore sbattendo contro al vetro.
Damià, nun sarai mica geloso?!
Sì, ero geloso. E allora?
La gelosia non è sempre una cosa brutta. Anzi, è uno dei sentimenti più forti e sinceri, quando è sana. Perché ti fa capire quanto tu tenga a quella determinata persona, nonostante tu stia cercando di nasconderlo in ogni modo, anche da te stesso.
Stavo fissando il soffitto, quando partì una canzone di Vasco. Non ricordavo neanche quale fosse il titolo, ma una frase mi era entrata nella testa:
"perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia."
E in un attimo mi accorsi di non essere più in salotto, ma in camera mia. E stavo sempre fissando lei, o meglio, le foto che avevo appese allo specchio.
La musica era talmente alta che si riusciva ancora a sentire. Ed è incredibile come certe canzoni, se chiudi gli occhi, diventano persone, luoghi, momenti, attimi che avresti voluto non finissero mai.
Questa era la mia vita: attimi lasciati in sospeso, come tutti quei baci che avrei voluto rubarle, ma che non potevo.
E poi c'erano le foto, come quella che le avevo scattato quando mi aveva costretto a portarla al Luna Park. Guardava la bancarella delle caramelle gommose, forse immaginando di poterci nuotare dentro.
Alla fine aveva deciso di prendere lo zucchero filato, e si lamentava delle dita appiccicose. Gliele avrei leccate io, una ad una, se solo avessi potuto.
E c'era quella foto che ci ritraeva a braccetto, mentre passeggiavamo per i vicoli di Roma. Lei ballava per la strada, faceva la matta, a piedi nudi a volte, perché finiva sempre per non sopportare più i tacchi delle sue scarpe.
Le avevo promesso che avremmo ballato insieme tantissime canzoni. E almeno alle due di notte, quando non c'era quasi più nessuno in giro, oltre a ballare potevo anche lasciarle qualche carezza.
Poi c'era una foto della Danimarca. Mi aveva sempre raccontato con entusiasmo di tutti quei posti, ed io le avevo sempre detto che li avremmo rivisti di persona, insieme.
Afferrai il basso che aveva lasciato qui dopo le prove di quel pomeriggio, e strimpellai qualche nota.
«Se vuoi, posso darti lezioni private», rise entrando.
Provai anch'io a sorridere, ma lei aveva già capito che qualcosa non andava.
«Ti ho visto, stamattina, quando guardavi quella coppietta felice al bar, con un po' d'invidia.»
Le presi il viso tra le mani e l'avvicinai al mio.
«È vero. Stavo guardando quei due ragazzi e quanto potessero essere felici insieme, e ho pensato che anche noi ci meritiamo quella felicità. Ma poi mi son detto: perché? Perché sto pensando questo? Io mi sento già come loro, io sono già felice. E lo sono il triplo di più di quanto lo erano quei due, perché io ho te.»
La baciai, e in attimo i nostri corpi nudi erano l'uno contro l'altro.
«Ti amo.»
Tutto il mondo era appena sparito. La festa, la musica, la gente. C'era solo lei, sotto di me, impaziente almeno quanto me di dare sfogo alla passione.
***
(Vic's pov)
Mi rigirai tra le coperte. Aprii gli occhi giusto due secondi, ma non gli richiusi più.
Quello non era il mio letto. Quella non era la mia camera. Ma il ragazzo di fianco a me era Damiano, per fortuna.
Sorrisi involontariamente. Dormiva sereno, il petto nudo, la coperta avvinghiata tra le gambe.
Mi alzai e raccolsi i miei vestiti, cercando di non fare rumore.
Prima di scendere gli lasciai un bacio sulla guancia, e pregai di non incontrare sua madre al piano di sotto.
«Vic?»
La voce di Ethan echeggiò per tutta la casa. Se ne stava seduto al tavolo della cucina con un bicchiere di latte davanti.
«Ethan!», esclamai sorpresa. «Che ci fai ancora qui?»
«Potrei farti la stessa domanda.»
Già.
«Leo e Thomas sono praticamente morti sul divano», indicò col dito nella loro direzione. «Così sono rimasto a controllarli, visto che Damiano è scomparso ieri sera. Non si è fatto più vedere.»
«Sì, e... Abbiamo parlato in camera sua e ci siamo addormentati.»
«Ah, okay.»
«Bene. Allora io vado.»
Ero ormai davanti al portone d'ingresso, quando mi raggiunse di nuovo la voce del nostro batterista.
«Vic», mi richiamò.
Ho creduto troppo presto di averla fatta franca. Mi voltai a guardarlo.
«Tranquilla. Non lo dirò a nessuno.»
«Che cosa?», domandai facendo finta di non capire.
Ma chissà da quanto tempo invece Ethan aveva già capito tutto.
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Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romance«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
