(Vic's pov)
Aprile 2031
«Sono tornata!»
Entrai in casa e subito sentii il rumore dei suoi piedini nudi che correvano.
«Mamma!»
Dal corridoio spuntò Mia, con i capelli biondissimi, gli occhi azzurri e il sorriso sulle labbra, con quelle due fossette sulle guanciotte. Quel sorriso non poteva che averlo preso da Damiano.
«Ciao, amore di mamma.»
Si era lanciata tra le mie braccia e mi stringeva forte, come se le fossi mancata tantissimo, anche se ero stata via per appena due ore.
Spesso, quando mi soffermavo a guardarla, ripensavo alla paura che avevo avuto quando avevo scoperto di essere incinta, e avrei voluto poter tornare indietro nel tempo e dire alla me di allora che quella bimba sarebbe stata la cosa migliore che potesse capitarmi.
«Ehi, Vic», mi salutò Ethan, raggiungendoci in salotto.
Gli avevo chiesto se poteva badare a Mia mentre io andavo a fare la spesa. Erano giorni che Damiano usciva di casa la mattina presto e non tornava neanche per cena. Diceva che aveva in mente un'idea per una nuova canzone e non poteva lasciarsela sfuggire.
«Ethan, non so come ringraziarti.»
«Tranquilla, per me è un piacere stare un po' con la mia nipotina preferita. Ma Damiano che fine ha fatto?»
Sospirai. Avrei voluto saperlo anch'io.
«Si sarà stancato di noi», dissi, appoggiando una mano sulla pancia.
Tra qualche mese sarebbe arrivata un'altra principessa a far parte della nostra vita, ma per quanto Damiano fosse super contento, sapevo che aveva sperato di avere un maschietto.
Ethan si avvicinò e mi abbracciò.
«Vedrai che ci sarà un motivo valido per la sua assenza», mi rassicurò.
«Sì, infatti. Si sarà chiuso dentro la sala prove. Mi ha accennato di avere un'idea in mente.»
«Ieri sono passato anch'io alla sala prove. Non c'era nessuno.»
Prima che potessi reagire in qualche modo, si sentì la porta aprirsi e Mia si alzò all'istante, pronta a saltare addosso a suo padre, in caso ci fosse stato lui dietro la porta che si apriva.
«Papà!»
«Almeno lei è contenta di vederlo», scherzai a bassa voce, ed Ethan rise con me.
Avrei dovuto essere arrabbiata?
«Dove sei stato?», gli domandai subito.
«Ciao anche a te, amore mio», sorrise.
«Ti ho fatto una domanda.»
Non volevo litigare lì davanti ad Ethan, e soprattutto a Mia, ma volevo una risposta. Volevo una buona motivazione, volevo che si scusasse per averci praticamente lasciate sole per tutti questi giorni. Volevo che mi dicesse qualsiasi cosa che mi facesse smettere di pensare a cose assurde, come il fatto che avesse un'amante.
«Vieni con me», disse lui semplicemente.
«Ma Mia...», non mi fece finire la frase.
«Ci pensa Ethan.»
Mi prese per mano e insieme scendemmo di sotto.
Mi ritrovai seduta sul sedile del passeggero della sua auto.
«Dove stiamo andando?», chiesi per la millesima volta.
«Non te lo dirò, quindi per favore smettila di chiedermelo.»
Dopo qualche minuto parcheggiò davanti ad un cancello chiuso, da cui si riusciva però ad intravedere una bella villetta.
«Perché ti sei fermato qui?»
Mi fece cenno di scendere e lo fece anche lui. Venne verso di me e mi si posizionò davanti. Io continuavo a non capirci molto. Ma poi Damiano prese dalla tasca dei pantaloni una piccola scatola.
«Siamo già sposati, Damiano.»
«Aprilo.»
Presi la scatoletta con le mani che tremavano un po' per l'emozione.
«Volevi sapere perché in questi giorni vi ho abbandonate? Eccolo, stavo facendo una cosa importante. E avevo poco tempo a disposizione, perché volevo finire entro stasera, visto che tu ti stavi arrabbiando da morire.»
Non ce la facevo più, dovevo aprire quella maledetta scatola. Lo feci, e al suo interno trovai una chiave. Guardai i suoi occhi luminosi in cerca di un'ulteriore spiegazione.
«Questa sarà la nostra nuova casa, visto che tra un po' non ci staremo più in quel vecchio appartamento. In questi giorni ho finito di sistemare le ultime cose e ora è tutto pronto, potremmo anche trasferirci stasera. L'ho fatto per te, per voi», disse posando una mano sul mio piccolo pancino. «Non vedo l'ora di iniziare un nuovo capitolo della nostra vita, di svegliarmi in questa casa al tuo fianco ogni mattina, e anche a quello di Mia visto che continua a voler dormire nel lettone con noi. Non vedo l'ora che il nostro nuovo letto prenda il tuo profumo e non vedo l'ora di vederti sparpagliare vestiti per casa. Non vedo l'ora di ridere, scherzare, scopare, litigare con te a ogni ora del giorno e della notte tra quelle mura. Vuoi venire a vivere di nuovo con me, Victoria?»
Non sapevo cosa dire o fare. Rimasi in silenzio davanti a lui, pensando a quando, quella prima volta, mi aveva chiesto per gioco di andare a vivere con lui. Eravamo fidanzati? Forse, non lo sapevamo nemmeno noi. E non sapevamo di certo che anni dopo avremmo avuto tutto quello che mai avremmo immaginato da ragazzi: una famiglia tutta nostra.
«Sì che voglio!»
Gli saltai letteralmente addosso. Gli avvolsi le gambe attorno ai fianchi e lo baciai tutto. Guance, naso, collo, labbra, fronte. Tutto.
Questo eravamo noi: amore. Quello vero, puro, passionale, anche incasinato. Era il nostro amore. Anzi, l'amore eravamo noi.
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Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romance«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
