(Dam's pov)
Dicembre 2027
La notte era silenziosa, come lo eravamo io e lei. Non avevo mai smesso di guardarla, mentre fumavo le mie sigarette, ma lei neanche ci aveva fatto caso. Era troppo impegnata a fissare il buio davanti.
Mancavano pochi minuti a mezzanotte ed io ancora, dall'inizio di quella lunga giornata, non avevo avuto l'occasione, ed il coraggio, di fare una cosa.
Avevo paura di deluderla, in qualche modo, perché in fondo io avevo sempre paura di rovinare tutto con lei, di rovinare noi. Perché quel pensiero di non essere abbastanza, di non meritarla, si faceva sentire spesso. E mi faceva paura.
Era Victoria quella coraggiosa, non io. Anche se era solita a correre da una stanza all'altra e ad urlare come una matta se vedeva un piccolo ragnetto, è sempre stata la ragazza più coraggiosa che io abbia mai conosciuto.
All'inizio l'avevo invidiata tantissimo, perché non aveva alcun timore di essere sé stessa, non ha mai avuto bisogno di fingersi chi non era solo per piacere agli altri. Oggi io l' ammiro ancora, perché non solo è rimasta sempre sé stessa, ma ha fatto crollare tutte le mie insicurezze, riducendole in macerie. Ero pieno di dubbi e insicurezze, e ne avevo così tanti che non avrei mai potuto elencarli tutti. Oggi quei dubbi e quelle insicurezze ci sono ancora, ma io non ho più paura di loro. Grazie a lei.
E mentre i suoi occhi azzurri splendevano nel buio, io trovavo quel briciolo di coraggio che mi serviva.
«Ho una cosa per te.»
Avevo rovistato nella borsa più del dovuto, pensando di averla dimenticata in camera, ma alla fine l'avevo trovata. Avevo posato la scatoletta sulle sue gambe e le sue mani l'avevano esaminata attentamente prima di aprirla, quelle mani esili ma forti che quando mi sfioravano la pelle facevano impazzire il mio cuore.
Finalmente l'aveva aperta, e il suo sorriso luminoso alla vista di quella collana che voleva comprare da tanto fu impagabile.
«Dam, non dovevi...»
Io mi limitai a sorridere, osservando la sua giacca grande che le scendeva sulla spalla lasciandogliela scoperta. La sua pelle delicata, la forma delle labbra morbide, i capelli biondi profumati, mi fecero scordare del perché eravamo lì fuori al freddo. E venni travolto da un'ondata di desiderio. Quel desiderio. Quello che mi investiva in pieno e mi attraeva come la più dolce delle cose proibite, quella sensazione che all'inizio non riuscivo a capire in che modo dovessi interpretarla, perché non l'avevo mai provata prima.
Poi mi accorsi che anche lei mi stava guardando con il mio stesso sguardo, perché quegli occhi azzurri erano sempre capaci di leggermi dentro.
«Dovremmo rientrare», aveva sussurrato appena.
Il cuore prese a battermi forte e m'invase la voglia di trascinarla via, lontano da tutti, portarla dentro un mondo tutto nostro. Perché, in fondo, l'ho sempre saputo che io e lei appartenevamo allo stesso mondo. Lei, con le sue parole a volte dure, a volte dolci, a volte arrabbiate, a volte volgari, aveva buttato giù quel muro che mi teneva a distanza dal resto del mondo.
«Ti amo.»
Aveva cambiato espressione all'istante, ed io non sapevo proprio a che cosa stesse pensando.
«Dobbiamo rientrare», aveva sussurrato di nuovo, e sembrava che avesse il fiatone.
Si era alzata in piedi e aveva fatto i pochi gradini che precedevano l'ingresso dell'hotel, quando all'improvviso si era girata verso di me. Avevo praticamente sbattuto contro il suo petto, ma l'avevo già circondava con le braccia per non farla cadere. La sua pelle era fredda sotto il mio tocco, morbida, delicata. E poi mi aveva baciato. Avevo come l'impressione che mi mancasse il terreno sotto ai piedi. L'abbracciavo ed era come se fossi aggrappato a lei per non cadere, per non perdermi chissà dove, e mi sentivo al sicuro, lì con lei, anche se era così piccola mentre le mie braccia l'avvolgevano.
Sentii le sue dita tra i capelli, mentre le mie mani erano sulla sua schiena, sotto la camicia. E mi venne in mente la prima cosa che avevo pensato la prima volta che l'avevo vista a scuola, tanti anni fa: è troppo bella per essere davvero di questo mondo.
L'afferrai per la mano, diretto alla mia stanza. La volevo nel mio letto, aggrovigliata al mio corpo, stringerla mentre i nostri respiri si affannavano. E poi restare a guardarla tutta la notte, bella, vulnerabile, così come solo io potevo vederla, e nessun altro.
Eravamo arrivati alla porta, ma non avevamo resistito abbastanza. Il bisogno di averci ancora era troppo forte. Non volevo baciarli lì, in mezzo al corridoio, ma non ne sono stato capace. Le nostre labbra si toccarono di nuovo, in un modo tutt'altro che dolce, mentre il suo corpo era imprigionato tra il mio e la porta fredda. E in quel preciso momento, un'altra porta si spalancò e qualcuno uscì in corridoio. Mi staccai velocemente, voltandomi. E avrei voluto scomparire all'istante. Marta.
STAI LEGGENDO
Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romance«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
