17. Tendinite

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Maggio 2018

«Una tendinite non è mica la fine del mondo!»

«Lo è per me, okay?»

I Måneskin erano fermi su quella discussione da almeno metà pomeriggio.

Sfortunatamente, Victoria si era presa una tendinite alla mano destra, che per una bassista poteva anche essere un bel problema. Comunque, non era niente di grave: con un po' di riposo e un po' di crema sarebbe passato tutto nel giro di pochi giorni.

«Per un po' non suoni e si risolve tutto.»

Per Damiano era ovvia la situazione, ma a Victoria questa cosa proprio non andava giù.

«Ma ti senti quando parli? Per te è facile, non ti servono le mani per cantare.»

Thomas ed Ethan avevano rinunciato ad immischiarsi. Con quei due ci voleva "solo" molta pazienza.

«Metti giù il basso, vai di là, ascolta la musica, prendi il sole in giardino, fatti una passeggiata, fai quello che vuoi. Basta che ci lasci provare in pace.»

Con le lacrime agli occhi, Victoria era corsa via sbattendo la porta, e si era rinchiusa in camera.

Ethan era quasi certo che Damiano stesse per cedere, che l'avrebbe fermata e abbracciata, che non l'avrebbe lasciata andare così, sapendo che sarebbe scoppiata a piangere una volta varcata la porta. E invece la lasciò semplicemente andare, riprendendo così le prove da dove erano rimasti.

Intanto, dagli occhi di Victoria scendevano sempre più lacrime a rigarle il viso, le quali cadevano poi a cascata sul cuscino del suo letto che le assorbiva, mentre le parole del cantante le rimbombavano in testa.

Che cosa avrebbe dovuto fare fino alla fine della giornata, lei che non poteva stare ferma nemmeno per due minuti consecutivi?

Guardò fuori dalla finestra, dove anche il sole aveva lasciato il posto alla pioggia. Victoria cercò di convincersi a smettere di piangere, così che anche là fuori potesse tornare il sereno, ma non ci riuscì.

Odiava essere fragile, perché lei era quella ad essere sempre stata forte. Lo era sempre stata davanti ad altre mille difficoltà, ma quando si trovava a combattere contro le infinite emozioni che le intasavano il cuore, si ritrovava un po' insicura. E pensare che probabilmente il suo migliore amico era arrabbiato con lei, la faceva stare ancora peggio.

Questa era Victoria, una ragazza piena di pazzia, ma seria nei momenti opportuni, testarda, a volte piena di sogni e di poche parole, altre volte chiacchierona ma con la testa sempre persa tra le nuvole e la giusta dose di spensieratezza tra le mani. Victoria era un uragano, ma era anche la quiete dopo la tempesta.

Le lacrime lasciarono finalmente il posto al sorriso, quando ricordò che in quella camera disordinata, oltre ai milioni di vestiti sparsi ovunque, si trovava anche il suo basso acustico. Victoria lo prese e si sedette sulla poltrona. Non avrebbe dovuto farlo, ma non poteva non suonare per giorni interi. Poteva non essere la cosa giusta da fare, ma l'avrebbe fatto comunque. Avrebbe fatto la cosa sbagliata, ma l'avrebbe fatta col cuore.

All'ora di cena, Thomas andò a chiamarla e lei rispose semplicemente di non avere fame. Il ragazzo, però, già da in cima alle scale aveva sentito le note del basso e sapeva esattamente che cosa la ragazza stesse facendo. Non ci aveva neanche pensato di dirle di smettere, tanto non ci sarebbe stato modo di farla ragionare. Forse sarebbe stato meglio riferirlo a Damiano, perché lui di sicuro sarebbe stato in grado di risolvere la situazione contro quella testa bionda e cocciuta. D'altra parte, però, non poteva tradire la sua sorellina e fare la spia. E poi non erano più dei bambini, Victoria avrebbe dovuto assumersi le responsabilità delle proprie azioni.

A cena si sentì la mancanza di quella voce squillante, di quelle risate stridule, e Damiano non riusciva più a gestire quell'assenza che si era creata nella casa. Decise allora di sparecchiare, lavare i piatti e pulire e sistemare la cucina, anche se non toccava a lui quel giorno. Almeno avrebbe avuto qualcosa da fare per distrarsi dai pensieri sempre fissi su di lei.

Giocò un po' alla Play con Thomas e, dopo aver perso ogni benedetta partita, decise di ritirarsi in camera sua. Passando davanti alla stanza di Vic, però, Damiano sentì i suoi singhiozzi strozzati. Non poteva aver pianto per tutto il giorno.

«Vic?»

Bussò alla porta, pronto a continuare all'infinito nel caso in cui lei non avesse aperto subito. Con suo grande stupore, invece, la porta si aprì all'istante, mostrando il volto esausto della ragazza, con gli occhi bagnati e arrossati dal pianto.

Damiano notò subito che la ragazza teneva la mano destra con l'altra, come si regge qualcosa di prezioso che non si vuol far cadere a terra.

«Che c'è?»

Aveva intuito che c'era qualcosa che non andava e non appena i suoi occhi videro il basso appoggiato sul letto e la custodia lì a terra, tutto nella sua mente prese forma.

Involontariamente, il suo pugno andò a sbattere contro lo stipite della porta, e una volta che la rabbia aveva ceduto il posto al dolore, fu pronto per parlare con calma.

«Ti fa male?»

«Sì, un botto.»

Damiano prese la mano di Vic tra le sue. Il gonfiore era evidente.

Scesero di sotto e lui le sistemò il ghiaccio avvolto in uno strofinaccio.

Victoria lo guardava sempre attentamente quando le regalava quei piccoli gesti che venivano dal cuore. E Damiano, da parte sua, amava dimostrarle affetto con quelle semplici cose che, in realtà, erano anche le più importanti. Ci metteva amore, e questo era fondamentale. Ed ogni volta pensava al fatto che non si sarebbe mai stancato di prendersi cura di lei.

Victoria non riusciva a smettere di far scendere le lacrime. Era stata una stupida, ma nonostante tutto Damiano la stava ancora una volta aiutando ad uscire dai guai. Nonostante i malumori e le parole e le gesta sbagliate di quel pomeriggio, Damiano era lì. C'era sempre per lei. E non la stava giudicando, non le stava neanche elencando la lista dei suoi innumerevoli difetti e di tutte le cazzate che era stata capace di fare in meno di un giorno. Era semplicemente seduto al suo fianco, con un sacchetto di piselli surgelati sulle nocche gonfie a causa dello scontro con il legno di quella povera porta, ma sempre pronto a darle una mano.

Damiano aveva amato, in passato. Ma non così. In un altro modo sì, ma mai come amava lei. E ora avrebbe fatto di tutto per la sua principessa. Basta con le lacrime. Avrebbe voluto vedere un bel sorriso stampato sulle sue labbra morbide. Le passò il braccio sano attorno al collo e se la strinse forte a sé e la sua testa bionda si appoggiò sul suo petto.

Victoria non ne avrebbe mai avuto abbastanza di quegli abbracci. Avrebbe dovuto essere lei a tenersi stretta quel ragazzo dolce e protettivo, perché magari, un giorno, si sarebbe stancato di rimediare a tutti i suoi danni.

Vic alzò lo sguardo, incrociando quello di lui. Avrebbe voluto dire "grazie", ma non fece in tempo ad aprire la bocca che le sue labbra furono catturate dal bacio di Damiano.

Quando le loro bocche furono di nuovo libere, Victoria provò di nuovo a parlare, ma la mano di Damiano strinse forte la sua e non ci fu più bisogno di dire niente, perché con quel gesto era già stato chiarito tutto.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora