(Vic's pov)
Agosto 2018
Il buio della mia camera mi faceva paura. Avrei voluto strisciare la mano sul pavimento per cercare la sua.
Il tempo scorreva lento, ed io non sapevo che cosa fare. Potevo uscire con le mie amiche, svagarmi, provare a passare una bella serata. Oppure, restare seduta a terra, sola, perché in realtà non volevo nessuno, se non quella persona che io stessa avevo deciso di mandare a fanculo.
Avrei solo voluto ripararmi in un suo abbraccio, vedere il suo sorriso rassicurante e le fossette sul suo volto.
Gli avevo mostrato un sacco di volte il mio lato oscuro, e lui mi aveva accolta ugualmente fra le sue braccia. Gli avevo aperto le porte del mio cuore, ogni mia debolezza ormai la conosceva a fondo.
Ero stanca, emotivamente esausta. Avrei solo voluto sentire quelle due parole uscire dalla sua bocca, una volta per tutte.
Ma perché?
«Dimmelo.»
«Perché te lo devo dire?»
«Dimmi che mi ami.»
«Lo sai già. Non c'è bisogno che io dica niente.»
«Dimmelo!», gridai di nuovo.
«Ti amo!»
Sbuffai.
«Lo hai detto solo per accontentarmi, per farmi stare zitta.»
«Qual è il tuo problema, Victò?»
Sono stata la solita testarda di sempre, e l'ho mandato via. Avevo cacciato di casa il ragazzo che ha sempre sopportato i miei sbalzi d'umore, il ragazzo che sapeva sempre come farmi tornare il sorriso.
Quel ragazzo che costringevo a farmi da fotografo e che non aveva mai cancellato neanche una foto, neanche se venuta male. Quel ragazzo mi aveva sempre riempito di carezze e di sorrisi e di baci.
Ascoltava la mia musica, la mia voce stonata, le mie polemiche inutili, le mie urla gridate in faccia, i miei "vaffanculo" e, poi, mi aveva sempre consolata con un suo abbraccio.
Quel ragazzo mi amava, ed io l'avevo fatto scappare.
In quella stanza, in quel momento, mi sembrava tutto sbagliato. Sentivo il mondo crollarmi addosso, pezzo dopo pezzo.
Non ero dove avrei voluto essere e, probabilmente, anche lui si sentiva così, per colpa mia.
Sapevo per certo che quella notte sarebbe uscito con gli amici, perché se fosse rimasto a casa non sarebbe comunque riuscito a chiudere occhio.
Avrebbe sorriso poco, all'inizio. Un po' di più dopo essersi ubriacato. Forse avrebbe sostituito qualche sigaretta con una canna, ma andava bene così.
Quel ragazzo si meritava il mondo, la luna e tutto l'Universo. Ed io non ne ero all'altezza.
Sperai davvero che Lello fosse stato in grado di convincerlo ad uscire, perché al solo pensiero che lui fosse solo, nella sua stanza, al buio, stavo male per lui.
Damiano non si meritava di soffrire. Io per prima ero disposta a tutto pur di farlo stare bene.
Io, invece, meritavo questo dolore. Lo meritavo tutto. Meritavo di stare male, di non avere voglia di parlare, di immaginare i suoi occhi spenti e sentirmi spezzata a metà.
Dopo tutte le lacrime, dopo aver ritrovato la forza di trascinare le mie gambe fuori da quella stanza, mi sentivo comunque sola al mondo. Perché quando manca l'amore, non si ha voglia di nient'altro.
C'era solo un immenso vuoto che mi pesava dentro al petto. Avrei dovuto chiamarlo e chiederli come faceva, perché lui, in qualche modo, riusciva sempre a rimediare al vuoto, riempiendolo con l'alcol.
Quella sera lo feci anch'io. Il vuoto che non sopportavo, lo avevo annegato in quelle bottiglie di whisky invecchiato che mio padre conservava per eventi importanti, eventi decisamente più felici.
STAI LEGGENDO
Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||
Romance«... ma è vero che abbiamo un rapporto molto intimo, siamo più che fratelli, più che amici, più che ogni cosa.» Damiano e Victoria. Victoria e Damiano. Nessuno sa quale verità si cela dietro quell'amicizia dannatamente perfetta. C'è chi ipotizza una...
