88. Amore

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(Dam's pov)

Febbraio 2019

Io ricordo il nostro primo sguardo, il nostro primo bacio, il tuo profumo che riempiva i miei polmoni e il tuo sapore che mi rimaneva in bocca.

Ricordo la prima passeggiata, noi due soli, sotto il sole cocente di Roma, le tue buste piene di vestiti che erano finite a pesare sulle mie spalle, perché non potevo non fare il gentiluomo davanti ad una bella ragazza come te.

Ricordo quel giorno in cui, guardandoti in quegli occhi blu, per la prima volta ho deciso di riporre la mia fiducia in un'altra persona diversa da me. Quando ho iniziato a realizzare di credere davvero a quello che dicevi, ad ogni parola, perché erano vere e sincere, e non intrise di falsità come quelle delle anime dannate che abitano questo mondo. Perché in qualche modo io l'avevo capito che tu non eri come le altre, che non eri come nessun altro. Tu sei un'anima pura. Quello stesso giorno, guardandoti, ho pensato: lei... lei è la mia migliore amica.

Poi abbiamo fatto l'amore, e l'amicizia non mi è più bastata. Ho sentito di volerti più di ogni altra cosa al mondo e fanculo tutti e tutto, ma io dovevo averti per forza.

Ricordo la prima lite, il primo vaffanculo, la prima volta che ti ho detto addio, ma che non lo pensavo affatto. E infatti ti avevo di nuovo fra le mie braccia, perché non avrei mai permesso una cosa del genere.

Ma c'è un altro giorno che non dimenticherò facilmente.

Avevo gli occhi ancora chiusi, ma non stavo più dormendo ormai. Non avevo la ben che minima voglia di alzarmi dal letto.

«Non voglio uscire da qui, oggi. Possiamo restare tutto il giorno in camera?»

Sentii la tua risata distante. Aprii gli occhi e mi ritrovai solo, sdraiato tra le lenzuola.

«Dove sei?»

«In bagno.»

Sì, effettivamente la tua voce proveniva da quella direzione.

«Perché sei già in piedi?», domandai sbadigliando e stiracchiandomi.

«Dovevo fare la doccia», avevi risposto. «E poi ho provato a chiamarti, ma non c'è stato modo di svegliarti.»

«Io un'idea ce l'avrei», dissi io maliziosamente.

Ti sei affacciata dalla porta con i capelli bagnati e un asciugamano legato attorno al corpo. Sei salita sul letto e hai gattonato fino alle mie labbra.

«Buongiorno», hai sussurrato, baciandomi dolcemente.

La mia lingua era vogliosa della tua, non era ancora sazia, nonostante l'intensa notte trascorsa. Avevi riacceso la scintilla, avevi di nuovo scatenato il fuoco della passione dentro di me, e fanculo la dolcezza. Mentre le mie dita affondavano in esplorazione sulla tua pelle, il tuo dito percorse la striscia di peli che andava dal mio petto nudo fino a sparire sotto ai miei boxer, che volarono via all'istante, insieme al tuo asciugamano. Questo sì che era il modo giusto di cominciare la giornata.

***

La tua testa era appoggiata sulla mia spalla. I nostri telefoni avevano vibrato per tutto il tempo e sarebbe arrivato qualcuno da un minuto all'altro per chiamarci.

«È tardissimo, dovremmo andare.»

Me lo avevi letto nel pensiero.

Hai provato ad alzarti ed io ti ho stretta a me, impedendoti di muoverti. Ma tu non potevi non reagire e iniziasti a leccarmi le braccia.

«Ma che schifo!», scoppiai a ridere. «Dai, amore. Mi fai il solletico!»

La prima volta che ti ho chiamata Amore. Non tesoro, baby, cucciola, pupa, piccola, amò, principessa. Amore.

Avevi intuito il casino che avevo appena combinato. Ti sei sdraiata al mio fianco, osservandomi, senza aggiungere altro. Il tuo sorriso, i tuoi occhi. Tu eri, e sei, qualcosa di anormale. Per colpa tua avevo perso notti intere di sonno, solo perché non riuscivo a smettere di fissarti mentre dormivi. E sarei potuto rimanere per ore anche così, a guardarti negli occhi, in silenzio. Perché tu sei tu, e sei come nessun altro. Per questo mi sono innamorato perdutamente. Perché tu non hai mai avuto bisogno di parlare troppo, di sprecare inutili parole. E ringrazio Dio se, quel giorno di qualche anno fa, le nostre strade si sono incrociate, proprio come i nostri sogni dopo.

La tua determinazione, il tuo credere in me, le volte in cui non sei scappata via mentre ti urlavo in faccia. Tutte quelle volte che sei rimasta e sapevi esattamente che cosa fare per aiutarmi, e per farmi innamorare sempre più di te. Ed è grazie a te se oggi riesco a credere davvero in quello che faccio, a credere nelle mie capacità, a credere in me stesso.

Però, avevo anche questa strana sensazione addosso. La sensazione che tu, angelo mio, non avresti invece dovuto fidarti di me. Forse, un domani, io non ci sarei più stato, perché sono uno che crede di farcela, e poi finisce per scappare via, nascondendosi agli occhi del mondo. Non avresti dovuto fidarti della nostra vita sotto le lenzuola, perché era solo la nostra fantasia, il nostro universo parallelo, la nostra illusione di un posto felice. La realtà, fuori da quelle stanze d'albergo, era un'altra.

Prima o poi ti avrei rovinata, e avrei rovinato me e l'intera band.

Io avrei disinfettato le ferite gettandomi nell'alcol. Ma tu? Non sarebbe bastata una canzone per ogni scusa che ti dovevo per farti tornare a sorridere. Io ero un ragazzo sbagliato. Ti avrei fatto del male, più di quello che stavo facendo ora a me stesso, dentro quella bolla d'illusione.

Accarezzai la tua guancia morbida. Io non avevo niente da darti, non potevo prometterti niente e tu lo sapevi, non sarei riuscito a mantenerne nemmeno una. Io non ero il principe azzurro. Io ero il diavolo con indosso il sorriso di un angelo. Non ti avrei mai potuta amare nel modo giusto, perché prima di conoscere te, non sapevo neanche che cosa fosse l'amore. Eppure te l'ho sempre detto, te lo sempre promesso, che io per te ci sarei sempre stato, sempre qui, ad un passo da te. Mi sarei preso cura di te, ti avrei sempre domandato come stavi, se avevi mangiato abbastanza, se avevi bisogno di un tramonto o di un Mc Donald's. E mi sarei sempre preoccupato se avessi fatto tardi alle prove, anche se alla fine era perché non sapevi se indossare gli occhiali da sole.

Io non avrei mai potuto amarti come meriti, perché tu meriti tutto ciò che c'è di buono e bello a questo mondo, mentre io non avrei potuto fare altro che collezionare un errore dopo l'latro. Ma ci sarei stato e ti avrei sempre amata, anche se tu un giorno, non ci avresti più creduto.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora