90. Controsenso (parte 2)

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(Dam's pov)

Novembre 2022

Non ero resistito neanche mezz'ora. Mi ero messo subito a cercarla. Solo che nessuno l'aveva più vista.

Non era tornata a casa. Sua sorella non ne sapeva niente, ma non volevo chiamare suo padre, o si sarebbe preoccupato inutilmente. Non era con Thomas, con Ethan, nemmeno con Leo.

Dopo qualche ora iniziai a preoccuparmi sul serio. Non sapevo più che cosa pensare e non sarei mai riuscito a dormire senza sapere dove si fosse cacciata.

Passeggiai per tutte le vie di Roma, principalmente per distrarmi, dalle più grandi e trafficate già alle prime luci dell'alba ai vicoli stretti in cui al massimo potevo incrociarmi con un gatto.

Quando mi accorsi di essere vicino alla nostra sala prove, decisi di entrare, tentare almeno di rilassarmi un po', chiudere gli occhi e spegnere la mente.

Tra poche ore saremmo dovuti partire per Milano, e sicuramente Victoria si sarebbe presentata. L'aveva sempre fatto. Anche se a volte poteva sembrare una ragazzina testarda, lei sapeva benissimo di avere delle responsabilità, e non le avrebbe mai mancate.

Entrai, e con sorpresa la trovai lì.

Era stesa sul divano letto, con il basso ancora al suo fianco, un quadernino aperto con una matita a fare da segnalibro e il cellulare ancora stretto nella mano destra.

Chissà se stava ancora sognando la melodia che aveva scritto.

E chissà se, quando era triste, poi non riusciva a sognare, o se faceva degli incubi, o se il suo sorriso da bambina splendeva in ogni suo sogno.

Aveva ancora indosso i vestiti del concerto, raggomitolata sotto la coperta. Era bellissima, anche se la preferivo con indosso il suo pigiama preferito: la mia maglietta. O ancora meglio, nuda, avvolta solo dal lenzuolo semitrasparente e dal mio abbraccio.

La sua pelliccia e i suoi stivali erano sparsi per terra. Qualsiasi stanza apparentemente perfetta diventava improvvisamente disordinata con Victoria nei paraggi.

Avvicinai le mie labbra alle sue, accarezzai la sua guancia calda, ed i suoi occhi si aprirono.

«Che cosa fai qui?», biascicò, con la bocca impastata.

«Ti stavo cercando», ammisi.

«Mi hai trovata», disse, stropicciandosi gli occhi.

«Basta che ora non mi mandi via come hai fatto prima.»

Si bloccò, ed io mi pentii subito di averlo detto.

«Ti odio», disse, quasi sorridendo.

«No, non è vero.»

«Però dovrei farlo. Ogni volta che mi tratti male, ogni volta che mi lasci sola, ogni volta che mi ferisci, io vorrei solo odiarti. E invece mi manchi.»

«Ehi, Vic. Tranquilla. Sei ancora ubriaca? Stai quasi delirando.»

«Devo imparare a stare senza di te. Ma poi la notte non riesco a dormire, sento un vuoto nel petto, e capisco che senza di te proprio non ci so stare», continuò, tutto ad un fiato.

«Victoria, tranquilla. Perché stai tremando?», cominciai a preoccuparmi.

«Ho freddo», rispose semplicemente.

«Ma sei tutta sudata!»

Mi avvicinai per spostarle i capelli bagnati che aveva sulla fronte.

«Sei bollente, Victò. Stai male?»

Ma fu come se non mi avesse sentito.

«Io non voglio lasciarti andare. No, non voglio farlo. E non mi importa niente se dobbiamo andare controcorrente perché il mondo ci impone solo una speciale amicizia. Posso perdere tutto, ma non posso perdere te.»

Appoggiai la mia mano sulla sua guancia, poi baciai la sua fronte.

«Scotti un botto, Vic. Dobbiamo andare a casa. Non abbiamo neanche acceso i riscaldamenti qui dentro.»

«Non m'importa. Io voglio parlare con te», ribatté.

«Non sei lucida in questo momento. Per favore, andiamo a casa.»

«No.»

Cercò di alzarsi, ma un giramento di testa la fece barcollare. L'afferrai per un soffio e la risistemai sul divano.

«Vado a vedere se trovo una farmacia aperta qui intorno.»

«Non mi lasciare qui da sola», mi supplicò.

Non riuscii a insistere. Le infilai la mia giaccia e la coprii per bene con la coperta, appoggiandoci sopra anche la sua enorme pelliccia. Mi sdraiai poi al suo fianco e l'abbracciai.

«Io ho bisogno di te. E non credere mai a chi ti dice il contrario, nemmeno a te stessa. Io avrò sempre bisogno di averti al mio fianco, di stringerti la mano, di restare giorni interi sdraiati a letto solo per parlare, o anche restando in silenzio. Avrò sempre bisogno di vederti sorridere, perché la tua risata illumina i miei giorni tristi. Tu sei la mia certezza, quando tutto il resto crolla. Tu sei come la panna sulle fragole, o la panna sul gelato, o sulla cioccolata calda.»

La sentii sorridere.

«La panna?»

«Sì. Una cosa apparentemente semplice, ma che fa la differenza. Potrei sopportare di perdere tutto, ma non potrei mai perdere te. Perché io e te valiamo più di tutto ciò che ci circonda.»

I suoi respiri si fecero più regolari, i suoi occhi si erano addormentati. Le lasciai un bacio delicato, avvisai Marta della situazione e mi rassicurò dicendomi che saremmo potuti partire un po' più tardi, sperando che Victoria si fosse ripresa almeno un po'.

Restai sveglio per tutto il tempo, a vegliare sui suoi sogni.


(Vic's pov)

Magari il nostro amore non era perfetto, ma era uno di quelli che ti salvano la vita.

Gli umani sono esseri fragili, sbagliati e stupidi.

Si mandano a fanculo e poi hanno paura. Un controsenso fatto persona.

Gli esseri umani sono terrorizzati al solo pensiero di rimanere soli. Eppure, al posto di gridare "resta", urliamo inutili "vattene".

Ma se è amore, non ci si potrà mai perdere del tutto. Se è amore, è amore anche dopo uno, due, cento sbagli. Dopo ogni partenza e poi ritorno.

Ci siamo allontanati troppe volte noi due, ma siamo sempre tornati più forti di prima. Perché l'amore, a modo suo, ci ha salvati.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora