35. Mi manchi

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(Dam's pov)

Giugno 2018

Credo che non scorderò mai quei giorni trascorsi alla "Måneskin House". Quando durante il viaggio pensavo: "dovrò passare più di un mese sotto lo stesso tetto con la mia band, con quei tre scappati di casa. Speriamo che arrivino tutti vivi fino alla fine e che non dovrò prenderne qualcuno a mazzate".

E quando poi sono arrivato e tu mi sei comparsa davanti con l'abbraccio pronto, mi dimenticai improvvisamente di ogni preoccupazione.

Non avrei mai voluto ammetterlo, ma alla fine ho dovuto farlo e te l'ho scritto, un semplice messaggio: mi manchi.

E la verità era che non riuscivo a darmi pace.

Vagavo per casa mia senza una meta né un obiettivo. Semplicemente, non ricordavo più come vivere la mia vita senza te che mi giravi intorno.

Quanti ricordi abbiamo lasciato tra quelle mura, quante urla hanno dovuto sopportare i vetri di quelle finestre, quanti pugni avevo tirato alle porte, quante buste di piselli surgelati avevamo dovuto sprecare per rimediare ai miei errori.

La nostra passione mi stava regalando mille emozioni contrastanti, ed io quando non so spiegare ciò che provo divento vulnerabile, e a me non piace essere vulnerabile.

Ma tu avevi trovato il coraggio di innamorarti per entrambi, non ti eri mai data per vinta, nemmeno davanti ai miei rifiuti. Non hai mai voluto smettere di innamorarti, facendo innamorare anche me ogni giorno di più.

E ora mi mancavi, mi mancava avere una compagna che fosse la mia migliore amica di giorno e la mia amante di notte.

Ho sempre ammirato il coraggio che avevi di sorridere ogni volta che per poco non ci avevano beccati a far l'amore nella tua stanza. Sei sempre voluta andare avanti per la tua strada, nonostante la paura di essere scoperti, trascinandomi inevitabilmente con te.

E non mi hai mai dato retta, per fortuna, testarda come sei, ogni volta che avevo provato a porre degli ostacoli davanti al nostro amore, perché dicevi che ciò che mi frenava era il timore di rovinare tutto ciò per cui avevamo sudato, per cui avevamo lavorato sodo, tutto ciò che avevamo costruito insieme fino a quel momento: la nostra band.

Mi mancavi, e mi mancava svegliarmi a pochi centimetri di distanza dai tuoi occhi. Mi mancava il tuo "buongiorno" dalla voce ancora assonnata.

Avevamo voglia di dare amore, avevamo voglia di ricevere amore, ma avevamo anche tante paranoie dentro al cuore, e allora quell'amore avremmo preferito cacciarlo via, e scappavamo da noi. Così poi ci convincevamo di non averne realmente bisogno, che andava bene anche così.

Mi mancavi, e mi mancava andare tutti insieme al supermercato. Che poi io non volevo che mangiassimo tutte quelle schifezze con cui tu eri solita riempire il carrello. E per te avevo sempre fatto troppe eccezioni. Perché io avrei fatto di tutto per te, quell'amore te l'avrei voluto dare comunque e te lo gettavo addosso anche quando pensavi di stare bene senza, perché in fondo sapevo che anche tu lo volevi, ed io dovevo dimostrarti di avere imparato dai tuoi inconsapevoli esempi a non arrendermi ad un tuo piccolo passo indietro, perché tu non ti sei mai arresa quando ero stato io quello a correre via.

Che poi quelle schifezze me le mangiavo pure io, quando mi mettevo con te sul divano la sera. Spegnevamo i pensieri e accendevamo Netflix. Ma poi lasciavamo a metà ogni film, ogni episodio, perché ci ritrovavamo sempre a fare l'amore.

Avrei voluto portarti al mare a vedere il tramonto, come eravamo soliti fare a Roma, quando volevamo nasconderci da quei giorni in cui ci sentivamo in trappola. Invece hai dovuto trattenere le lacrime di giorno e buttarle fuori di notte, dove almeno la Luna poteva consolarti.

Mi mancavi, e mi mancava assaporare la tua pelle che sapeva di casa, mentre l'odore che sentivo ora era completamente estraneo ai miei sensi.

Mi mancavi, e mi mancava lasciarti vincere a Fifa. Che poi tanto ti arrabbiavi se perdevi, ma pure se vincevi, perché sapevi che io ero troppo forte per perdere contro di te, ma ti lasciavo vincere comunque. Vederti arrabbiata, indossare quel dolcissimo broncio sul viso, non aveva prezzo.

Mi mancavi, e mi mancava mettermi a letto e sapere che un nuovo giorno con te mi aspettava dietro l'angolo.

Mi ero perdutamente innamorato del tuo cuore e della tua testa, e dei tuoi occhi immensi come l'oceano.

Poi, ad un tratto, sentii il rumore di un motorino fermarsi davanti a casa mia. Quel rumore che distinguerei anche in mezzo a tutto il traffico del raccordo, quello del motorino di tuo padre.

Aprii la porta e i miei occhi ti sorrisero.

«Che ci fai qui?»

«Hai detto che ti mancavo.»

Tu hai il sole dentro ed io ti avevo sempre promesso che ci sarei stato in ogni momento per allontanare quei nuvoloni grigi che di tanto in tanto offuscavano la tua luce.

Già frugavi nella mia cucina in cerca di patatine e birra fresca, mentre io ti osservavo sulla porta.

E come al solito non avevo resistito, mi ero avvicinato e ti avevo stretto da dietro. Tu ti eri abbandonata al mio abbraccio, lasciando che le mie braccia ti cullassero, mentre i tuoi capelli solleticavano il mio petto e il tuo profumo mi faceva sentire finalmente di essere nel posto giusto.

Ecco, era questo che intendevo.

Ora avevo ciò che mi mancava.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora