68. Disastro (parte 3)

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(Vic's pov)

Aprile 2028

Avevo sbagliato tutto. Non ero dove in realtà avrei dovuto e voluto essere. E più ci pensavo, più sentivo il mondo crollarmi addosso.

L'avevo lasciato solo quando aveva più bisogno di me. E non sapevo spiegare neanche a me stessa il motivo di questo mio comportamento egoista.

In quel momento avevo avuto solo la necessità di scappare da tutto e da tutti, mentre ora avrei voluto solo scomparire fra le sue braccia.

Stavo male, e mi sentivo ancora peggio a pensare al dolore che avevo provocato a Damiano. Sapevo esattamente che cosa stava passando, perché in amore quello che senti tu è lo stesso sentimento che sta provando anche la tua metà, nello stesso istante.

Ero sicura che avesse dormito poco, che le sigarette fossero state molte di più rispetto ai suoi sorrisi. Eppure, stare male fa parte dell'amore.

Quella sera, quando l'avevo ingiustamente abbandonato a sé stesso, l'avevo fatto perché non mi ero sentita in grado di affrontarlo, non mi ero sentita all'altezza. Non avevo la forza necessaria che sarebbe servita per far fronte a quella delicatissima e difficilissima situazione.

Quando avevo visto il dolore divorarlo dentro, l'unica cosa che avrei voluto fare era farlo sentire meglio. Invece, gli avevo urlato addosso tutta la mia rabbia, distruggendolo definitivamente.

Mi guardai intorno, in quella stanza in cui non mettevo piede da un sacco di tempo.

Ero uscita di corsa senza avere la più pallida idea di dove andare. A casa da mio padre non ci volevo tornare, lo avrei fatto preoccupare inutilmente. Poi mi ero ritrovata sotto casa di Damiano, da sua madre. Ed era lì che ero rimasta. Forse perché, tempo fa, quando avevo bisogno di piangere e sfogarmi, era qui che venivo. E trovavo lui ad accogliermi.

Questa stanza ci aveva visti crescere. Quello specchio aveva ospitato il mio riflesso con gli occhi sbavati dal trucco colato per le lacrime che non riuscivo a fermare, finché non era lui ad asciugarmele, con i suoi pollici delicati.

Qui, avevo trovato un altro luogo da chiamare casa, quando la mia vita sembrava andare in frantumi.

Qualcuno bussò alla porta, per poi entrare senza aspettare il mio permesso. Avevo già una vaga idea di chi potesse essere, l'unica persona che si preoccupava di bussare, ma che se ne fregava della risposta.

«Hey», mi salutò.

Gli occhi erano scavati da profonde occhiaie, la barba troppo incolta per i suoi stessi gusti, ma non per questo aveva perso il suo fascino super sexy.

«Hey», risposi.

Avevo intuito dal tono della sua voce che non aveva troppa voglia di parlare. Mi guardava negli occhi, disperato, e non servivano parole per spiegare tutta la preoccupazione che aveva nutrito in questi giorni, tutto l'amore che avrebbe voluto dimostrarmi, i sensi di colpa che avrebbe voluto confessarmi e le scuse che avrebbe voluto chiedermi inginocchiandosi.

In realtà, delle scuse gliele dovevo anche io.

«Scusa», sussurrai, cercando di trattenermi dallo scoppiare a piangere. «Mi dispiace che sia andata così, ma mi sono accorta troppo tardi che avevo sbagliato tutto. Ho preferito reprimere le urla strazianti del mio cuore che mi imploravano di tornare da te, e ho dato retta al casino nella mia testa e non ho potuto fare altro che scappare da tutto il caos che si era creato.»

Mi ero sentita così sola in questi giorni. Ogni volta che sua madre mi chiedeva come stavo, preferivo scomparire piuttosto che darle una risposta, perché non sono mai stata brava a mentire.

Sentii il letto su cui eravamo seduti scricchiolare e mi ritrovai stretta in un suo abbraccio.

Subito, qualcosa cambiò. Non mi sentivo più spezzata in due, sola, triste. Avevo scordato in che modo avrei dovuto posizionare le labbra per tornare a sorridere, ma appena vidi i suoi occhi finalmente felici, imparai di nuovo.

Mi disse che quando sorrido sono la cosa più bella del mondo. Ma se sorrido è grazie a lui, e forse, allora, è lui la vera meraviglia.

Insieme Sempre || Damiano e Victoria ||La tua prossima ossessione. Scoprilo ora